In Ucraina si gioca una parte importante del presente e del futuro dell’Europa

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9 ottobre 2018

L’Ucraina è uno stato grande due volte l’Italia e con oltre 42 milioni di abitanti, ma fino al 1991, anno dell’indipendenza e della fine dell’Urss, di cui faceva parte, i giornali se ne sono interessati poco o nulla. Kiev era più conosciuta come una delle principali città sovietiche che come la capitale dell’Ucraina. Negli anni successivi la stampa si è occupata dell’Ucraina in occasione di alcuni passaggi cruciali. In particolare, nel 2004, al tempo della rivoluzione arancione, ovvero della ribellione pacifica che, denunciando irregolarità e brogli elettorali, portò alla deposizione del presidente filorusso Janukovič e a nuove elezioni che videro la vittoria di Juščenko, democratico e fautore di una politica più in sintonia con l’Unione Europea. E nel 2013, in occasione di Euromaidan, ossia delle manifestazioni di protesta iniziate la notte del 21 novembre in seguito alla sospensione, di nuovo ad opera di Janukovič, del trattato di associazione e libero scambio siglato con l’Unione Europea per riattivare relazioni economiche più strette con la Russia, e proseguite nei mesi successivi, fino ai drammatici eventi accaduti tra il 18 e il 20 febbraio del 2014, quando decine di manifestanti furono uccisi dalla polizia e dai colpi sparati dai cecchini. Alla fine degli scontri il bilancio, pesantissimo, fu di oltre 100 morti tra i manifestanti e di più di dieci caduti (le fonti non sono concordi sul numero delle vittime) tra le forze di polizia. Centinaia i feriti.

Più in generale, l’informazione sulla situazione politica dell’Ucraina è stata spesso carente o in qualche misura lacunosa. Proprio con l’obiettivo di colmare questo vuoto Massimiliano Di Pasquale, che in quelle regioni ha viaggiato e vissuto a lungo e che già aveva pubblicato Ucraina, terra di confine (Editrice il Sirente, 2016), un saggio ampio e approfondito sulla storia delle regioni ucraine, ha scritto Abbecedario ucraino. Rivoluzione, cultura e indipendenza di un popolo (Gaspari, 2018).

Scrivendo delle monografie su una serie di temi chiave – schema che forse in qualche caso rende meno automatico collegare situazioni connesse tra loro, ma che agevola l’approfondimento dei singoli temi trattati -, dall’Euromaidan alla Crimea, Di Pasquale ci porta dentro le pieghe della storia più lontana e recente dell’Ucraina. E lo fa unendo l’attenzione per il presente del buon giornalista e lo sguardo sul passato dello storico. Il saggio racconta nei particolari le vicende della rivoluzione arancione, sottolineandone l’importanza storica e gli esiti politici deludenti. E ancora spiega le diverse fasi di Euromaidan e le trasformazioni che di settimana in settimana segnarono la protesta e la composizione dei manifestanti. Inoltre, Di Pasquale torna sulle conseguenze drammatiche delle vicende di Euromaidan, ovvero l’annessione, in seguito al referendum del 16 marzo del 2014, ritenuto illegale da Unione Europea e Stati Uniti, della Crimea alla Federazione Russa e la guerra, esplosa nell’aprile del 2014, nel Donbas tra gruppi di separatisti filo-russi, sostenuti dall’esercito russo (sebbene la Russia lo neghi), e l’esercito ucraino.

Queste e molte altre vicende nel saggio vengono esposte con uno stile essenziale e attento ai fatti. Fatti che tutti, e soprattutto chi lavora nel campo dell’informazione, dovrebbero conoscere bene per farsi un’idea più precisa sulle evoluzioni politiche che riguardano quelle regioni e per esprimere un’opinione libera e motivata, per esempio, in merito alle sanzioni stabilite dall’Ue nei confronti della Russia. Il saggio aggiunge diversi tasselli utili a comprendere meglio le contraddizioni che hanno caratterizzato la storia dell’Europa orientale. E’ un tema articolato e che, per quanto possibile, andrebbe analizzato in maniera organica, mettendo a fuoco tensioni e relazioni complesse, che toccano politica ed economia, e difficili da leggere in modo univoco, che nel tempo si sono sviluppate tra le popolazioni di quelle regioni. Si tratta di una porzione di Europa ampia, che va dall’Ucraina alle repubbliche baltiche, stretta lungo i secoli tra le dinamiche dell’espansionismo russo e le sue diverse fasi (in alcuni casi espansionismo territoriale, in altri politico e culturale), forse inevitabili, se viste in una prospettiva storica, e di cui non si possono trascurare gli aspetti traumatici, e istanze diverse e in molti casi contrapposte.

In copertina: manifestanti a favore dell’Ue a Kiev il 27 novembre 2013 in piazza dell’Indipendenza. Foto di Mstyslav Chernov.

TAG: Crimea, Cultura, Euromaidan, europa, Rivoluzione arancione, russia, ucraina, Ue
CAT: Storia

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