La lotta di classe della nuova epoca

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3 Giugno 2016

Questa mattina, il Corriere della sera constata che l’”ascensore sociale si è fermato”. Nondimeno, il problema qui è che si sono fermate pure le scale a piedi. E non da oggi, da circa venti anni.

Per contribuire a comprendere e discutere i perchè e i percome di questa realtà, oltrechè a non rovinarsi la colazione con inutili rodimenti, è molto più utile l’articolo qui pubblicato da Cristian Sesena, Conflitti sociali: dobbiamo imparare dai Francesi? (http://www.glistatigenerali.com/euro-e-bce_sindacati/conflitti-sociali-dobbiamo-imparare-dai-francesi/), che, a partire dai fatti francesi di questi giorni, contiene un’analisi impeccabile.

Analisi che vorrei contribuire a collocare. Gli avvenimenti degli ultimi anni, quelli della Grande crisi, sono la conseguenza diretta, il prodotto materiale, di fatti storici di lungo periodo e di connesse azioni umane. I fatti storici sono l’onda lunga del processo di globalizzazione, con le sue cause e le sue conseguenze che, piacciano o no, non possono che essere assecondati, in quanto inarrestabili. I comportamenti che li hanno accompagnati, la gestione di questi processi, tuttavia, potevano e potrebbero essere ben diversi.

Le politiche dissennate di impronta neoliberista che per un trentennio hanno alimentato gli spiriti peggiori delle economie internazionali, dopo un palese momentaneo rinculo avvenuto all’inizio della crisi, quando tutti ne hanno visto gli effetti, in seguito hanno lanciato una controffensiva violenta e, al momento, inarrestata.

Le recenti politiche economiche europee, comunemente definite “austerità”, sono state il prodotto di tali idee e visioni che avevano segnato il periodo precedente. Solo che, se prima queste idee avevano oppositori, questi ultimi nel corso della crisi, in preda a uno sbandamento culturale per molti versi incomprensibile, piegandosi alle ragioni del “non ci sono alternative” hanno smesso di affermare un’alternativa, di combattere, si sono arresi imbelli, come in preda a sindrome di Stoccolma.

Ovunque, le culture progressiste si sono sfaldate come neve al sole, lasciando soli i pochi profeti armati di parole e soluzioni sempre citate, mai ascoltate; le organizzazioni politiche e i corpi intermedi, che a quelle culture progressiste corrispondevano, hanno alzato le mani anch’esse, ripiegando deboli in malsicure ridotte; l’opinione pubblica, che doveva fare?, si è adeguata.

Un giorno studieremo e capiremo di chi sono le colpe, e se vi sia stato dolo nell’assecondare gli interessi dei più forti, abbandonando al loro destino i più deboli.

Però oggi, dopo anni di dati stratificati, è evidente che cosa è successo, è davanti agli occhi di tutti, ed è più palese proprio perchè avvenuto al centro del mondo, nella vecchia Europa culla di civiltà, diritti, eccetera eccetera.

I tassi di disoccupazione, i crolli della produzione e dei pil, l’innalzamento dei debiti, e così via, descrivono chiaramente che le politiche economiche austere hanno celato (!?) un consistente, anzi enorme, processo di redistribuzione delle risorse dal basso verso l’alto: dai poveri ai ricchi, dalle periferie al centro, dalla produzione alle banche, insomma, al contrario.

Ora l’alternativa è la stessa dal primo giorno: o l’applicazione di questo modello è avvenuta casualmente oppure è stata perseguita con tali finalità.

Non sono il solo a pensare che le cose non avvengano per caso, e non certo in virtù di famigerati complottoni, ma di un fisiologico confronto fra interessi materiali – di cui nella storia le idee sono strumento più che causa – che è il fondamento dell’evoluzione delle comunità umane.

