Costume
Il pulpito e il peccato
Politica ultranazionalista: tra retorica religiosa e scandali privati. Un’analisi sull’ipocrisia dei valori tradizionali, da Kristi Noem ai casi europei di AfD, Orbán e della destra italiana.
Il pulpito e la camera da letto sono, da che mondo è mondo, i due poli opposti tra cui oscilla l’ipocrisia del potere. Eppure, nell’attuale stagione politica globale, questa tensione ha smesso di essere un semplice dettaglio piccante per trasformarsi in un vero e proprio canone estetico: quello della destra ultranazionalista che brandisce il crocefisso come una clava elettorale mentre, dietro le quinte, consuma esistenze che definire “libertine” sarebbe un generoso eufemismo.
Il recente terremoto che ha scosso le praterie del South Dakota, con il coinvolgimento di Bryon Noem in torbide chat fetish e travestitismo digitale, non è che l’ultimo fotogramma di una pellicola già vista, dove il “focolare domestico” è solo un fondale di cartone. La moglie Kristi, già punta di diamante del trumpismo e brevemente custode della sicurezza nazionale americana, ha costruito la sua ascesa sulla purezza dei valori rurali, salvo poi ritrovarsi a gestire un danno d’immagine che scoperchia un vaso di Pandora colmo di contraddizioni.

Ma il fenomeno non parla solo inglese. In Europa, il paradosso è diventato sistema. Si pensi all’Ungheria di Viktor Orbán, l’autoproclamato paladino della “democrazia illiberale” e della cristianità minacciata. Mentre Orbán riscrive la Costituzione per proteggere la famiglia tradizionale, i suoi fedelissimi inciampano fragorosamente: indimenticabile la fuga rocambolesca dell’eurodeputato József Szájer, architetto delle leggi anti-LGBT, sorpreso dalla polizia belga a scendere da una grondaia per sfuggire a un’orgia gay durante il lockdown. Un cortocircuito che riduce la retorica della “difesa dei valori” a una grottesca farsa.
Spostandoci in Germania, il caso di Alice Weidel, leader di Alternative für Deutschland (AfD), offre una variante ancora più complessa. Weidel guida un partito che fa della retorica anti-Islam e della famiglia nucleare il proprio vessillo, eppure vive una relazione omosessuale con una produttrice cinematografica originaria dello Sri Lanka, risiedendo per lunghi periodi in Svizzera. È la dimostrazione plastica di come l’ultradestra moderna sia disposta a digerire ogni incoerenza privata pur di mantenere l’efficacia del messaggio pubblico: la religione e la tradizione non sono fedi da vivere, ma insegne da esporre.
Anche l’Austria ha pagato il suo tributo a questa discrasia. Lo scandalo “Ibiza-gate” che travolse Heinz-Christian Strache, leader dell’FPÖ, rivelò un mondo di eccessi, promesse di corruzione e una vita notturna ben lontana dal rigore morale promesso ai propri elettori cattolici e conservatori. E che dire dell’Italia? Il nostro Paese è diventato un laboratorio a cielo aperto di questa “fede di facciata”. Abbiamo assistito a ministri che piangono in televisione per vicende sentimentali intrecciate a incarichi pubblici, come nel caso Sangiuliano, o a leader che baciano il rosario in piazza mentre la loro vita privata somiglia più a una sceneggiatura di una soap opera che a un catechismo.
C’è una sottile crudeltà in questo gioco: la pretesa di normare la vita degli altri attraverso la fede, mentre si rivendica per sé una libertà assoluta, quasi prepotente. Dalla pastora evangelica White-Cain che santifica Trump nonostante i suoi trascorsi con le pornostar, fino ai nuovi scandali che colpiscono il cuore del Viminale italiano o i vertici del Dipartimento della Sicurezza Interna statunitense, il filo conduttore è lo stesso. La religione viene ridotta a marketing identitario, un modo per dire “noi siamo i buoni” senza dover fare lo sforzo di esserlo davvero.
In questo scenario, la “giugulare che scoppia” o il pianto a reti unificate non sono segni di pentimento spirituale, ma l’irritazione del mago che vede il trucco svelato davanti al suo pubblico. La domanda resta sospesa: quanto può reggere un castello di carte dove il Vangelo serve a vincere le elezioni, ma viene regolarmente dimenticato una volta chiusa la porta di casa? Forse, finché l’elettore preferirà una rassicurante bugia su un altare a una scomoda verità laica.
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