Dal Baltico all’Adriatico, la Slovenia tappa della Via dell’Ambra

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19 aprile 2016

Maja Slivnjak è responsabile ufficio stampa dell’Ente per il Turismo Sloveno in Italia. Il post è sponsorizzato da:

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Alcuni anni fa, quando frequentavo ancora l’università, mia nonna Ema mi regalò un piccolo scrigno rivestito di ambra. Ricordo la gioia che provai nel ricevere quell’oggettino, che alla luce del pomeriggio brillava di un tepore color miele. Naturalmente possiedo ancora quello scrigno, mia figlia Mia di due anni ne è affascinatissima, e ogni volta che lo prendo in mano sono investita da un fiume di emozioni: penso a mia nonna, ai miei anni di università, e al mare. Anzi, ai mari.

Pirano (f: A. Kosmač/ Sidarta d.o.o.)

Non sono in molti a saperlo, ma i mari, e l’acqua in generale, hanno parecchio a che fare con l’ambra. In primo luogo perché all’origine della preziosa resina fossile ci sono grandi foreste di conifere preistoriche inghiottite dagli oceani centinaia di milioni di anni fa. E poi perché gran parte dell’ambra continua a essere pescata lungo la costa baltica e nordica, o estratta dai giacimenti di Kaliningrad, l’enclave russa sul Mar Baltico. Inoltre per millenni l’ambra del Nord Europa è stata trasportata a sud (molto a sud, sino all’Egitto e alla Persia) soprattutto grazie al trasporto su acqua, salata ma anche dolce.

Ecco cos’ha detto a proposito dell’ambra l’ex presidente della Lettonia Vaira Vīķe-Freiberga, con parole davvero splendide: “L’ambra nasconde un paradosso: da un lato è una roccia inerte e fa parte del regno inorganico della natura, ma dall’altro è una reliquia del passato vivente, un pezzo di materia organica, la linfa vitale di una pianta. In quanto minerale, l’ambra, come tutte le pietre, è eterna, a differenza di altri elementi fugaci dell’esistenza umana. Tuttavia, essendo l’estratto preistorico di una pianta, l’ambra può far rivivere nella coscienza dell’epoca moderna un senso di eterno ritorno, un ricordo di tradizionali cicli di risveglio, come le stagioni, come il percorso del sole nel cielo o la spirale della vita umana”.

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La cosiddetta Via dell’ambra è antichissima. Già tremila anni fa collegava il Nord Europa al Mediterraneo. Ai tempi dell’Impero romano essa partiva dalle coste baltiche per arrivare sino ad Aquileia, nell’attuale Friuli-Venezia Giulia, sede di un importante porto fluviale. Era un viaggio pericoloso, lungo oltre 1400 chilometri, ma redditizio: i romani erano assai interessati all’ambra, e la usavano per fabbricare gioielli, collane, vasi e ninnoli, nonché impugnature e profumi (infatti se la si brucia rilascia un aroma avvolgente, simile a quello dell’incenso).

Dopo aver attraversato la Polonia e la Boemia, allora territori selvaggi popolati da tribù come i lugi e i boi, l’ambra transitava per l’Austria, allora provincia romana. Una delle tappe più importanti era la città di Carnuntum, nell’odierna Austria, dove la Via dell’ambra attraversava il Danubio, principale via di collegamento tra il Nord Europa e il Mar Nero. Carnuntum era cruciale per la difesa dell’Impero dai barbari, ed ebbe l’onore di ospitare pure l’imperatore-filosofo Marco Aurelio, che lì compose il secondo libro dei suoi Colloqui con se stesso.

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Planinsko (f: Matevž Lenarčič)

A quel punto la Via dell’ambra arrivava in Slovenia, transitando per alcune città che proprio al commercio dell’ambra devono una parte del loro originario sviluppo: Poetovium (oggi nota con il nome di Ptuj), Celeia (cioè Celje) ed Emona, ossia la futura Lubiana. Sia ben chiaro: già ben prima dei romani, in tempi preistorici, la Slovenia era uno snodo cruciale del traffico di ambra; nella prima età del ferro, per esempio, rivestiva grande importanza Santa Lucia di Tolmino, nell’alta vallata dell’Isonzo.

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Rakov Škocjan (f: A. Pogačar)

Da Emona l’ambra arrivava sino ad Aquileia, dove veniva lavorata da abilissimi artigiani e trasformata in ogni tipo di oggetto prezioso. A quel punto partiva per Roma, o caricata su navi che solcando l’Adriatico e il Mediterraneo giungevano sino all’Egitto, alla Grecia o alla Siria. O ancora più lontano.

Insomma, la storia della Slovenia è legata a doppio filo alla Via dell’ambra. La via Gemina, che passando per Tergeste (Trieste) congiungeva Lubiana con Aquileia, fu costruita pure per questo motivo (d’altra parte erano proprio i romani a dire: via est vita). E a me piace pensare che ancora oggi il Litorale sloveno conservi memoria degli antichi traffici dell’ambra, per esempio nella luce dolce dei tardi pomeriggi di primavera a Pirano o Capodistria, quando il tempo sembra che si fermi a contemplare l’Adriatico.

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Pirano al tramonto (f: U. Trnkoczy)

In copertina in alto, Tolminska korita (foto di Marco Coppo; fonte: Slovenia.info). Maja Slivnjak, autrice dell’articolo, è responsabile ufficio stampa dell’Ente per il Turismo Sloveno in Italia.

TAG: Adriatico, Baltico, Lubiana, Pirano, Roma, Slovenia, Via dell'ambra ambra
CAT: viaggi

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