Cosa vi siete persi
This (Ghost) Town
Steven Knight ha dimostrato di saper conquistare il pubblico globale. Peaky Blinders è diventato un fenomeno culturale planetario, con sei stagioni trasmesse in oltre 180 paesi, merchandise che invade i negozi di mezzo mondo e Tommy Shelby trasformato in icona pop quanto Tony Soprano o Walter White. A Thousand Blows, ambientata nella Londra vittoriana e incentrata sul mondo del pugilato clandestino e l’immigrazione giamaicana, ha ottenuto distribuzione internazionale tramite Disney+ e Hulu, garantendosi visibilità in decine di mercati.
E poi c’è This Town. Una gemma nascosta, confinata alla BBC e praticamente invisibile fuori dal Regno Unito. Una serie che meritava la stessa attenzione internazionale delle sue sorelle più fortunate, ma che invece è rimasta relegata a un pubblico di nicchia.
Quello che rende This Town particolarmente interessante è che Knight esce deliberatamente dai territori che l’hanno consacrato. Niente gangster con cappelli a visiera, niente violenza stilizzata al ralenti, niente epopee criminali che spaziano decenni. Al contrario: una storia intima, semi-autobiografica, ambientata nella Birmingham del 1981, quando la città era dilaniata dalla disoccupazione thatcheriana e la scena musicale 2-Tone stava esplodendo.
La serie segue un gruppo di giovani musicisti – Dante Williams (interpretato da Levi Brown), poeta sognatore con ambizioni da Leonard Cohen, suo cugino Bardon Quinn (Ben Rose), con una voce straordinaria, Gregory Williams (Jordan Bolger) e Jeannie Keefe (Eve Austin) – che tentano di emergere attraverso la musica in un’epoca di profonde trasformazioni sociali. Il cast include anche Michelle Dockery nel ruolo di Estella, Nicholas Pinnock come Deuce Williams e David Dawson nei panni di Robbie Carmen. Non ci sono sparatorie orchestrate su colonne sonore anacronistiche, ma jam session nei garage, concerti sudati nei pub, demo registrati con equipaggiamento scadente rubato o preso in prestito.
Knight attinge alla sua giovinezza: nato a Birmingham nel 1959, ha vissuto in prima persona l’esplosione della scena musicale locale, dominata da band come The Beat, Dexys Midnight Runners, UB40, e soprattutto The Specials, pionieri del movimento 2-Tone che fondeva ska, punk e reggae in un suono politicamente consapevole e multirazziale.
This Town è straordinariamente ben realizzata. La ricostruzione dell’epoca è meticolosa senza essere didascalica: i costumi, le acconciature, i locali respirano autenticità senza scadere nella nostalgia patinata. La colonna sonora – brani originali composti da Dan Carey e Kae Tempest alternati a classici come The Specials, UB40, The Clash – è diegetica, parte integrante della narrazione, non sovrapposizione stilistica come in Peaky Blinders.
Le performance del cast sono notevoli. Il giovane Levi Brown porta vulnerabilità e ambizione al personaggio di Dante, Eve Austin costruisce una Jeannie magnetica e complessa, mentre Ben Rose e Jordan Bolger danno spessore ai fratelli Williams. Il cast di veterani – Michelle Dockery, Nicholas Pinnock, David Dawson – aggiunge peso drammatico. Knight scrive dialoghi affilati, carichi di humour nero e tenerezza.
Ma soprattutto, This Town è una serie profondamente onesta sul processo creativo, sulla precarietà, sul prezzo della scelta artistica. I personaggi faticano, sbagliano, litigano per il credito delle canzoni, si confrontano con manager truffaldini. È il ritratto più realistico che Knight abbia mai fatto della working class britannica. Ma nonostante questo la serie non è stata rinnovata per una seconda stagione. Perché?
Peaky Blinders ha beneficiato enormemente dell’accordo con Netflix, che l’ha distribuita internazionalmente trasformandola in binge-watching phenomenon. A Thousand Blows è approdata su Disney+ e Hulu. This Town è rimasta sulla BBC, piattaforma con penetrazione internazionale limitata rispetto ai giganti dello streaming.
Ma non solo questo. Le gangster saga hanno appeal universale – Scarface funziona a Tokyo come a San Paolo. Un coming-of-age musicale ambientato nella Birmingham del 1981 richiede maggiore contesto culturale. Per apprezzare pienamente This Town bisogna capire cosa significasse il thatcherismo, cosa rappresentasse il movimento 2-Tone, perché la coesistenza multirazziale fosse politicamente esplosiva in quel periodo e in quella città.
Infine, Peaky Blinders aveva Cillian Murphy in ascesa, violenza coreografata, costumi diventati meme. A Thousand Blows ha Stephen Graham, attore riconoscibilissimo, e scene di combattimento viscerali. This Town ha un cast giovane di talenti emergenti come Levi Brown e Jordan Bolger, e una narrazione più sottile, meno adatta a clip virali.