E, soprattutto, non ci si può scandalizzare se chi persegue il proprio interesse lo fa nel modo più convinto ed efficente, e con tutti gli strumenti che ha a disposizione. Il contrario, piuttosto, stupisce. Ossia che chi subisce ci metta così tanto tempo ad organizzare la propria difesa, a tutelarsi, a proteggersi, ad alzare la guardia.

In pratica: è naturale che chi ha da guadagnare dall’aumento delle diseguaglianze ne benefici; sconvolge che chi subisce l’ingiustizia sociale non vi si opponga. Certo, le masse disorganizzate, le avanguardie organizzate, e altri simili assiomi.

Gli avvenimenti di questi giorni, ossia la dura reazione del sindacalismo francese a una riforma del lavoro altrove bevuta come un bicchier d’acqua anche da ceti politici sedicenti progressisti – che però del manuale del progressismo non hanno mai letto che la quarta di copertina – contribuisce, se non altro, ad indicare un segnale.

Nel giorno in cui i sindacati si scagliavano contro la destrutturazione della contrattazione nazionale, un ministro italiano raccoglieva applausi a scena aperta alla riunione degli industriali auspicando la destrutturazione della contrattazione nazionale.

Questo non è che un passaggio ulteriore, e non l’ultimo, dell’applicazione del sopra citato modello. Un modello che ha al suo fondamento un epocale conflitto tra capitale e lavoro, si sarebbe detto, per lo stesso motivo di sempre: la equa, o meno e da che punto di vista, distribuzione delle risorse disponibili.

In questo quadro, l’analisi proposta nell’articolo di Sesena è stimolante; perchè richiama all’esigenza che le organizzazioni “tradizionali”, i corpi intermedi storicamente formati per tutelare i ceti prima esclusi, poi subalterni, poi parte a tutti gli effetti dei processi di sviluppo economico e sociale del nostro continente, si riattivino anch’essi, tramite sforzi che già stanno compiendo, nel modo piu convinto ed efficente, e con tutti gli strumenti a disposizione, per tornare in campo a giocare la partita. Partita che è basata, oltrechè sulla “rappresentanza del conflitto”, sulla rappresentanza di interessi e bisogni che ha nell’eventuale conflitto uno strumento.

Quello che è mancato in questi anni è che una cultura progressista, alternativa a quella mainstream, venisse assunta e diffusa da corpi organizzati per condividere soluzioni coerenti con la effettiva rappresentanza di bisogni e interessi schiacciati da un pensiero unico dotato, esso sì, di strumenti potenti e prevaricanti.

L’unione delle organizzazioni sindacali, e delle loro strategie e pratiche, a livello nazionale e “multinazionale”, sarebbe certamente un lungo e fermo passo nella giusta direzione: quella di entrare nella “lotta di classe” della nuova epoca.

