Andrea
Staiti

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Insegno Filosofia Morale all'Università di Parma, dopo sono rientrato con il programma Rita Levi Montalcini dopo aver lavorato per anni a Boston College, nel Massachusetts (USA). Mi interessano in particolare la fenomenologia di Husserl e i suoi nessi con altre correnti filosofiche di inizio Novecento.

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Ultimi commenti

Pubblicato il 05/05/2020

in: Conte, i filosofi, il COVID-19 e la rovina dello scientismo

Carissimo, grazie del commento. Ci tengo a farle notare però che MAI nel mio articolo ho scritto che auspico che venga riaperto tutto. La invito a trovare una sola riga leggibile in quel senso. Oramai siamo abituati ai ditini su e i ditini giù, quindi o sei pro chiudi tutto o sei pro apri tutto. [...] Io non sono un politico, né uno scienziato naturale. Sono d'accordo con lei che il famoso "liberi tutti" (espressione che francamente non si può più sentire...) sarebbe sbagliato in questo momento, ragione per cui non ho voluto sostenere che sia la soluzione. La soluzione non la so, ma sicuramente non è continuare a tenere chiuso tutto finché i contagi staranno a zero o arriverà il vaccino. Il punto non è neanche che la politica si fa dettare l'agenda dagli scienziati, il punto è che la politica li usa come escamotage per non decidere o prendersi una responsabilità solo verbale delle proprie decisioni. Il famoso Burioni dice la stessa cosa qui: https://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2020/05/02/burioni-ora-delle-decisioni-difficili_J6BkTyw5mqs1750IASfu0L.html Quindi, restiamo nei limiti di quello che ho scritto. Ho scritto che le parole di Conte tradiscono un certo scientismo, che lo scientismo è un errore anzitutto perché si basa su un'immagine distorta della scienza e che la politica, nel decidere, deve tener conto di una pluralità di valori ed esigenze sociali. Non ho scritto che bisogna riaprire tutto e non ho scritto che l'economia viene prima della salute.

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Pubblicato il 02/05/2020

in: Conte, i filosofi, il COVID-19 e la rovina dello scientismo

Gentilissimo, grazie del commento. Come al solito gli -ismi sono difficili da maneggiare e non hanno confini rigorosamente definiti. Segnalo soltanto che nella letteratura filosofica attuale il termine scientismo è usato per lo più per indicare quell'atteggiamento filosofico per cui la scienza naturale è l'unica legittima fonte di sapere e l'unica fonte di certezza relativa [...] a ciò che esiste e non esiste. Così usa il termine Alex Rosenberg (che si definisce scientista) e così lo usa, ad esempio, John McDowell, che critica lo scientismo. Che poi il termine si possa usare o sia stato usato anche in altri modi, non lo metto in dubbio. Mi pare però che proprio per questo motivo esso possa essere estrapolato dal contesto filosofico e applicato in generale ovunque si ritenga che l'unica fonte legittima di sapere e l'unica base credibile per prendere decisioni sia la scienza naturale. Mi permetto però di far notare una cosa. Nel mio articolo non parlo mai di una "supposta volontà di dominio da parte della scienza", né critico le "scienze dure", né considero lo scientismo un errore (epistemologico o di altro genere) "degli scienziati". Per me le scienze dure vanno benissimo così come sono e gli scienziati non hanno alcuna volontà di dominio, né sbagliano in qualche modo. Ci tengo a rimarcarlo. Quello che dico è che gli scienziati vengono tirati per la giacchetta dai politici, che in questo manifestano una forma di scientismo diffusa e dalle origini antiche. Il politico che chiede agli scienziati di "dargli delle certezze incontrovertibili" (cit. Ministro Boccia) o che sostiene di aver deciso "in base alla scienza" (cit. premier) secondo quello che dico attribuisce alla scienza il potere di giustificare direttamente scelte politiche. Io ritengo che questo non sia né possibile, né auspicabile perché la scienza e la politica operano in due modi molto diversi. Detto questo la politica deve continuare ad ascoltare la scienza, ci mancherebbe, e a tenere conto delle sue scoperte e indagini nel prendere decisioni. Non può però usarle come schermo facendoci credere che dati questi numeri, dati questi grafici, date queste curve e quant'altro c'è una e una sola decisione politica che ne consegue, come in una specie di sillogismo. Visti i numeri, i grafici, le curve, sentito il parere (plurale) degli scienziati il politico vero decide ponendosi il problema del bene comune, che è sempre un'armonizzazione di diversi valori e diverse istanze, non il sacrificio unilaterale a un solo valore catapultato alla sommità della gerarchia valoriale a colpi di decreto. Ho ricevuto diverse critiche e accuse per questa posizione, incluso quella di essere populista (?), neo-liberista (?), oscurantista (??), ci manca solo camionista e piastrellista e poi ho completato la collezione degli -ista. Credo però fermamente che sia una posizione equilibrata e ragionevole, quindi non è a colpi di -ista che sono disposto a rivederla, ma solo se mi si presentano validi contro-argomenti, di cui sono sempre grato a prescindere.

