Scienza e ridicolo

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9 Dicembre 2019

I terrapiattisti si sono riuniti a convegno, in quel di Milano. In precedenza era stata organizzata da e per loro una crociera. Spero il comandante abbia virato in tempo, prima di finire al di là del bordo. Come il nome suggerisce, sostengono che la Terra sia piatta. A tacere di tutte le altre evidenze, ora possiamo anche vederla ed è inequivocabilmente una palla. Meglio riuscita di quella cui loro credono.
Abbandoniamoli al loro piatto umore. Il tema interessante è un altro: prenderli sul serio è ardito, ma come è possibile che in troppi li prendano in considerazione? Ci fu un tempo in cui i custodi delle ortodossie pensavano fosse bene bloccare la scienza, quando questa minacciava le verità considerate tali. Il processo a Galileo Galilei ne è un esempio. Ora questo non capita, anche se il confine fra il possibile e l’opportuno resta scivoloso: creare un umano in laboratorio, mediante clonazione o uso di gameti, è possibile, ma molti (me compreso), ritengono l’eugenetica un incubo e non un sogno. Si invoca una legge, però, non un anatema.
La scienza può anche essere vissuta in modo contrario alla scientificità, considerandola fonte di verità. Della serie: lo dicono gli scienziati. Una cosa è scientifica non solo quando è dimostrata razionalmente e ripetibilmente, ma anche sempre ammette di potere essere smentita o evoluta. È ricerca della realtà, non fonte di verità. Coltiva il dubbio, non la certezza.
Se c’è chi scambia la scienza per verità permanente, c’è chi precipita nel burrone opposto, supponendo che sia prova di libertà il negarla. Dai vaccini alla sfericità della terra. E se li irridi o avversi ti dicono che sei servo del pensiero dominante. Talora occorre coraggio, per andare contro il pensiero corrente. E occorre molta capacità di argomentare. Altrimenti abbisogna solo propensione al ridicolo.

Davide Giacalone
www.davidegiacalone.it
@DavideGiac

TAG: Cultura
CAT: Scienze Naturali

Un commento

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  1. massimo-crispi 10 mesi fa

    Anche qui, come per la banana incerottata di Cattelan, vale il detto siciliano: Cu è cchiù fissa: carnalivari o cu ci và dappressu?

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