TAG: bce, euro
CAT: Sindacati

Un commento

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  1. vincesko 4 anni fa

    RICCHI E POVERI: Si tratta semplicemente della antichissima guerra tra i ricchi e i poveri, ed i ricchi, resisi conto che nel “trentennio d’oro” erano diventati meno ricchi ed i poveri meno poveri, dopo averlo fortemente voluto, pianificato, organizzato ed attuato a partire dalla fine degli anni ’70 del secolo scorso, hanno stravinto. Controllando, com’era nei loro piani, in primo luogo l’università e la tv, veicoli principe dell’“indottrinamento” delle élite e della “manipolazione” delle masse.[1] NEO-LIBERISMO: Università che hanno approntato la base teorica della rivincita del ceto dominante: il neo-liberismo, che è l’ideologia al soldo dei ricchi e dei potenti, una religione[2] fallace[3] propalata dai loro sacerdoti-utili idioti (docenti universitari, maitre à penser e adepti plagiati). Tale ideologia domina da 30 anni e ne fanno parte tantissimi che occupano posizioni apicali di Istituzioni pubbliche capaci di incidere anche pesantemente sulla vita di centinaia di milioni di persone.
    Soltanto il controllo delle Università e dei media e l’ammuina dei non ricchi rendono possibile il dominio di un’infima minoranza di straricchi potenti, egoisti, bulimici e spietati sul resto dell’umanità. E, soprattutto, la connivenza o almeno la corrività dei rappresentanti politici, socialisti inclusi. UNIONE EUROPEA: Anche l’Unione Europea è stata marchiata a fuoco dallo stigma dello stesso peccato originale: tutta la costruzione europea è determinata, non dal Manifesto di Ventotene del massone progressista Altiero Spinelli e altri, ma dal progetto conservatore e neo-oligarchico dei massoni Kalergi, Monnet, Schumann e altri, con un’impostazione liberistica e deregolamentata del mercato, un parlamento europeo privo di poteri e la prevalenza della burocrazia. Ma ciononostante… Contrariamente a quel che sostengono esperti come Barra Caracciolo, che danno un’interpretazione pessimistica e ribaltata, ma poi aggiustano il tiro,[4] a mio avviso gli attuali Trattati europei (TEU e TFUE), vedi in particolare l’art. 3, permetterebbero già ora di concretizzare, in parte, la visione democratica, liberale, solidale, a favore del popolo europeo del Manifesto di Ventotene di Spinelli e NON quella neo-oligarchica, liberista e burocratica dei massoni reazionari Kalergi, Monnet, Schumann. Infatti, “Sono l’Ue e la Bce a non rispettare i trattati europei”.[5] LA PRESA DELLA BASTIGLIA: Purtroppo, i partiti e gli intellettuali eterodossi si trastullano con gli inutili appelli e non seguono la strada maestra del ricorso alla legge. Le teste pensanti di stampo progressista – massoni e non – ci sono ancora; ed hanno l’appoggio di milioni di individui chini come me sulla tastiera del pc. Mancavano le braccia per dare l’assalto alla Bastiglia. Ora si può sperare che o i Francesi riprendano la Bastiglia e caccino il mediocre e colluso Hollande, che fa da chaperon[6] alla egemone Merkel, o i Sanders e i Corbyn conquistino democraticamente il potere. E portino, non la ghigliottina per i ricchi, ma semplicemente e “rivoluzionariamente” un nuovo trentennio d’oro, con più giustizia sociale, il ripristino dell’aliquota marginale del 92% d’imposta sui redditi (decisa negli anni cinquanta del secolo scorso dal conservatore Eisenhower!), un’imposta patrimoniale sia ordinaria che straordinaria sui ricchi per semplice equità, e la riduzione della finanza – adeguatamente ri-disciplinata[7] – da padrona del mondo al suo ruolo ancillare dell’economia. *** NOTE: [1] http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2016/04/13/gli-economisti-della-mezza-stagione/
    [2] La religione neo-liberista http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2846080.html oppure (se in avaria) http://vincesko.blogspot.com/2016/05/la-religione-neo-liberista.html [3] L’economia neoclassica: una pseudoscienza. Una discussione tra Sylos Labini e Boldrin http://www.roars.it/online/leconomia-neoclassica-una-pseudoscienza-una-discussione-tra-sylos-labini-e-boldrin/ [4] Helicopter money. Le soluzioni nascoste, ma non troppo, nei “poteri impliciti” di Quarantotto – 01 Maggio 2016 http://www.sinistrainrete.info/europa/7105-quarantotto-helicopter-money-le-soluzioni-nascoste-ma-non-troppo-nei-poteri-impliciti.html [5] Sono l’Ue e la Bce a non rispettare i trattati europei http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2837437.html oppure
    http://vincesko.blogspot.com/2015/09/sono-lue-e-la-bce-non-rispettare-i.html [6] UE, classifica (personale) dei mediocri http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2835140.html oppure
    http://vincesko.blogspot.com/2015/07/ue-classifica-personale-dei-mediocri.html [7] Bill Clinton, il liberista – Pubblicato da keynesblog il 16 maggio 2016 http://keynesblog.com/2016/05/16/bill-clinton-il-liberista/ .

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