Attacco alla scuola

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6 Giugno 2020

Mi è pervenuto questo interessante documento della segreteria del Cidi di Torino che pubblico molto volentieri, in quanto lo ritengo fonte di riflessione da cui partire per un dibattito sulla scuola. I temi sollevati si prestano a molte considerazioni, e, pur essendo la mia posizione sulla scuola e la tecnologia leggermente differente, trovo che gli interrogativi posti in questo comunicato siano importanti e richiedano risposte chiare.


 

Questo documento vuole essere la testimonianza di un monitoraggio.
Si propone di offrire informazioni su ciò che si muove intorno alla scuola, in questo periodo, sul piano della pressione all’innovazione tecnologica. La sensazione – ma forse dire sensazione è riduttivo -è che la scuola pubblica stia subendo un attacco violentissimo.

Media Direct

Già da qualche anno intorno alle scuole agiscono agenzie private che si occupano della formazione tecnologica degli insegnanti. Non a tutti sono note, ma chi si occupa di tecnologia è probabile che ne abbia sentito parlare. La più nota è Media Direct a cui appartiene il brand Campustore. Dice la loro nota di presentazione: “Nel tempo, con il brand CampuStore, è diventata (Media-Direct) un punto di riferimento forte in ambito education, dalle scuole d’infanzia agli atenei, servendo oltre 7.000 istituti scolastici e più di 800 dipartimenti universitari. …”

Negli anni Campustore ha organizzato corsi di formazione e campus riconosciuti dal Ministero della pubblica istruzione in collaborazione con Microsoft, Google ed altre corporation.

La partnership con questi colossi è stata funzionale alla formazione di “Educatori digitali certificati” parte integrante delle così dette “avanguardie educative”.

Il numero di webinar e di corsi organizzati in questo periodo per i docenti è stato veramente impressionante. Campustore ha proposto corsi gratuiti per tutti, proponendosi come vera e propria agenzia formativa a tutto tondo (l’elenco sotto riportato, in tutta la sua articolazione, si riferisce al solo mese di maggio).

Non solo per i docenti, ma anche per i genitori, per gli studenti, per l’insegnamento agli adulti, per le sezioni carcerarie o ospedaliere.

Ha proposto innanzi tutto corsi sull’utilizzo dei più diversi tipi di prodotti tecnologici (con Google che la fa da padrone):

  • Come implementare G Suite for Education nel proprio istituto
  • Google for Education: nuove idee di lezione
  • G Suite e Chromebook: accoppiata vincente
  • Criteri di valutazione a distanza con Office 365 Education
  • Didattica a distanza e in classe con lo smartphone; ecc.

L’elenco potrebbe essere lungo.

Ma non si è limitato a questo, ne ha sostenuto le ragioni con incontri e dibattiti che hanno coinvolto le più diverse figure che giocano un ruolo decisivo nell’orientare e governare la scuola in tutte le sue articolazioni: tecnico-organizzative, pedagogiche e politica.

Ha organizzato – sempre e solo a maggio – giornate a tema:

  • September NOW la ripresa della scuola; tra i conduttori: Daniele Barca Dirigente Scolastico, Modena; tra i relatori: Laura Donà Coordinatore Dirigenti Tecnici USR Veneto; Lorenzo Benussi Chief Innovation Officer Fondazione Scuola Compagnia S. Paolo; Ernesto Caffo Telefono Azzurro;
  • Il manifesto del tablet nello zaino: gli strumenti per una scuola (anche) fuori dalle mura. (R. Maragliano, A. Fini, e altri);
  • Edu day ..con gli interventi di alcuni tra i più importanti rappresentanti delle istituzioni del mondo educational. Il Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, INDIRE, Telefono Azzurro, CRUI (conferenza rettori università italiane)

L’impressione è di un accerchiamento della scuola per condizionarne il futuro a 360°.

Ma non è il solo caso.

Colpisce, infatti, la strana alleanza tra Fiat e Google sulla scuola.

Negli ultimi anni si erano levate un numero sempre crescente di voci critiche – trai studiosi e fonti informative -sull’uso dei dati da parte di Google o delle altre piattaforme. Il 4 e il 5 ottobre 2019, poco dopo l’inizio di quest’anno scolastico, il quotidiano Repubblica organizzava a Milano un convegno dal titolo evocativo: Onlife. Vi hanno parteciparono personaggi importanti della cultura italiana e internazionale. Con relazioni anche molto critiche sullo strapotere delle piattaforme digitali. Per citarne due: Bruce Sterling: Tiranni della rete; e Shoshana Zuboff: Il capitalismo della sorveglianza. Una denuncia dello strapotere e dell’uso fraudolento dei dati di Google.

