Ugo
Rosa

bio

Mi esaurisco in sette lettere e a dire come mi chiamo non ci vuole niente: Ugo Rosa. E’ meno sbrigativo, invece, definire quello che faccio. Dopo aver fatto per anni, senza risultati di una qualche rilevanza economica, il mestiere di quello che prova a fare il mestiere di architetto (attività creativa tipicamente italiana) qualcuno ha cominciato a [...] dire in giro che io sarei “un critico” e questo suona già come un necrologio. Il prossimo passo perciò sarebbe l’epigrafe tombale che però risulta pure di difficile composizione: dovrebbe infatti stare più o meno a metà strada tra l’epitaffio del distratto (“Perse la vita”) e quello dell’esploratore (“Trovò la morte”).

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BIO

Ultimi commenti

Pubblicato il 17/10/2018

in: Breve storia e tristissima

A un vigliacchetto nascosto dietro uno pseudonimo non serve dire ciò che è: lo sa benissimo. Qualora tuttavia le riuscisse di scrivere il suo nome e cognome senza vergognarsi di se stesso potrei quantificarle, oltre alla cialtroneria (che rimarrebbe, non si preoccupi, intatta) anche il suo analfabetismo o (a scelta) la sua stupidità. Infatti delle due cose [...] l’una: 1) non è in grado di leggere neppure compitando ciò che ho scritto. 2) lo ha letto (magari aiutandosi col dito indice) ma è così cretino da non averne minimamente colto il senso. Un saluto e, mi raccomando, non se la faccia nelle mutande.

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Pubblicato il 16/09/2018

in: Necrologia

Intanto questo pezzullo fu scritto nell’aprile del 2011, quando Ceronetti era vivo, vegeto e (si fa per dire) pensante; l’ho riproposto con appena qualche parola mutata (questo l’originale con tanto di data: http://fioridizucca.blog.kataweb.it/2011/04/08/bagattelle-14/) solo perché trovo sempre riprovevoli le santificazioni indebite. Se fosse stato scritto appositamente per il morto, tuttavia, ugualmente non sarei d’accordo con [...] lei (come avrà certamente previsto). Chi scrive minchiate, temo, merita di essere trattato da minchia: giovane, vecchio, maschio, femmina, cantante. O morto. E un anziano (un giovane, una femmina, un gay, un cantante. Un morto) va trattato con rispetto: mai compatito (che sarebbe invece la negazione del rispetto). A chi scrive stronzate, perciò, va detto che è uno stronzo, a prescindere dallo status anagrafico (salvo che non sia indementito in senso clinico, ma non era questo il caso). Non fossaltro che per lealtà nei confronti di chi, alla stessa età, queste stronzate non le scriveva e non le scrive.

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Pubblicato il 14/08/2018

in: No, signor Illy, non siamo tutti sullo stesso yacht

Crede male, signora Renza Bertuzzi, il mio linguaggio è di ascendenza rinascimentale: “Non fa mestier pulire il culo se non siavi lordura; ma lordura non vi può essere se non dopo cacato; e dunque: primum cacare deinde culum astergere” Francois Rabelais, Gargantua (XVI secolo) Lo legga, signora, lo legga...è un antidoto contro uno dei malanni più devastanti “di [...] questi tempi alquanto triviali”: il perbenismo ipocrita.

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Pubblicato il 11/08/2018

in: Razzisti d'accatto

Ma no...se mai potesse esservene uno peggiore dell’altro, il “peggior razzismo” è esercitato da quei militi (naturalmente ignoti) che pur di non ammettere ciò che sono (perché, immagino, fa schifo pure a loro) s’inventano stronzate sesquipedali come “il razzismo dell’antirazzismo” oppure, magari, “il fascismo dell’antifascismo”. E’ l’Italia che va, con le sue macchinette vrum vrum...come dice [...] il poeta... https://www.youtube.com/watch?v=SIrkhwVG06k

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Pubblicato il 05/08/2018

in: Fuori dalla storia

Ricapitolando abbiamo le Frattocchie, i Trinariciuti e a seguire sono arrivati a passo di marcia “I conti con la storia”. Non vedo però i Cosacchi che abbeverano i cavalli a San Pietro. Mi raccomando per la prossima volta...

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