Medicina
Digiuno intermittente e salute del cervello: lo studio italiano svela il ruolo chiave del succinato
Uno studio guidato da ricercatori italiani individua nel succinato il possibile meccanismo biochimico che collega il digiuno intermittente non solo alla perdita di peso, ma anche a benefici sul comportamento e sulla salute del cervello
Un nuovo studio scientifico pubblicato sulla rivista Acta Physiologica ha identificato un meccanismo biochimico che potrebbe spiegare come il digiuno intermittente influenzi positivamente non solo il metabolismo corporeo, ma anche funzioni cerebrali e comportamento nelle persone con obesità. La ricerca, frutto di una collaborazione internazionale guidata da scienziati italiani, individua nel succinato — un metabolita coinvolto nel metabolismo energetico — un possibile collegamento tra gli effetti della pratica dietetica e la salute del sistema nervoso centrale.
Lo studio è stato realizzato da un gruppo di ricerca composto da membri della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, dell’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa, dell’Università di Pisa, della Scuola Normale Superiore e della University of California Irvine.
Obesità, cervello e digiuno
L’obesità è riconosciuta come fattore di rischio per diverse malattie cardiometaboliche, tra cui il diabete di tipo 2 e l’ipertensione, ma ricerche precedenti indicano anche un aumento del rischio di disturbi cognitivi, malattie neurodegenerative e condizioni neuropsichiatriche in soggetti obesi.
Il digiuno intermittente è un regime alimentare che alterna periodi in cui si mangia a fasi di digiuno, e ha mostrato benefici sulla perdita di peso e sulla tolleranza al glucosio. Tuttavia, solo ora si cominciano a comprendere i meccanismi molecolari alla base dei suoi effetti sul cervello.
Come funziona il “segreto biochimico”
Nel modello sperimentale utilizzato dagli scienziati, topi con obesità indotta da una dieta ad alto contenuto di grassi sono stati confrontati con animali sottoposti a una dieta equilibrata e con altri soggetti sottoposti a digiuno intermittente: quest’ultimo regime ha portato non solo alla riduzione di peso corporeo e massa grassa, ma anche a miglioramenti nel comportamento esplorativo e a una diminuzione dei livelli di ansia, associati a una riduzione dell’infiammazione cerebrale.
Attraverso analisi metabolomiche sui tessuti e sul sangue, i ricercatori hanno osservato che il digiuno intermittente modifica la distribuzione di succinato: si riduce nei livelli plasmatici, mentre aumenta nel fegato e nel tessuto adiposo bruno. Questa firma metabolica è emersa come un marcatore specifico del regime intermittente.
In un esperimento chiave, la somministrazione diretta di succinato ha riprodotto molti degli effetti comportamentali associati al digiuno intermittente, come la riduzione dell’ansia, suggerendo che questa molecola possa agire come una sorta di “ponte” biochimico tra metabolismo periferico e funzione cerebrale.
Possibili implicazioni future
I risultati indicano che la modulazione del succinato potrebbe diventare un bersaglio per approcci nutrizionali o farmacologici in grado di migliorare la salute metabolica e cerebrale, anche al di là della semplice perdita di peso. Secondo i ricercatori, questo potrebbe tradursi in nuove strategie per prevenire il diabete, le malattie cardiometaboliche e potenzialmente i disturbi dell’umore o il declino cognitivo associati all’obesità.
Il digiuno come strumento multidimensionale
Sebbene il digiuno intermittente sia spesso associato alla gestione del peso, sempre più studi evidenziano che questa pratica può influenzare il metabolismo cerebrale, la neuroinfiammazione e l’equilibrio comportamentale attraverso vie biochimiche complesse. Ricerche precedenti mostrano, ad esempio, che l’IF può modulare l’attività di neurotrasmettitori e stati ossidoriduttivi nel cervello e promuovere processi come l’autofagia e la plasticità neuronale.
Devi fare login per commentare
Accedi