Bambeo, il mio nemico immaginario

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27 settembre 2019

Ho iniziato a scrivere perché me lo ha suggerito il mio analista. Non ci sono altri motivi.

Anche perché la mia età sarebbe quella in cui le membra e la testa chiederebbero riposo, ozio e ancora riposo.

Ma no, la quiete non mi è concessa in questo mondo in cui – con energie ignote e per lungo tempo – mi sono sentito un po’ come il Gesù Cristo che portava fuoco sulla terra.

Cosa mi è successo, direte voi, ammesso che quel che mi è successo possa mai interessarvi?

È accaduto quello che solitamente accade in alcune albeggianti fasi della vita; mi si è palesato, con le sembianze di un occupante abusivo del mio inconscio, un enorme amico – o meglio, nemico – immaginario: Bambeo.

Bambeo è un essere strano, che in sogno diventa me.

Bambeo, a seconda di come si presenta nella mia onirica vita, è molto diverso.

Se si presenta nei giorni in cui non si è fatto la barba mi trasforma in un protofascita idiota, che parla come se gli dovesse venire un infarto da un momento all’altro, che ce l’ha in maniera ossessivo compulsiva con i negri di ogni fatta e misura, dice di continuo “mamma e papà” blaterando di bambini strappati (cosa significhi “bambini strappati”, sinceramente non l’ho ancora capito), si fa selfie anche nel sonno e si trangugia collanine sacre come fossero Fonzies.

Se invece si presenta nei giorni in cui è sbarbato, Bambeo è diverso. Parla un po’ più forbito, non riesce a dire dieci parole in cui non ci sia una battuta o una metafora che-se-la-senti-una-volta-pare-brillante-se-la-senti-due-ti-vien-voglia-di-menar-le-mani, cammina come un pavone a cui abbiano impiantato nel retto un bastone, si allaccia e slaccia la giacca ogni 20 secondi e – come l’altro – si fa selfie ritenendosi un Frank Underwood della povera gente, con l’intensità nociva dei colpi di un martello pneumatico.

Orbene, Bambeo mi ha rovinato il sonno e di conseguenza la vita, piombandomi – me ne sono reso conto grazie al mio strizzacervelli – nella ributtante attualità politica attuale, da cui mi ero soavemente alienato.

Stanco di svegliarmi ogni notte senza respiro, inzuppato nel mio ansiogeno sudore e preda delle più aberranti visioni ho seguito il consiglio: darmi voce, scrivere. Di Bambeo, dei miei incubi, degli incubi del Reale e di tutto quello che mi passa per la testa che, naturalmente, stia nel rassicurante recinto della decenza e in quello turbolento del non conformismo.

Sono vecchio. Ne ho viste tante e vissute ancor di più.

Ma una dimensione così fatua, priva di decenza e pregna di superficiale ignoranza come quella in cui viviamo oggi, lo confesso, non l’avevo mai vista.

Per questo, grazie a Gli Stati Generali, proverò a condividere, con chi lo vorrà, i miei pensieri.

Per sconfiggere Bambeo e tutti i suoi emuli.

Facebook:  R.D. Gnück

TAG: Bambeo, politica, sogno
CAT: società

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