Poi è arrivata la pandemia. E Google, Microsoft, ecc. sono state fatte entrare nella scuola dal portone principale, sponsorizzate direttamente dal Ministero. Intanto, Repubblica ha cambiato proprietario.

Nel mese di maggio il gruppo Gedi (Repubblica) insieme con la Fondazione Agnelli e Google ha organizzato in collaborazione con i docenti di alcune università (Trento, Bolzano e LUMSA) 9 webinar, – al momento ne soni stati tenuti solo 7- e un discreto numero (da 45 a 76 ) di workshop gratuiti per gli insegnanti.

L’iniziativa ha titolo: Oltre le distanze – idee e azioni per una scuola più inclusiva -.

Il focus dell’iniziativa – che si avvale anche della collaborazione del gruppo Erickson – è, come viene dichiarato nel titolo, il tema dell’inclusione. La tesi è tesa a dimostrare che il rapporto tra tecnologie e inclusione è possibile e che le tecnologie possono dimostrarsi un valido sostegno.

Il problema viene analizzato offrendo esperienze per ciascun ordine di scuola e per interventi su soggetti con disabilità specifiche (ad esempio dello spettro autistico).

Il terzo webinar della serie è stato tuttavia appaltato direttamente a Google. E’ un documento particolarmente significativo, e merita di essere visto, per avere una idea del concetto di inclusività che ne emerge:

https://video.repubblica.it/scuola/oltre-le-distanze-webinar-3-gli-strumenti-di-google-per-favorire-l- accessibilita-a-distanza/360535/361088?ref=search

L’inclusione, per i formatori di Google,” è avere a disposizione strumenti semplici e versatili.” “Si include perché tutti, sia insegnanti che studenti, si trovano ad usare gli stessi strumenti, uniformando la comunicazione”. “Tutti gli studenti, in fondo, con la pandemia si sono ritrovati un po’ BES “ e “la tecnologia (Google ) è stato lo strumento abilitante”.

Al di là del tema specifico, ciò che colpisce in questa iniziativa – anche perché stona in modo evidente – è proprio la presenza di Google.

Sorgono infatti alcune domande: perché legittimare Google, dando a quella piattaforma credito sul tema dell’inclusione? Le posizioni a favore dell’innovazione tecnologica nelle scuole, da parte della Fondazione Agnelli, non sono mai state nascoste, tuttavia c’è un di più che disturba. E’ un posizionamento politico? Per quale motivo la Gedi (Agnelli/Fiat) stringe alleanza con Google? C’è l’idea di intervenire nel mercato della formazione?

Quello che sembra emergere dalle informazioni qui raccolte rappresenta solo uno dei molteplici piani su cui si stanno attivando forze, interessi e visioni, che si stanno posizionando sullo scacchiere dell’istruzione, ciascuna con le proprie rivendicazioni (si veda il documento dell’ANP o quelle espresse dal vice presidente di Confindustria che ipotizza per l’istruzione un patto pubblico-privato).

La scuola per via dell’emergenza coronavirus viene considerata come seppellita sotto le proprie macerie. Come se non esistesse più. Come se tante intelligenze e tanto sforzo profuso dovessero essere educate o forzate a muoversi nella direzione di marcia che in tanti si candidano a indicarle.

Se l’obiettivo è “l’orizzonte da perseguire”, allora bisogna che sia chiaro che la finestra della crisi non può e non deve essere il varco attraverso cui guardarlo. E se il terreno è quello democratico, allora tutte le posizioni -anche quelle degli insegnanti attraverso le diverse forme di rappresentanza- devono avere medesimo spazio e visibilità nell’argomentazioni e nel confronto tra le diverse concezioni e visioni. Si sente parlare da più parti di Costituente, in questi giorni. E già non c’è più tempo. E’ obbligatoria la costruzione di una rete di alleanze molto ampia e umile al proprio interno, ma che si faccia sentire con forza. Perché l’esito per la scuola, a settembre, potrebbe essere fatale.

