Macerie di città, frammenti di comunità

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27 agosto 2018

Venerdì 24 agosto si è ricordato il secondo anniversario del terremoto in centro Italia. In televisione sono scorse le immagini dei centri colpiti, i volti delle persone che ancora non hanno avuto la possibilità – e forse non l’avranno mai – di rientrare nelle proprie case. Proprio come i connazionali genovesi a cui il crollo del ponte autostradale ha regalato un’altra triste data da commemorare. Dolori, storie, questioni che continuano a stratificarsi estate dopo estate senza che si veda il bandolo di una matassa composta da un filo comune: molto spesso i disastri non riescono a essere affrontati per incapacità di comprenderne la complessità, oppure vengono (apparentemente) risolti mediante risposte semplici o, ahimè, semplicistiche.

 

foto: Rossella D’Angelo

Lontano dalle luci puntate su Amatrice, Accumoli, ecc., Camerino – splendida cittadina marchigiana – si prepara a un altro inverno con la collocazione di nuove casette “temporanee” e dell’altrettanto temporaneo “centro commerciale” che ospiterà gli artigiani una volta presenti nel centro storico, ormai zona rossa. L’impressione che si prospetti una lungodegenza, analoga a tante altre passate, è forte ed è emerso durante una sessione del Seminario di Cultura Urbana organizzato anche quest’anno dall’Università di Camerino per mano dell’instancabile Giovanni Marucci. Una manifestazione in cui una porzione di mondo accademico e professionale legato alla progettazione architettonica e urbana si ritrova per discutere attorno a un tema specifico. Quest’anno era “La città nuova”, una sorta di esortazione a immaginare cosa ci possa essere domani, al di là delle macerie e delle rovine contemporanee.

 

foto: Rossella D’Angelo

Effettivamente camminando lungo il perimetro della zona pattugliata continuativamente dall’esercito (impersonato da coppie di annoiatissimi ma gentilissimi soldati) si comprende immediatamente la complessità della vicenda. La devastazione materiale e il lento sgretolamento sociale richiede decisioni ardue ma chiare (appare evidente che non tutto il patrimonio, artistico compreso, sia recuperabile e quello salvabile richiederà ingenti somme) capaci di palesare quale percorso intraprendere affinché i cittadini possano riappropriarsi di quegli spazi urbani di cui la comunità si è nutrita fino a due anni fa. Segnali di resistenza arrivano dai diversi eventi organizzati – segnalo Risorgimarche (con Neri Marcorè promotore attivo) e una petizione su Change.org indirizzata al Presidente della Repubblica e dedicata esplicitamente a Camerino – affinché non si nasconda la polvere dei detriti sotto il tappeto dell’indifferenza e dell’oblio. Puntelli per tenere insieme i frammenti di una comunità pronta a disgregarsi perché non trova più la forza di aspettare in una sala di attesa troppo affollata e con tempi non preventivabili.

Le fantomatiche “casette” – nel Belice le chiamavamo senza vergogna baracche – fanno paura perché allontanano il momento del rientro, sembrano assoggettarsi alle cervellotiche procedure burocratiche che spingono a posticipare qualsiasi scelta, delineando un’apparente volontà politica che in realtà è soltanto inerzia sfiancante.

 

 

 

 

 

 

TAG: beni culturali, camerino, terremoto centro italia
CAT: Architettura e urbanistica

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