Gilgameš e il Grande Mazinga

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5 settembre 2019

Gli uomini, scimmie nude adattivo-competitive in branchi, si raccontano delle storie per tenere coeso il gruppo contro un altro gruppo, o per darsi un senso intorno al fuoco. Oggi il nuovo fuoco sono i social, o la#maratonamentana. Tali storie cercano di schematizzare il caos che le loro menti emotive non riescono a tollerare, dando forma e contenuto al loro commercio col mondo. Gli uomini hanno un mondo,  fatto di immaginazione e narrazione. Gli animali non si raccontano storie. Forse anch’essi hanno un mondo, ma senza farsi tante storie.

Le storie si avvicendano, ma fondamentalmente hanno un’unica struttura, secondo alcuni, mentre secondo altri, hanno due o tre strutture di fondo, ricorrenti. La struttura di fondo, secondo Campbell, ad esempio, e che viene sempre ripetuta con protagonisti dai nomi mutati, è quella del “viaggio dell’eroe” che combatte contro il male, incarnato in una figura negativa, e risolve la crisi sociale grazie al rischio della propria vita e coll’aiuto di un mentore, sconfiggendo il male e aggiustando la situazione, quando tutto sembrava perduto.  L’apparente debolezza iniziale dell’eroe, tramutata in consapevolezza drammatica della propria forza, su consiglio del mentore, fa coalizzare il gruppo su di lui, e quando egli vince il gruppo lo esalta a eroe. Ma lo stato di rinnovata pace che si è venuto a creare  cede presto il passo a una nuova crisi, ed ecco arrivare un altro eroe, e cosi via/e così sia.

Grandi vecchi mostri onnipotenti, giovani deboli e furbi che li sconfiggono, mostri e  draghi, contro valorosi eroi, Davidi contro Golia,  Godrake contro Vega, Mazinga グレートマジンガ contro  Grandi Signori delle Tenebre, Cavalieri Jedi contro il Lato oscuro della Forza, il Popolo contro le  Elites, i sovranisti radicati nella terra-sangue contro i globalisti apolidi e sradicati, e bla bla bla. Tutte variazioni di una identica struttura matrice di storie.

Non c’è  regista, non c’è  film, siamo noi che costruiamo, narrando, gli eventi, il film e il personaggi. Noi, o meglio la nostra mente.

Non esiste una realtà al di fuori dalla narrazione che i gruppi ne danno, perché  tutto avviene secondo il caso e la necessità. Forse la  metastruttura di ogni narrazione fa parte della stessa necessità. O forse no, è un utensile che ha successo e si trasmette culturalmente – travestito in una storia – come l’uso della pietra scheggiata, l’arte di pescare, la scoperta della gestione del fuoco, la fusione di metalli, le tecniche della caccia e della guerra, etc.

Da settimane torno a rivedere questo speech dell’editorialista del Guardian George Mombiot su Ted e lo trovo molto ma molto  convincente. Merita ascoltarlo un paio di volte. E poi andarsi a rivedere, chessò, Star Wars o i twitter di Salvini.

Mombiot: The new political story could change everything

TAG: comunicazione, Cultura, narrazioni politiche, storytelling, TED
CAT: Storia, Teoria Economica

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