Memoria e Futuro

La Resistenza di Fine Anno

di Marco Di Salvo 2 Gennaio 2026

Finito il tempo delle invettive grilline, restano pochi modi per sfuggire alla melassa del discorso di Fine Anno del presidente della Repubblica. Melassa non certo dovuta agli estensori e neanche a chi lo mette in scena, ma al modo sempre uguale in cui questo discorso viene commentato dai protagonisti della stampa e del mondo politico. L’unico appiglio rimasto è quello di attendere su YouTube il discorso di Natalino Balasso, ancora capace di una contronarrazione che ha saputo interpretare il malessere e il disincanto di una parte crescente del Paese.

Ricordiamo tutti, anche perché erano molto promozionati, i primi esempi del genere. Nel discorso di Capodanno del 2009, Grillo gridava: “Siamo tutti nel tunnel! State nel tunnel! Fuori è ancora peggio!” parlando della democrazia che se n’era andata sotto i nostri occhi. Era l’anno della crisi economica globale e il comico genovese parlava già da leader politico in formazione, invitando i cittadini a riappropriarsi della democrazia con un messaggio bellicoso: “Buona guerra, buon 2009”.

Nel 2010 Grillo si trovava simbolicamente su un tetto come migliaia di italiani per salvare il proprio posto di lavoro, ironizzando sui lavoratori licenziati che Brunetta aveva definito un fatto fisiologico e marginale. L’anno dell’elmetto, lo chiamava, invitando i lavoratori a scendere dai tetti e far salire chi ce li mandava “a calci nel culo”.

Nel 2012, alla vigilia delle elezioni che avrebbero portato il M5S in Parlamento, Grillo annunciava che l’unica certezza era che l’economia sarebbe stata peggiore e che i responsabili del fallimento non volevano andarsene. Il discorso era una chiamata alle armi: le elezioni anticipate erano state decise “a tavolino per escludere il M5S”, accusava. Il Movimento era diventato il secondo gruppo politico del Paese.

Erano gli anni d’oro del contro-messaggio grillino, quando l’attenzione mediatica al suo discorso rivaleggiava quasi con quella riservata al Presidente della Repubblica.

Mentre Grillo costruiva un movimento politico, un altro comico, veneto, stava creando un fenomeno tutto suo. Natalino Balasso ha fatto esattamente il contrario del percorso classico, rinunciando alla televisione per utilizzare YouTube con Telebalasso, pubblicando solo filmati originali pensati apposta per il web. Il primo discorso di capodanno arriva nel 2013, dando inizio a una tradizione che si ripete ininterrottamente fino a oggi.

Il suo ultimo discorso di Capodanno è stato visto da più di un milione di persone, cosa che molti programmi televisivi si sognano. Ma Balasso non ha mai cercato di trasformare il consenso in potere politico. La sua è satira pura, critica sociale senza la tentazione del palazzo.

Nel 2016 Balasso dichiarava: “Vorrei lavorare meno perché se i miei spettacoli continuano a fare il pienone vuol dire che la gente si sente infelice e bisognosa di ridere. Preferirei avere teatri semivuoti, ma vedere in giro gente molto più allegra” . Un paradosso che rivela l’essenza del suo approccio: lui si sente “una specie di sciacallo che sfrutta il bisogno di risate della gente”.

Alcuni sono dei veri pezzi pregiati. Nel 2022, con il brano “Coloro i quali”, la sua personale versione di “Quelli che…” di Enzo Jannacci, Balasso cantava la confusione dei tempi in cui tutti sembrano avere soluzioni e verità assolute, prendendo di mira “quelli che credono che la scienza sia babbo Natale” e “quelli che propongono Berlusconi al Quirinale e non gli scappa neanche da ridere”.

Balasso ha mantenuto una coerenza feroce: non è mai sceso in politica, ha rifiutato la televisione quando era all’apice, ha costruito un rapporto diretto con il suo pubblico attraverso YouTube senza cedere alle sirene della monetizzazione selvaggia. Con oltre 33 milioni di spettatori su Telebalasso, senza nessuna forma di sostegno televisivo o radiofonico, rappresenta una voce libera che anno dopo anno continua a “rompere le scatole”, come dice lui stesso.

Se Grillo ha incarnato la fase in cui la protesta diventa sistema, con tutte le contraddizioni che ne derivano, Balasso rappresenta la resistenza della satira come forma pura, come antidoto permanente alla retorica. I suoi discorsi di Capodanno sono diventati un appuntamento fisso per chi cerca una lettura spietata ma lucida del presente, senza la promessa di soluzioni facili, senza la tentazione del potere.

In un’epoca in cui la comunicazione politica è sempre più controllata e le piattaforme social alimentano bolle ideologiche, questa tradizione dei contro-discorsi mantiene viva una funzione antica: quella del giullare che può dire al re che è nudo, quella del comico che ricorda alla società le sue ipocrisie e contraddizioni. E se Grillo ha scelto il silenzio dopo aver perso la sua battaglia, Balasso continua a parlare proprio perché non ha mai voluto vincere nessuna guerra. Com’è stato il discorso di questa fine anno? Andatevelo a vedere, è gratis (e poi fate un pensierino anche a contribuire al suo lavoro, che se lo merita. Non fate i magnaschei).

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