Cosa vi siete persi
Nostalgia in prestito
Perché una ventiseienne costruisce un album di big band orchestra? Perché un trentenne che non ha mai conosciuto il vinile sceglie di suonare come gli anni Ottanta? Nel pop contemporaneo questa scelta non è eccentricità: è diventata norma. Harry Styles, Charlie Puth, The Weeknd, Raye, Bruno Mars, Troye Sivan: musicisti tra i ventisei e i trentacinque anni stanno tutti andando indietro. Non come citazione o gioco. Come direzione principale.
Il fenomeno non parte dal nulla. Nel 2021, John Mayer — quarantatré anni — ha fatto uscire “Sob Rock” con copertina completamente anni Ottanta. Ha impiegato i migliori musicisti contemporanei e costruito un intero disco di blue-eyed soul mellow, nostalgico. Ha fatto una campagna di marketing retrò: cartelloni con font del 1984, cassette in walkman su Spotify, l’adesivo “Nice Price” sui vinili. Ha spiegato che gli anni Ottanta rappresentavano conforto. Mayer non era voce eccentrica. Era il segnale che qualcosa stava cambiando. I trentenni hanno preso quella strada e l’hanno trasformata in tendenza.
Quando Charlie Puth dichiara di voler fare yacht rock “autentico” nel suo ultimo “Whatever’s Clever!”, o quando Raye propone un album intero di jazz e big band in “This Music May Contain Hope”, non stanno giocando con il passato. Cercano qualcosa che il presente non offre.
Stanno cercando autenticità in un presente amministrato da macchine, misurato dagli algoritmi. Quando si dice di amare il suono “caldo” di un sintetizzatore analogico, si sta dicendo: voglio una musica che non sia stata scomposta in dati, ottimizzata per piattaforme, disegnata per essere ascoltata da un algoritmo.
Ma questi stessi ascoltatori comprano gli Snowsky — Echo Mini, Disc, Echo — dispositivi (di cui abbiamo già parlato qui ) che mimano il walkman (o un mini disc) ma sono sofisticatissimi lettori audio con DAC doppio, supporto per file ad alta risoluzione, schede microSD fino a 2TB. Costano tra i cinquanta e gli ottanta dollari. Suonano meglio di qualsiasi smartphone. Sono una fantasia estetica del passato costruita con tecnologia futuristica. Chi ha davvero ascoltato walkman negli anni Ottanta probabilmente non li compra. Un trentenne che non ha mai sentito il ronzio di una cassetta li acquista perché vuole sentirsi autentico. Ma l’autenticità che cerca è una versione pulita, disegnata, ottimizzata per quello che “autentico” significa oggi.
Harry Styles ha registrato il suo nuovo album “Kiss All The Time. Disco, Occasionally” a Berlino, allontanandosi fisicamente dal presente. L’ispirazione è LCD Soundsystem — un musicista che a sua volta faceva revival. È nostalgia stratificata.
Charlie Puth ha fatto uscire un disco intero di yacht rock, chiamando Kenny Loggins e Michael McDonald per legittimare la scelta. Sta confessando: ciò che importa non è essere contemporaneo, è essere vero.
Raye ha proposto jazz orchestrale, deliberatamente evitando ogni moda contemporanea. Bruno Mars ha trascorso l’ultimo decennio recuperando soul e funk degli anni Sessanta-Settanta. Con Silk Sonic ha creato uno dei dischi più ascoltati, con Bootsy Collins ospite speciale.
Quando ascolti il nuovo Harry Styles, ascolti nostalgia per un’epoca che non ha mai vissuto. Filtrata attraverso la consapevolezza che il presente è un algoritmo. Non è fuga verso il passato. È rifiuto del presente. Un rifiuto che paradossalmente usa gli stessi strumenti del presente per funzionare. Perfino il dissenso è stato algoritmicamente ottimizzato.Perché una ventiseienne costruisce un intero album di big band orchestra? Perché un trentenne che non ha mai conosciuto il vinile sceglie deliberatamente di suonare come gli anni Ottanta? Nel pop contemporaneo questa scelta non è eccentricità marginale: è diventata la norma. Harry Styles, Charlie Puth, The Weeknd, Raye, Bruno Mars, Troye Sivan: musicisti che oggi hanno tra i ventisei e i trentacinque anni stanno tutti facendo la stessa cosa. Stanno andando indietro. Non come citazione, non come gioco estetico. Come direzione principale della loro carriera artistica.
