Vogliamo tutto! Il ’68 di ErosAntEros

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19 novembre 2018

E’ un tempo che celebra tutto e non ricorda niente. Si commemora, si consuma il momento, poi si continua verso il nuovo passato da ricordare.

Al 2018 sono toccati – nella selva di anniversari – il centenario della fine della Prima Mondiale e della nascita di Nelson Mandela, il cinquantenario della morte di Martin Luther King, i quarant’anni dall’omicidio di Aldo Moro, e tra i momenti storici il più controverso anno simbolo dell’immaginazione al potere, il 1968.

Qui si parlerà di un lavoro teatrale dedicato al Sessantotto italiano. Non si pone una sfida facile a chi si confronti in senso artistico-estetico con la complessità e le contraddizioni di quell’anno scolpito nella storia contemporanea, mezzo secolo dopo. Ne è stata scritta di materia a riguardo, decine di film, documentari, lavori teatrali.  I rischi di retorica nostalgia, di autocritica e semplificazioni astratte sono alti almeno quanto l’urgenza e il coraggio dell’azione creativa.

Nel tempo che solleva dibattiti pubblici per stabilire se esista ancora una borghesia, se ancora si possa parlare di classi sociali o di classi culturali senza che un operaio laureato si senta confuso, si deve declinare il discorso storico in termini spettacolistici per riscattare la partecipazione di pubblico; un pubblico nell’idea (anche sessantottina) di popolo-identità collettiva che non sia solo quella riabilitata dal discusso neo-populismo di governo. Le celebrazioni – così come le feste nazionali – addolciscono la questione piuttosto amara e complessa dell’educazione civica e dei suoi attori politici. In tal senso, le istituzioni che appoggiano produzioni teatrali a sfondo civile, rivelano di avere compreso la forza peculiare del teatro, la sua prossimità al pubblico, la vocazione al contatto fisico immediato tra attore e spettatore, tra la vita e i suoi spettri. In teatro la frattura tra arte e quotidiano si riduce alla reale possibilità di un incontro.

Dalla spinta del Polo del ‘900 di Torino e del TPE-Teatro Piemonte Europa, è partita la gestazione del progetto Vogliamo tutto!, spettacolo di Agata Tomšič e Davide Sacco, attrice e drammaturga lei, regista e video-fonico lui; assieme sono ErosAntEros, giovane formazione teatrale di ricerca e impegno politico che ha battezzato il nuovo lavoro proprio nella città di Mirafiori, nella sala ‘900 dell’omonimo polo culturale.

Col titolo più famoso di Nanni Balestrini e il suo imperativo esortativo “Vogliamo tutto!”, questo lavoro è un flusso continuo di parole e immagini di una forza lacerante, dove presente e passato collidono e aderiscono attraversando il corpo di una sola figura in scena. Composito in senso multimediale, il lavoro è tracciato da monologhi e interviste (di repertorio e rivolte ad attivisti di oggi) incarnati da una voce femminile capace di farsi “tanti, tutti” attraverso minimi dettagli espressivi e una modulazione vocale messa a dura prova dai diversi cambi di registro; la giovane si rivolge alla microcamera di uno smartphone che la ribalta in streaming su un grande schermo alle spalle. Il ritardo dell’immagine trasmessa destruttura il discorso come vorrebbe la poetica avanguardistica di Nanni Balestrini, lo sdrammatizza e lo enfatizza allo stesso tempo. Uno smartphone fissato a un cavalletto diventa il tramite verso il pubblico a cui l’attrice si concede quasi sempre di profilo, in una penombra di solitaria esaltazione. Questa solitudine amplificata sullo schermo, sommersa da cori, da voci isolate amalgamate a musica, alternata a decine di immagini collettive, è il marchio poetico che nei lavori di ErosAntEros supera la pretesa di una linea narrativa. Si vogliono mostrare, evocare e confrontare i principali elementi strutturali del ’68 con quelli verosimilmente paragonabili del nostro tempo. Grida e vociare continui in una moltitudine di frammenti video che ritraggono studenti, operai, intellettuali nelle varie piazze d’Italia, nelle manifestazioni di cinquant’anni fa come in quelle più recenti, fino alla questione TAV dei giorni nostri. Una narrazione sincopata per voce e filmati che accostando passato e presente riesce a inviarci l’idea di una lotta sociale che continua, nel tempo fermo della storia, tra il potere che in varie forme reprime e una moltitudine che con disarmata convinzione vi si oppone. Ma questa moltitudine oggi è relativa, frammentata e incerta, indebolita da decenni di cosiddetto “riflusso nel privato” (formula nata per indicare il disimpegno politico e sociale alla fine degli anni ’70), dal progressivo sbiadimento delle ideologie e della cultura politica a favore di una ricerca di stabilità individuale. La voce della collettività diventa il primo elemento sonoro dello spettacolo di ErosAntEros in contrasto con le voci dell’individuo-attrice che affronta il pubblico sola, trasmessa da uno smartphone.

Una delle rappresentazioni di Vogliamo tutto! al Polo del ‘900, ha ospitato il saggista e studioso Guido Viale, ex dirigente di Lotta Continua, formazione nata in seno al movimento operai-studenti di Torino, città di primarie convergenze rispetto alle direttrici del ’68 italiano. Torino, drammatica città simbolo dell’operaismo che oggi stenta a riconoscerla, anche perché rinato altrove, nella logistica emiliana ad esempio, nelle cellule delle autonomie sindacali.

La presenza di Guido Viale invitato a intervenire dopo lo spettacolo, ha dato vita a un corto circuito della memoria: un uomo del ’68 integrato nei conflitti del periodo fino ad essere arrestato, racconta con voce quieta e sognante la sua lotta che perdura nella contemporaneità, attraverso libri, interventi pubblici e ricerche, nel palpito di emozioni  e ricordi che si ricreano ad ogni incontro con la gente, col sorriso affabile di chi ha accettato l’inutilità della storia e pure va avanti. Sospensione temporanea delle ansie da oscurantismo attuale, fine del dibattito, applausi. Tanti commossi applausi.

TAG: '68, ErosAnteros, Polo del '900, teatro, Torino, TPE
CAT: Teatro

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