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Pubblicato il 02/05/2020

in: Conte, i filosofi, il COVID-19 e la rovina dello scientismo

...completo l'ultima parte del commento precedente segnalando comunque che la questione dell'episteme in Aristotele è controversa, tanto che alcuni distinguono un senso primario del termine (in sostanza platonico) da un senso secondario. Una lettura illuminante sul tema la trovate qui: https://plato.stanford.edu/entries/episteme-techne/#Aris

Pubblicato il 02/05/2020

in: Conte, i filosofi, il COVID-19 e la rovina dello scientismo

Grazie dei commenti! Rispondo: @dionysos41 Lo scientismo, almeno nella letteratura filosofica, designa proprio quella che Lei chiama un'idea distorta di scienza (ovviamente chi lo sposa non direbbe che è distorta). Non sono affatto d'accordo con l'accusa all'Italia come Paese analfabeta. Di scientismo è pervasa la letteratura filosofica anglosassone degli ultimi 50 anni. Consiglio la lettura della voce [...] "naturalism" sulla Stanford Encyclopedia of Philosophy. Filosofi in gamba come John McDowell e Thomas Nagel hanno reagito con critiche molto puntuali e a mio avviso condivisibili allo scientismo, ma credo che il testo più bello, profondo e convincente di critica dello scientismo sia La Crisi delle Scienze Europee e la Fenomenologia Trascendentale di Edmund Husserl. Se vuole consigli di lettura mi scriva volentieri! @giuliolepera Sulla posizione di Aristotele occorre andare cauti. Bisogna intendersi bene su come concepisca la scienza della physis. Consiglio una rilettura attenta del libro VI dell'Etica Nicomachea, dove della scienza (episteme) si legge: "Che cosa è, dunque, la scienza (episteme), se dobbiamo parlare con rigore e non tener dietro a similitudini, risulta chiaro da quanto segue. [20] Tutti ammettiamo che ciò di cui abbiamo scienza non può essere diversamente da quello che è: ciò, invece, che può essere anche diverso, quando è fuori dal campo della nostra osservazione, non si sa più se esiste o no. In conclusione, l’oggetto della scienza esiste di necessità. Quindi è eterno: gli enti, infatti, che esistono di necessità assoluta sono tutti eterni, e gli enti eterni sono ingenerati e incorruttibili." Più platonico di così...la differenza principale con Platone sta nella supposta SEPARATEZZA degli enti eterni, non nella loro natura incorruttibile e immutabile. La scienza aristotelica della physis è Platonica nella misura in cui i suoi principi non sono empirici. Sulla endoxa, è vero che si tratta una dimensione di doxa 'dignificata' che non troviamo in Platone, ma essa vale solo come punto di partenza quando dobbiamo orientarci inizialmente in un ambito di pensiero difficile e controverso. Ma all'inizio. L'endoxa non è mai un sapere definitivo, alla fine del percorso dovremo "convertire" l'endoxa in episteme. Quindi non c'è un 'endoxa' vs. 'scienze dure'. E proprio sulla politica facciamo molta attenzione. Da nessuna parte Aristotele dice che in politica regna l'endoxa. Come sottolinea bene Pierluigi Donini nel suo saggio magistrale sull'etica nicomachea "Abitudine e saggezza", l'endoxa in questo testo, il cui ambito d'indagine è, ricordiamolo, la politica, l'endoxa non gioca praticamente alcun ruolo, perché diversamente dalle speculazioni difficili della metafisica ecc., qui possiamo partire nelle nostre indagini con maggiore confidenza, essendo un terreno che ci riguarda da vicino. Quindi, attenzione, non confondiamo la famosa affermazione di Aristotele che da una scienza dobbiamo esigere soltanto la quantità di precisione che il suo oggetto consente, riferita alla politica, con la questione dell'endoxa, che nell'indagine etico-politica gioca un ruolo del tutto marginale.

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Pubblicato il 28/09/2017

in: Se l'Italia è un paese di merda, lo sono anche i suoi cittadini

Commento da accademico recentemente rientrato in Italia dopo anni all'estero. Secondo me il problema è a monte, cioè nel fatto che in Italia per assumere in Università bisogna fare dei concorsi fintamente 'oggettivi' con commissari esterni. Il fatto è che in qualunque istituzione o azienda, credo si abbia il sacrosanto diritto di scegliere chi assumere, [...] tenendo conto di tutti i fattori. Quello che succede in Italia è che essendo questo diritto negato sulla carta, viene di fatto esercitato nella realtà, 'truccando' i concorsi, aggiungendo così tutto uno strato di marciume che evaporerebbe alla luce del sole se un dipartimento potesse semplicemente decidere, previa visione di curricula e voto, chi assumere. Finché continuerà la foglia di fico dei concorsi, continueranno gli accordi sottobanco. Non è che mettendo Mazinger Z in commissione o aggiungendo altra burocrazia si cambi la sostanza. I concorsi sono un metodo inadeguato di reclutamento e vanno aboliti. Tra parentesi, se vuole un giorno le racconto un po' come vanno le cose in Germania.. loro sì che sono professionisti del concorso taroccato, noi al confronto siamo dei principianti!

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