La scoperta di strani nuovi mondi

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26 Febbraio 2017

Qualche giorno fa la NASA, in una conferenza stampa riservata a eventi speciali, ha annunciato un’importante scoperta. A 40 anni luce da noi c’è una piccola stella arancione chiamata Trappist-1 (nome mutuato dal Transiting Planets and Planetesimals Small Telescope, TRAPPIST, che si trova in Cile) . La cosa interessante è attorno a questa stella nana ruotano sette pianeti con caratteristiche simili alla Terra. Sebbene siano molto vicini alla loro stella, questa ha emissioni di calore contenute e quindi le loro temperature ambientali dovrebbero essere comprese in un range compatibile con la vita, nè troppo calde nè troppo fredde. La scoperta, possibile grazie a parecchi telescopi terresti che hanno lavorato in parallelo, è stata confermata dal telescopio spaziale della NASA Spitzer.

Trappist-1 è più grande di Giove, ma è circa 6.500 volte più fredda del nostro sole. Nonostante questo osservandola, indirettamente, si sono riusciti a scoprire i sette pianeti del suo sistema solare. Registrando cambiamenti regolari nelle sue emissioni di radiazioni, con una tecnica chiamata misurazione di transito, si sono ricostruite le sagome degli esopianeti e si è potuto procedere alla loro identificazione. La scoperta del nuovo sistema solare si deve a Michaël Gillon e alla sua equipe dell’Università di Liège in Belgio, che già nel 2016 pubblicava la sua prima descrizione degli esopianeti orbitanti attorno alla stella Trappist-1.

Almeno tre di questi nuovi pianeti potrebbero sostenere la vita. E potenzialmente abitabile, dice Gillon, significa presenza di acqua liquida. Le analisi dei dati di transito hanno permesso anche al team di Gillon di stimare le dimensioni dei pianeti. Come si può vedere dal grafico sotto, almeno quattro pianeti hanno misure paragonabili a quelle della Terra con differenze di circa il 10 %.

Le dimensioni dei 7 esopianeti

L’aspetto dei sette pianeti, naturalmente, è solo una ricostruzione. Non sono stati osservati direttamente, ma si presume che quelli più vicini a Trappist-1 siano più caldi e quindi più aridi. Il loro colore, però, dipende anche dalla presenza di acqua e dal tipo di atmosfera delle quali, per il momento, si sa poco e nulla.

Parecchi libri di fantascienza dicono ‘se hai ossigeno, hai vita’, ma questo non è vero, aggiunge Gillon. Per poter affermare che ci sono speranze di trovare un’atmosfera come la nostra, bisogna trovare anche tracce di molecole come l’anidride carbonica e l’ozono. Il vantaggio è che adesso astronomi e scienziati sanno cosa cercare e dove puntare i loro telescopi. L’astrofisico Amedeo Balbi spiega bene il valore di questa scoperta e quanto rende probabile forme di vita extraterrestri.

I radiotelescopi Spitzer, Hubble e Kepler aiuteranno gli astronomi a pianificare le ricerche che verranno, in attesa del nuovo telescopio spaziale James Webb che verrà lanciato in orbita nel 2018. Con una sensibilità molto più grande, Webb sarà in grado di rilevare tracce chimiche di acqua, metano, ossigeno, ozono e altri componenti chimiche dell’atmosfera dei pianeti. Inoltre Webb analizzerà la temperatura e la pressione della superficie dei pianeti, fattori chiave per determinare la loro abitabilità.

@paolomusano

TAG: esopianeti, James Webb, NASA, pianeti, spazio, Trappist-1, vita extraterrestre
CAT: Scienze Naturali

Un commento

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  1. marco-baudino 4 anni fa

    https://goo.gl/photos/YjmPewBigEH9dhsw7. Beh, simile ad altre realtà terrestri… :-)

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