Roberto
Biselli
BIO

Ultimi commenti

Pubblicato il 19/02/2017

in: A Napoli puoi lavorare tre anni. Gratis

Se è davvero in questi termini, perchè ormai bisogna dubitare di tutto, è semplicemente vergognoso, approfittare come sempre dei più deboli fra i deboli. Mi auguro che Cappuccio qui sollecitato sappia correggere al più presto il tiro e l'intenzione.

Pubblicato il 19/10/2015

in: Il Teatro è Stato? Scisma, politica e interventismo d'autunno

Come non essere d'accordo con Andrea Porcheddu quanto non si poteva non esserlo con Civica-Scarpellini: si potrebbe aggiungere che i teatranti, qui intesi in un generico insieme blogmatico, forse, dovrebbero riprendere in mano le redini della gestione della propria arte e agit-prop…di nuovo. Non essere più -consapevolmente, involontariamente, strumentalmente?- terminali o accrediti per direttori artistici, [...] assessori, critici, evocatori di mode e tendenze, ma protagonisti “di nuovo”, come in altre importanti stagioni di cambiamento del fare artistico, del loro destino, non solo creativo, ma politico, economico, esistenziale. Creare responsabilmente sistema, ricostruire una sostenibile e intelligente massa critica, come Ivrea, Volterra, Bologna, San Benedetto, solo per citare alcuni episodi topici del teatro italiano diciamo d’autore, ci hanno trasmesso e utopisticamente tramandato. Ma diventare “grandi” costa come sempre fatica, rinunciare al proprio io centripeto impegna inversamente stessa forza vettoriale, fare politica non dovrebbe essere letto come solo impegno “sindacalista”. Forse dovremmo tutti ricordarci che le vere e sole forze del cambiamento siamo noi e non aspettare che siano sempre gli altri, gli accompagnatori politici o estetici di turno, a indicarci la via, la linea, la chiave, la tendenza. Non dimentichiamoci mai che se la famosa legge sullo spettacolo dal vivo, non è mai passata in Parlamento, grande e grossa responsabilità è da far ricadere su di noi e le nostre misere logge e loggette di spartizione di quattro quattrini, a discapito dell'intero sistema teatrale italiano. Egocentrismo, malattia infantile dell’artistismo, potrebbe trasformarsi in un agire per linee trasversali, come già ottimi esempi indicano: i costanti e puntali aggiornamenti di Buone Pratiche, C.r.e.s.c.o. con le sue commissioni, lo spostamento di gestione, piccolo ma interessante, sulle residenzialità regionali. In Italia esistono molti centri e isole di positiva resistenza culturale, molto spesso decentrati dalla grandi città, “deromanizzati” mi verrebbe da dire: in lotta perenne con burocrazie, Stabili arroganti e accentratori di risorse, colleghi troppo spesso disponibili al voltaggabbanismo. Ma ricchi di persone, idee, proposizioni, creatività, azioni che stentano a ricucirsi in reti, questo sì, forse a causa di smarrimenti, stanchezze, disinformazione, paura: d’altronde siamo sempre noi gli anelli deboli della catena, i più ricattabili dall’ assessore, dal politico, dal direttore, dal critico di turno, ondivaghi e inafferrabili, come ahimè troppo spesso noi – e sempre noi- gli abbiamo consentito di essere. Allons enfants de la Patrie, le jour de gloire est arrivé Contre nous de la tyrannie L'étendard sanglant est levé!

Altro Chiudi
Pubblicato il 09/09/2015

in: Short Theatre o della Comunità senza futuro

Gent.mo Andrea condivido in pieno le tue come sempre arguto riflessioni, meno che per la Mongelli che ho trovato deliziosamente ironica. Un plauso al direttore Arcuri sempre sul pezzo. RB

CARICAMENTO...