Il fenomeno non è nato dal nulla. Nel 2021, John Mayer — allora quarantatré anni — ha fatto uscire “Sob Rock” con una copertina completamente anni Ottanta. Non era ironia. Non era gioco. Ha impiegato i migliori musicisti contemporanei — Greg Phillinganes, lo stesso che ha suonato con Stevie Wonder, Michael Jackson, Toto — e ha costruito un intero disco di blue-eyed soul mellow, nostalgico, disegnato per sembrare autentico a quell’epoca. Ha fatto una campagna di marketing retrò: cartelloni pubblicitari con font tipici del 1984, una cassetta di “Sob Rock” in un Sony Walkman su Spotify, persino l’adesivo “Nice Price” che i negozi mettevano sui vinili negli anni Ottanta. Ha spiegato pubblicamente che gli anni Ottanta rappresentavano conforto durante la pandemia, che voleva creare uno “script” coerente dove non entravano nuove idee, soltanto quella direzione artistica.
Mayer non era una voce eccentrica. Era il segnale che qualcosa stava cambiando nella cultura musicale contemporanea. Se un artista affermato poteva costruire un’intera identità intorno a un decennio che non aveva mai vissuto, allora altri potevano farlo. E lo hanno fatto. I trentenni hanno preso quella strada e l’hanno trasformata in una vera tendenza generazionale.
Quando Charlie Puth dichiara pubblicamente di voler fare yacht rock “autentico” nel 2026, con il suo album “Whatever’s Clever!” , o quando Raye propone un album intero di jazz e big band orchestrale in “This Music May Contain Hope” , non stanno giocando con il passato. Stanno cercando qualcosa che il presente non offre loro.
Stanno cercando autenticità in un presente che percepiscono come amministrato da macchine, misurato dagli algoritmi, reso inautentico dal flusso continuo dei contenuti. Quando si dice di amare il suono “caldo” di un sintetizzatore analogico, si sta dicendo qualcosa di più profondo: voglio una musica che non sia stata scomposta in dati, ottimizzata per piattaforme, disegnata per essere ascoltata da algoritmi. Voglio una musica costruita per umani che la sceglievano, non per macchine che la suggerivano.
Eppure qui emerge il paradosso più interessante. Questi stessi ascoltatori comprano i Snowsky — Echo Mini, Disc, Echo Nano — dispositivi che mimano il walkman ma sono in realtà sofisticatissimi lettori audio con DAC doppio, supporto per file ad alta risoluzione, schede microSD fino a 2TB. Costano tra i cinquanta e gli ottanta dollari. Suonano meglio di qualsiasi smartphone contemporaneo. Sono una fantasia estetica del passato costruita interamente con tecnologia futuristica. Chi ha davvero ascoltato walkman negli anni Ottanta probabilmente non li compra. Un trentenne che non ha mai sentito il ronzio di una cassetta dentro un magnetofono li acquista perché vuole sentirsi autentico. Ma l’autenticità che cerca non è quella vera. È una versione pulita, disegnata, ottimizzata per quello che “autentico” significa oggi nel contesto contemporaneo.
Harry Styles ha registrato il suo nuovo album “Kiss All The Time. Disco, Occasionally” a Berlino, allontanandosi fisicamente dal presente per immergersi nel synth-pop. L’ispirazione dichiarata è LCD Soundsystem — un musicista che a sua volta faceva revival di quegli anni. È nostalgia stratificata, dove ogni strato rimanda a un altro ancora più profondo.
Charlie Puth ha fatto uscire un disco intero di yacht rock e soft rock, chiamando Kenny Loggins e Michael McDonald per legittimare artisticamente la scelta. Quando spiega di volere yacht rock “autentico”, sta confessando un’idea fondamentale: ciò che importa non è essere contemporaneo, è essere vero. E per lui il vero abita nel passato.
Raye ha proposto un album intero di jazz orchestrale e big band, deliberatamente evitando ogni moda contemporanea. Bruno Mars ha trascorso l’ultimo decennio recuperando soul e funk degli anni Sessanta-Settanta. Con il progetto Silk Sonic ha creato uno dei dischi più ascoltati degli ultimi anni, con Bootsy Collins ospite speciale.
Quando ascolti il nuovo Harry Styles, ascolti nostalgia per un’epoca che l’autore non ha mai vissuto. Filtrata attraverso la consapevolezza contemporanea che il presente è un algoritmo, uno spazio gestito da macchine. Non è una fuga verso il passato, bensì un rifiuto del presente. È un rifiuto che paradossalmente usa gli stessi strumenti del presente per funzionare. Perfino il dissenso è stato algoritmicamente ottimizzato.
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