Non solo Cecchinato, il tennis italiano può ben sperare per il futuro

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6 giugno 2018

L’uomo del momento è sicuramente lui, Marco Cecchinato, 25 anni, arrivato al Roland Garros da semi sconosciuto al grande pubblico e in grado di finire sulle prime pagine dei giornali: giustamente osannato come un eroe nazionale. In tempi di delusione calcistiche, ci pensa almeno il tennis a tenere alti i colori azzurri. La storia del giovane palermitano ha tutti i crismi di una favola, che peraltro non è finita visto che c’è una semifinale da giocare contro l’austriaco Thiem. E, a vederla come una narrazione, sembra proprio una riscossa dell’italica racchetta, un romanzo che dopo anni di (pochi) alti e (tanti) bassi annuncia una svolta. Tanto che nello stesso lunedì 4 under 25 raggiungeranno la migliore posizione mai occupata. All’orizzonte, un orizzonte in avvicinamento, si intravedono tennisti interessanti, come Matteo Berrettini (al numero 79) e Lorenzo Sonego (120), che – guarda caso – da lunedì avranno conquistato il loro best ranking in carriera, insieme a Cecchinato (che balzerà, nella peggiore delle ipotesi, al numero 27). Con lo sguardo rivolto sempre alla speranza di rifioritura di Gianluigi Quinzi, indicato da anni come il miglior talento azzurro ma che fatica a imporsi. Anche per lui, nonostante le difficoltà, c’è un risultato mai ottenuto finora: l’ingresso tra i primi 200 al mondo (esattamente sul gradino 198).

Cecchinato, con questo exploit, si mette a traino di quella next generation che il tennis italiano attendeva dopo Bolelli, Seppi, Lorenzi e sì, anche dopo Fognini (che si colloca in un’età di mezzo tra i più esperti e le promesse in crescita). Il 25enne palermitano ha già compiuto un mezzo capolavoro nel ranking Atp (per i meno avvezzi alla racchetta è la classifica mondiale): entrare nei primi 30 in pochissimi mesi. Diventando così il secondo italiano, poco dietro Fognini (un risultato migliorabile in caso di successo contro Thiem, peraltro). Ma adesso, per lui, viene il bello. Ed è suo compito renderlo davvero bello. La costruzione della sua classifica è basata sul grande risultato che ha ottenuto al Roland Garros e dal successo al torneo di Budapest giocato ad aprile: questo gli spalanca una prateria per scalare posizioni su posizioni nei prossimi mesi, a patto che riesca a dimostrarsi competitivo anche su altre superfici oltre alla terra rossa. Insomma, dalle prossime settimane in poi potremmo capire quanto potrà farci ancora sognare Cecchinato. Le sensazioni, soprattutto sulla tenuta mentale, sono eccellenti.

Ma non c’è solo Cecchinato a dare il sorriso. Berrettini, 22 anni, prima dell’esplosione improvvisa di Cecchinato, sembrava l’indiziato numero uno a rubare la scena – di qui a un anno o poco più – a Fognini, che resta comunque il primo azzurro nel ranking (in 18esima posizione). Le buone prestazioni a Roma (eliminazione al secondo turno per mano di Alexander Zverev) e a Parigi (eliminazione al terzo turno contro Thiem) sono un segnale della buona confidenza con la terra. A cui, però, si aggiunge un’ulteriore certezza: il giovane romano ha già dato dimostrazione di essere valido sulle superfici veloci, ottenendo il pass per il tabellone degli Australian Open (seppure come lucky loser) e accedendo agli ottavi di finale a Doha, dopo aver passato le qualificazioni. L’attesa è tanta, magari pensando a qualche bel colpo a Wimbledon.

L’elenco delle speranze azzurre prosegue con Sonego, 23 anni, che rispetto a Cecchinato e Berrettini deve fornire qualche conferma in più: già nel 2016 agli Internazionali di Roma aveva strappato applausi a scena aperta. Da allora c’è stato un saliscendi nel ranking, fino all’ingresso in pianta stabile (nel 2018) tra i primi 150. La soglia dei top 100 non è lontana, la maturazione è ancora in corso: nel suo percorso di classifica figurano ancora i Futures. Toccherà aspettare un po’ magari, tenendo comunque accesa la lanterna dell’ottimismo.

E invocando l’ottimismo non si può che chiudere con Quinzi, il talento più atteso dei nati dopo il 1995. Tra gli juniores ha incantato, ma – come spesso accade nel tennis – il salto tra i big si sta rivelando piuttosto duro. Alla fine del 2017, partecipando (da invitato con la wild card) alla competizione dei migliori giovani, la Next Gen Finals di Milano, aveva dato ottimi segnali, confermati dalla graduale ascesa in classifica: dalla posizione 327 di novembre alla 198 di lunedì. Forse è presto per gridare alla rinascita, ma non è eccessivo nutrire speranze. Soprattutto vedendo che quattro giovani italiani hanno migliorato la loro posizione. Con l’obiettivo di andare ancora più in alto.

TAG: Rolando Garros, tennis
CAT: Tennis

Un commento

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  1. saul-lagan 4 mesi fa
    Terrei d'occhio Giacomo Dambrosi (2001), h. 2,01, servizio oltre i 200 km/h, mobilità di gambe, forse ancora fragile psicologicamente. Ma a meno di 17 anni è comprensibile
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