La segreteria Cidi Torino

Torino, 1° giugno 2020

TAG: innovazione didattica, innovazione digitale, piano scuola digitale
CAT: scuola

4 Commenti

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  1. marcoguastavigna 4 mesi fa

    E quali sono le “leggere differenze”, considerando che la tematizzazione “scuola e tecnologie”, che fa delle seconde un “unicum” indifferenziato, è tipica del pensiero mainstream, così come i tag assegnati all’articolo? Sarebbe opportuno, quando si decide di pubblicare un documento frutto di un’elaborazione collettiva – a cui non ho partecipato in forma diretta, sia chiaro, ma che apprezzo nelle intenzioni e nella forma – usare un approccio più analitico e dialettico, meno criptico e paternalistico. Così come sarebbe opportuno non presentarlo come un messaggio in bottiglia, ma descrivere il percorso politico-culturale con cui il documento medesimo “è pervenuto”.

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  2. marcoguastavigna 4 mesi fa

    E quali sono le “leggere differenze”, considerando che la tematizzazione “scuola e tecnologie”, che fa delle seconde un “unicum” indifferenziato, è tipica del pensiero mainstream, così come i tag assegnati all’articolo? Sarebbe opportuno, quando si decide di pubblicare un documento frutto di un’elaborazione collettiva – a cui non ho partecipato in forma diretta, sia chiaro, ma che apprezzo nelle intenzioni e nella forma – usare un approccio più analitico e dialettico, meno criptico e paternalistico. Così come sarebbe opportuno non presentarlo come un messaggio in bottiglia, ma descrivere il percorso politico-culturale con cui il documento medesimo “è pervenuto”.

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  3. lunora 4 mesi fa

    Le problematiche che il documento presenta sono importanti e non vanno sottovalutate. La crisi covid ha scoperchiato e messo in evidenza problemi esistenti da tempo, ma se davvero vogliamo che la frase che in questo periodo sentiamo ripetere da più parti: “Nulla sarà come prima”, abbia un senso, ci dobbiamo impegnare come cittadini, come associazioni, come militanti nei partiti…, perché politicamente vi siano risposte

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  4. salvatore-salzano 4 mesi fa

    Ho trovato interessante e ampiamente condivisibile il documento del Cidi di Torino, e come tale l’ho pubblicato, ma ovviamente non rispondo delle critiche allo stesso che lei pone. Quanto al mio incipit di presentazione, le “leggere differenze” a cui mi riferisco, sono semplicemente riconducibili al fatto che la tecnologia non è sempre e comunque da demonizzare. Semmai essa deve rappresentare sempre uno strumento e mai un fine, e questa differenza non è da poco! Io ritengo importantissimo l’utilizzo delle moderne tecnologie come ausilio alla mia attività didattica, e assolutamente non ritengo di far parte del pensiero mainstream. D’altra parte ritengo che negare tout-court l’uso delle tecnologie implicherebbe, coerentemente, il non utilizzarle per nulla… neanche per commentare o leggere un articolo on-line, e ciò credo che descriva bene la sostenibilità di tale posizione.
    Nel dettaglio del suo commento avrei due osservazioni.
    1) le tecnologie digitali non sono un unicum indifferenziato, ma qualcosa di molto articolato nel quale occorre sapere discernere con accortezza. Ad esempio credo non sia difficile per nessuno cogliere la differenza enorme esistente fra il mondo Open Source e quello proprietario… io utilizzo esclusivamente Linux e quasi esclusivamente strumenti open dal 1997, e li faccio conoscere ai miei studenti, con annessa tutta la filosofia che si portano dietro, per dimostrare loro che un altro modello di sviluppo è possibile. La mia unica concessione al “nemico” è quella di utilizzare una casella di posta @gmail.com, che trovo comoda e non molto peggio delle alternative. Quanti di coloro che sbraitano contro la tecnologia sono invece pigramente adagiati su “Windows” o hanno un iPhone in tasca?
    2) I tag utilizzati per classificare l’articolo sono quelli messi a disposizione della piattaforma, e servono a rendere l’articolo più facilmente ricercabile nei motori di ricerca. Certo, avrei potuto utilizzare “topolino” oppure “mondo dei sogni” invece di “innovazione digitale”, ma così facendo avrei reso poco rintracciabile l’articolo, e quindi gli avrei precluso la leggibilità che sicuramente merita.

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