Ma c’è una cosa che accomuna questa serie musicale ad altre che l’hanno preceduta. This Town si trova in compagnia di cadaveri illustri. Nel 2016, HBO ha cancellato Vinyl, la serie di Martin Scorsese e Mick Jagger ambientata nell’industria discografica degli anni ’70, nonostante un budget di 100 milioni di dollari e un cast stellare. La première ha attirato appena 764.000 spettatori. La rete aveva annunciato il rinnovo, salvo poi fare marcia indietro quattro mesi dopo.
Nello stesso anno Netflix ha cancellato The Get Down di Baz Luhrmann, sulla nascita dell’hip-hop nel Bronx del 1977. Con un costo di 120 milioni di dollari era la serie più costosa mai prodotta da Netflix all’epoca, ma non ha trovato pubblico. Sempre nel 2016, Showtime ha cancellato Roadies di Cameron Crowe dopo una sola stagione, con appena 499.000 spettatori per il debutto.
Il pattern è chiaro: grandi nomi, budget importanti, passione genuina per la musica, e comunque flop commerciali. Il critico di The Hollywood Reporter Tim Goodman ha parlato di “genocidio del rock’n’roll in TV”. Sembra che il pubblico non sia interessato a serie che guardano alla cultura musicale con nostalgia, non importa quanto autentica.
L’ironia è che This Town dimostra la maturità artistica di Knight in modo che le sue serie più famose non fanno. Qui non c’è bisogno di mascherare vulnerabilità dietro violenza stilizzata. I personaggi possono essere fragili, confusi, contraddittori senza dover essere antieroi tormentati. Knight mostra che sa raccontare intimità tanto bene quanto sa orchestrare epopee criminali. E a differenza di Vinyl o The Get Down, This Town non cerca di stupire con spettacolo grandioso o ricostruzioni faraoniche – sceglie l’onestà emotiva sul wow factor.
La serie offre anche uno sguardo rarissimo sulla cultura popolare britannica degli anni ’80 dal punto di vista di chi la stava creando. Knight non edulcora il razzismo, il sessismo, la violenza urbana dell’epoca. Mostra giovani che usano la musica per sopravvivere, per costruire identità in un mondo che offriva loro pochissime alternative. Le scene di composizione e prove mostrano il processo creativo in modo credibile – le tensioni quando qualcuno propone un arrangiamento, l’euforia quando un riff funziona. Per chiunque abbia mai suonato in una band, la serie risuona con autenticità commovente.
C’è qualcosa di sintomatico nel fatto che This Town sia rimasta invisibile. Knight ha rischiato: ha abbandonato i cappelli a visiera, le famiglie criminali, i complotti machiavellici che il pubblico si aspettava da lui. Ha scelto di raccontare una storia personale, con meno action, più emozione, ambientata in un periodo meno “cool” della Londra vittoriana o della Birmingham post-Prima Guerra Mondiale. Ha fatto esattamente quello che Scorsese avrebbe voluto fare con Vinyl ma non ha potuto: restare fedele alla visione personale senza compromessi.
Il mercato ha premiato le altre serie. Peaky Blinders ha ottenuto spin-off e film. A Thousand Blows ha avuto budget considerevole e cast stellare. This Town ha avuto sei episodi trasmessi nel marzo 2024, ha vinto il premio per Best Single Drama ai Royal Television Society Programme Awards del 2025, ma questo riconoscimento non si è tradotto in visibilità internazionale.
Eppure è probabilmente la serie dove Knight ha messo più di sé stesso. Knight l’ha definita una “lettera d’amore” a Birmingham e Coventry, descrivendo i personaggi come persone “con cui sento di essere cresciuto”. È raro che un autore del calibro di Knight si conceda questo livello di vulnerabilità.
This Town meriterebbe una distribuzione internazionale degna di questo nome. Merita di essere scoperta da pubblici che hanno amato Peaky Blinders ma potrebbero apprezzare vedere Knight operare in registro completamente diverso. Soprattutto, merita di non finire nella stessa fossa comune di Vinyl, The Get Down, Roadies – serie musicali sacrificate sull’altare di aspettative commerciali che non potevano soddisfare.
Non sarà mai mainstream come Tommy Shelby che fuma sigarette in slow motion. Ma ha il potenziale per diventare cult, per essere la serie che i fan di Knight citano come prova della sua versatilità. Potrebbe essere la risposta a tutti quei critici che hanno dichiarato morto il rock’n’roll in TV: non è morto, semplicemente richiede piattaforme disposte a credere nel valore artistico oltre ai numeri di ascolto immediati.
A volte il talento non basta. This Town è la prova che anche un grande autore può creare qualcosa di bellissimo e vederlo ignorato. È la prova che le serie musicali sembrano maledette in partenza. È un peccato. Un vero, maledetto peccato. Soprattutto perché, a differenza dei suoi predecessori falliti, This Town non prometteva troppo. Prometteva esattamente quello che ha consegnato: una storia onesta, commovente, profondamente personale sulla musica come salvezza. Ma il pubblico delle serie svezzato a rallenty infiniti e sangue a fiumi pare non aver apprezzato. Peccato. Se potete, recuperatela. Ne vale certamente la pena.
Devi fare login per commentare
Accedi