Il tradimento della storia

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6 Agosto 2017

Periodicamente, in maniera più o meno seria, riappare nel dibattito pubblico il tema della cosiddetta, e riprendo il titolo del famoso libro di Carlo Alianello, “conquista del Sud”. Tema che, al di là della querelle storica che impegna da anni la ricerca scientifica, la letteratura in merito è davvero sconfinata, assume una valenza politica forte se riferita alla condizione del meridione in questi oltre centocinquant’anni di unità d’Italia. Semplificando, non solo ci si chiede se il destino del mezzogiorno sarebbe stato diverso qualora il processo unitario non fosse avvenuto. Come si sa, la storia non si fa col senno del poi e, soprattutto, si fa tenendo conto di quello che effettivamente è stato e non di quello che poteva essere, quindi una risposta a questo quesito nessuno potrebbe darla. Personalmente – guardando  la vicenda sine ira et studio, cioè con occhio libero da pregiudizi o preconcetti – ho l’impressione che, il revisionismo esasperato – quello che da una risposta affermativa alla domanda e che è alimentato da alcune frange nostalgiche e fortemente intrise da conservatorismo – tradisca la verità storica e, quel che è più grave, offra un comodo alibi per scaricare le grandi colpe di cui si è macchiata la classe dirigente meridionale, la vera responsabile del mancato sviluppo del Mezzogiorno. Questo non significa che non si debba riflettere e, magari, denunciare gli errori, non certo gli orrori come qualcuno maliziosamente tende ad insinuare, che hanno segnato il processo di “annessione” delle province meridionali al Regno d’Italia. Se ne deve parlare, e come !, ma in termini pacati e soprattutto costruttivi, senza lasciarsi andare alle mistificazioni storiche che tendono a rappresentare il Mezzogiorno preunitario come una sorta di Eldorado saccheggiato dal perfido Nord. Senza dare la stura a polemiche, purtroppo per chi afferma il contrario, quel Mezzogiorno tanto decantato dai nostalgici ancient regime, salvo qualche area d’eccellenza – Napoli di grande tradizione culturale è sicuramente la più interessante fra queste -, era un mondo arretrato, in mano ad un ceto dominante tanto arrogante che ignorante fuori dalla storia, irresponsabile e sordo ad ogni richiamo al nuovo, che pretendeva di perpetuare rapporti economico-sociali non in linea con le conquiste del tempo. Un mondo superato che, e qui mi sento di azzardare un’ipotesi, difficilmente si sarebbe potuto evolvere rompendo così le catene del sottosviluppo e della arretratezza. Mi pare dunque puro autolesionismo alimentare rimpianti e nostalgie, fuori luogo, che troppo spesso travisano la verità storica scantonando, perfino, nel gossip più becero, il caso delle dicerie su Garibaldi ne è esempio. Proprio questo ragionamento mi porta a considerare sorprendente l’approvazione, da parte del consiglio regionale della Puglia, di cui è presidente il tanto contorto e quanto ambizioso ex giudice Emiliano, della cosiddetta “Giornata per le vittime meridionali dell’Unità d’Italia” accogliendo una proposta proveniente, tanto per cambiare, dal Movimento 5Stelle. Nel merito, a parte la esagerazione del termine “memoria” ormai tanto inflazionato da rischiare di comprometterne il significato, questa decisione suona implicitamente come giudizio storico, c’è infatti in essa un riconoscimento del carattere di vittima del Meridione e dei meridionali per quanto riguarda il processo unitario accreditando quello che è un evidente e palese falso storico. Aggiungo che, atti come questo non possono che essere tacciati di palese irresponsabilità, essi si iscrivono infatti nella logica confusionaria della frantumazione del già debole legame di solidarietà nazionale. E questo è ancor più grave in un momento nel quale invece esiste la necessità di raccogliere il massimo di unità e di solidarietà dell’intero Paese per rispondere alle sfide drammatiche del tempo presente.

TAG: Brigantaggio, Meridione e unità d'Italia, movimento cinque stelle, Regione Puglia, Revisionismo storico
CAT: Storia

4 Commenti

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  1. dionysos41 3 anni fa

    Al rigo 13° c’è un “alla classe dirigente” che andrebbe corretto con “la classe dirigente”. Ma un po’ tutto il pezzo è viziato da una scrittura sciatta e talora palesemente scorretta. Ciò premesso, condivisibile ciò che vi si afferma. Il revisionismo storico del processo unitario del paese può partire da un’esigenza giusta di rimettere in ordine i fatti. Ma un uso ideologico della correzione di certi luoghi comuni non aiuta certo a comprendere il fenomeno complesso e per certi versi miracoloso con cui l’Italia, da sogno letterario, è diventata una Nazione. E sono d’accordo sull’inefficienza e inerzia della classe dirigente meridionale. Il guaio, mi sembra, è che al nord non vi si sia contrapposta, salvo eccezioni, una classe dirigente più efficiente. La burocrazia sabauda, per esempio, era ancora più arretrata di quella borbonica del Regno di Napoli. Lombardo Veneto e Toscana erano i veri propulsori moderni del paese. Ma l’Unità fu condotta avanti dal Piemonte, da Cavour, e non dalla Lombardia di Cattaneo. Possiamo rimpiangere che sia avvenuto così, ma dobbiamo farne i conti. E, ripeto, fu quasi un miracolo. Quello che dispiace, in tutta questa storia, che le forze di quel miracolo siano state sempre espressione di una ristretta minoranza politica e intellettuale. In seguito hanno finito con il prevalere altre forze. E ne subiamo ancora il contraccolpo. Il fascismo nonfu una parentesi, come voleva Croce, ma l’emergere, come affermava Nino Valeri, di una costante strutturale della cultura politica italiana. Non me ne voglia Emiliano, ma questo riconoscimento fa parte proprio della stessa cultura da cui è nato il fascismo, qualunque sia la collocazione politica che invece egli creda di occupare. Il suo localismo, vittimismo, non è in contrasto con il nazionalismo enfatico di Mussolini: ne è solo l’atra faccia.

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  2. beniamino-tiburzio 3 anni fa

    Non mi pare che al rigo 13° ci sia qualcosa da correggere. Dionysos41, peraltro, sembra in accordo con l’articolista. Che il Lombardo-Veneto se la passasse meglio della Monarchia Sabauda mi pare chiaro, e quasi tutti concordano. Anche nel resto non vedo punti controversi. Salvo sulla sciatteria che non mi pare sia presente.

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  3. dionysos41 3 anni fa

    Caro Beniamino Tiburzio, al rigo 13° non c’è più il problema, perché chi ha scritto l’articolo ha corretto l’errore e “alla” è diventato, correttamente “la”, cioè l’articolo del soggetto e non una preposizione articolata che la costruzione della frase non permetteva.. Quanto alla sciatteria, non è questo il luogo di un’analisi stilistica, ma è evidente a chiunque sappia che cosa sia lo stile. Periodi inutilmente lunghi, subordinazione impacciata, sono i sitomi principale di questa sciatteria.

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  4. carlo-manfredi 3 anni fa

    Mah. Se questo è il punto, allora anche l’ultimo commento di dionysos è sciatto. Virgole messe a caso e una subordinata evitabile. Il tutto in dieci righe.

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