Le colpe degli altri

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12 giugno 2018

Le cosiddette élite sono nemici comodi. Il basso contro l’alto, poveri vs ricchi. Peccato che la parola élite sia volatile. Puoi guadagnare 500 euro al mese come ricercatore, e farne parte, e guadagnarne 5.000 con una piccola impresa, ad esempio, ed essere invece ‘popolo’ incazzuso. L’uscita del ministro della Famiglia poi, esaspera questo paradosso. Lui è parte di un’elite certificata dal ruolo di potere, ma dice dice d’essere contro le élite. Chi saranno mai? Ma niente, sono solo tutti quelli che non la pensano come lui. Persone di tutti i ceti sociali e tutti i portafogli. Che semplicemente hanno un pensiero. Qualcosa che matura dentro, accettando il fuori da sè. Partiamo da questo. Smettendola di fare i furbi! In campagna elettorale l’élite è stata l’Europa in generale, come entità nascosta dietro conti bancari e leggi aguzzine. Ma anche una certa sinistra, vista come salottiera e intellettuale, lontana da quel ‘sangue e merda’ che la gente comune spala ogni giorno (non si spiega però, perché non valga lo stesso per una certa destra con le stesse caratteristiche ‘fighette’). Il rancore non fa per me, è un veleno che uccide chi ne prova, ma riconosco le ragioni degli italiani che l’hanno provato. Quello che non si può digerire è l’astio diffuso verso chi si è costruito una posizione studiando. C’è un elogio all’ignoranza che striscia, subdolo. Ed è questo, che affossa il paese più degli speculatori. Sulla vetrina chiusa di un parrucchiere ho fotografato un cartello. Affermava che erano stati costretti a chiudere per colpa della concorrenza sleale e della pressione fiscale. Immagino intendesse come colpevoli i cinesi, (sulla questione dovremmo intervenire fermamente), e poi chi fa le leggi. Non è compresa un’eventuale propria incapacità, o inadeguatezza. Gli altri, sempre. E proseguiva così: “Ho visto uomini con la terza elementare mettere su un’azienda e dar lavoro a decine di persone.” Quello con la terza elementare ha cuore per forza. “Poi ho visto professori con tre lauree far chiudere migliaia di aziende affamando milioni di persone. L’intelligenza non si studia.” Invece il professorone, con tre righe forbite, fa chiudere migliaia di aziende. Notate che parte dalle decine, e sale: e da lì, milioni di affamati. Insomma, una tragedia biblica. E la colpa è di chi si è fatto un mazzo esagerato (tre lauree!) sui libri, solo per poi poter sterminare tutto il lavoro che c’è. La chiosa è simpatica e vera: l’intelligenza non si studia. Ma si alimenta, questo sì. Ed è il consiglio che diamo al nostro simpatico e sfortunato artigiano.

TAG: crisi
CAT: Artigiani

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