Ugo
Rosa

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Mi esaurisco in sette lettere e a dire come mi chiamo non ci vuole niente: Ugo Rosa. E’ meno sbrigativo, invece, definire quello che faccio. Dopo aver fatto per anni, senza risultati di una qualche rilevanza economica, il mestiere di quello che prova a fare il mestiere di architetto (attività creativa tipicamente italiana) qualcuno ha cominciato a [...] dire in giro che io sarei “un critico” e questo suona già come un necrologio. Il prossimo passo perciò sarebbe l’epigrafe tombale che però risulta pure di difficile composizione: dovrebbe infatti stare più o meno a metà strada tra l’epitaffio del distratto (“Perse la vita”) e quello dell’esploratore (“Trovò la morte”).

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Ultimi commenti

Pubblicato il 14/04/2020

in: Per una epidemiologia della stupidità 4 - Una proposta indecente

Non posso dire di capire a perfezione la tua ma, naturalmente, la rispetto anch’io. Ad ogni modo, e per quanto possa pensar male della tua petizione, permettimi di riconoscere che è raro incontrare persone civili come te. Un saluto (sincero)

Pubblicato il 13/04/2020

in: Per una epidemiologia della stupidità 4 - Una proposta indecente

Assolutamente no, gentile Paolo. Semmai peggiora le cose perché rende la sua proposta del tutto ineffettuale (e anche un pochino offensiva) ma non per questo la migliora né la rende meno ingiusta. Vede, Paolo, non c’è alcun bisogno di beneficenza o di carità. Di questo se ne occupano le chiese. C’è bisogno di giustizia sociale. O [...] questo macello ci porterà ad un cambiamento in quel senso oppure (a furia di beneficenza “temporanea e volontaria”…) viaggeremo a velocità di crociera verso la barbarie e la distopia.

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Pubblicato il 13/04/2020

in: Per una epidemiologia della stupidità 4 - Una proposta indecente

Gentile Paolo, prego. Sono lieto che lei la pensi come me ma, non essendo un paragnosta, non ho potuto addentrarmi nelle sue segrete intenzioni. Ho potuto semplicemente prendere atto di ciò che lei ha scritto nel testo della sua petizione. La sorprenderà sapere che da lì quello che lei pensa, ahimè, non si evince. Di inappropriato [...] dunque, come vede, c’è solo una cosa: la sua petizione. Se avrà modo rettifichi :-) Grazie per il commento al mio commento. p.s. quanto al suo stipendio, la cifra era indicata ipoteticamente, espressa con un “mettiamo”, un punto interrogativo e la precisazione che mi riferivo, genericamente, allo stipendio “di un ordinario con discreta anzianità”. Che il suo stato di servizio sia diverso e lo stipendio inferiore non muta di un'acca il senso di quel che ho scritto. Se però la cosa può darle sollievo sostituisca mentalmente a quattromila (mettiamo :-) ) tremila.

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Pubblicato il 13/04/2020

in: Noi, garantiti dallo Stato, #diamociuntaglio e doniamo il #10percentoperlaCIGD

I privilegiati sanno sempre come passare per benefattori dell’umanità quando non fanno altro che tentare disperatamente di mettere al riparo i loro privilegi. Dunque facciamo due conti. L’esimio professor Gubitta guadagna (mi attesto sullo stipendio di un professore ordinario) circa 4.000 euro al mese. Con la sua pensata ne verserebbe generosamente 400. Gliene rimarrebbero 3700. Un [...] bidello ne guadagna 1200. Ne verserebbe 120. Gliene rimarrebbero un migliaio. Non si sa se ridere oppure piangere. Il “NOI” (questa perenne foglia di fico che i privilegiati tirano fuori ogni volta che c’è da pescare nel torbido) esiste solo nella testa dell’esimio professor Gubitta il quale, insieme ai suoi figli, molto generosamente non rinuncerebbero a un cazzo. Il bidello invece dovrebbe rinunciare a sopravvivere. Perciò la mia proposta sarebbe un’altra. In primis una bella patrimoniale per togliere il superfluo ai molti che ne godono. Poi chi guadagna (mettiamo) 4000 euro ne versa generosamente la metà. Tanto gliene rimangono in abbondanza per vivere. Il bidello, invece, non versa niente. Staremmo sempre 2000 a 1200 e il caro professore incasserebbe lo stesso 800 euro in più del bidello, che non sono bruscolini. Che ne dice l’esimio professor Gubitta che insegna (oggesù!) “Organizzazione aziendale”?

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Pubblicato il 18/10/2019

in: Lettera sui servi

Cosa penso di quelli come lei, Marco Bellarmi, è scritto qui sopra. Non ho altro da aggiungere: se vuole rilegga, altrimenti si accomodi altrove.

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