Milano città della pace. La Casa Comune

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10 novembre 2019

«L’utopia è come l’orizzonte …cammino due passi e si allontana due passi, cammino dieci passi e si allontana dieci passi. L’orizzonte è irraggiungibile. E allora a cosa serve l’utopia? A questo: serve per continuare a camminare» (Eduardo Galeano)

 

Il 21 novembre a Milano si inaugura in via Arquà la “Casa comune”. Il progetto è frutto dell’impegno dell’imprenditore Luca Poggiaroni.

Vi hanno lavorato in team architetti israeliani e palestinesi, ebrei e musulmani.

Ne ho parlato con l’architetto Talal Qaddoura che ha fatto parte del team.

La prima cosa che volevo chiederti Talal è di raccontarci qualcosa della tua storia…

Sono di origine palestinese, nato in Giordania, da genitori profughi palestinesi che si sono stabiliti in Giordania. Sono venuto in Italia e mi sono laureato in architettura al Politecnico di Milano e ho intrapreso la mia attività collaborando con vari studi di architettura e poi collaborando con il maestro Gio’ Pomodoro, scultore di caratura internazionale.

Dopo tutte queste esperienze lavorative, un giorno ti chiamano e ti propongono di lavorare per un progetto che si chiama “Casa comune”…

Mi hanno chiamato perché cercavano un architetto palestinese per progettare una residenza universitaria dove possono trovare ospitalità studenti palestinesi e israeliani che vengono a studiare a Milano. Il motivo per cui ho lavorato in team con altri architetti palestinesi e israeliani è proprio questo: concepire un luogo che desse un messaggio per ciò che accade da anni in Medio oriente nel conflitto israelo palestinese: come si è arrivati a lavorare insieme così si può trovare il modo di vivere insieme, in pace. Noi abbiamo trovato un’intesa sul piano culturale, io penso che questa esperienza sia replicabile e importante. Vivere insieme senza armi. In questa casa verranno studenti che fanno una scelta di studio e che decideranno poi liberamente del loro futuro. Se tornare a casa o rimanere a Milano.

Avete trovato qualche soluzione architettonica originale soprattutto riguardo ai materiali…

Abbiamo trovato materiali con un richiamo alle origini, alla terra comune. Abbiamo fatto arrivare a Milano la pietra di Gerusalemme per i rivestimenti e il legno di ulivo per gli arredamenti.

Non possiamo dimenticare che questa casa sorgerà nel quartiere di via Padova, il luogo multiculturale e multireligioso di Milano per eccellenza. Ecco volevo farti una domanda più personale. Tu hai sposato una donna italiana che lavora nel sociale, hai tre figli ormai grandi impegnati nello studio, nello sport, nel volontariato. Cosa vuol dire per te vivere a Milano città multiculturale che con questo progetto aspira a declinare la sua internazionalità come incentivo alla pace?

C’è chi vive a Milano senza conoscerla. Io a Milano mi sento un milanese, sento di appartenere a questa città. E’ una città cosmopolita, molto aperta. Difficile trovare discriminazioni. Aperta a qualsiasi diversità. Milano, non la cambierei con nessun altra città.

TAG: Israele, medio oriente, milano, pace, Palestina, Università
CAT: Architettura e urbanistica, Milano

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