Elly Schlein

Italia

Schlein, la condanna non basta: serve una manifestazione contro il Board of Peace

Di fronte a un passaggio storico che mette in discussione gli equilibri internazionali, il centrosinistra deve passare dalle parole ai fatti, mobilitando le piazze

18 Febbraio 2026

A poco più di un anno dalle elezioni politiche, l’opposizione di centrosinistra deve necessariamente accelerare la costruzione di una proposta alternativa. La competizione interna sulla leadership non aiuta, ma la clamorosa scelta di Giorgia Meloni sulla partecipazione al sedicente Board Of Peace trumpiano rende necessaria una reazione determinata.

Elly Schlein ha pronunciato parole molto condivisibili sull’aggiramento della Costituzione e sulle reali finalità del club privato inventato da Trump per sostituire l’Onu. Proprio perché centrate, le considerazioni della segretaria Pd non possono rimanere lettera morta.

Contestualizziamole. L’Italia sta dando appoggio (formalmente esterno) a una iniziativa che mira a rimpiazzare le istituzioni che hanno garantito 70 anni di pace dopo la Seconda Guerra Mondiale. Altro che organismo “di pace”: qui si stanno sfacciatamente perseguendo interessi basati sull’imposizione della legge del più forte! Il neonato circolino curiosamente nemmeno menziona Gaza nel suo atto costitutivo, ma dichiaratamente si punta a farne un resort destinato a rendere ancora più ricchi parenti e amici del presidente-a-vita del Board, circostanze degne dei film di Cetto La Qualunque o del famoso “Il dittatore dello Stato Libero di Bananas” di Woody Allen.

Stiamo seguendo con spirito ancillare un signore che ha ridotto il diritto internazionale a carta straccia e non si fa scrupolo di arrestare il presidente di uno Stato sovrano per assumerne il controllo, minacciando inoltre di fare lo stesso con la Groenlandia, territorio europeo. In merito all’Europa, la considerazione che l’attuale inquilino della Casa Bianca ha dell’Unione è simile a quella di un bovino infastidito da un moscone. Assecondarlo significa negare una storia comune che parte da Ventotene e innerva la nostra cultura. Come se tutto ciò non bastasse, la vicenda si svolge in contemporanea con il progressivo disvelamento degli Epstein files, la cui gigantesca mole di contenuti andrà esaminata con la dovuta attenzione (anche a tutela di chi vi è nominato senza colpe), ma che già da tempo emana il puzzo nauseabondo di un orrore difficile anche solo da immaginare.

Fermarsi alle pur vibranti parole pronunciate in Parlamento e davanti ai media equivarrebbe a peccare di ignavia. Elly Schlein non può commettere questo errore, anche perché gli elettori Dem l’hanno voluta al Nazareno proprio per scuotere quel partito che, dopo la disfatta delle ultime elezioni, pareva fingersi morto come gli opossum. Perdere l’occasione di evidenziare le contraddizioni di un governo che si dice “sovranista” e poi si sdraia sulle posizioni dei potenti significherebbe perseverare nell’errore. La segretaria del Pd convochi con la massima urgenza una o più manifestazioni di piazza contro lo scempio orchestrato a Washington e certamente sia Conte che gli altri leader del centrosinistra non potrebbero esimersi dall’andarle dietro. E, incidentalmente, magari si risolverebbe anche l’antica questione della leadership di questa area politica, certamente vivace ma non sempre adeguatamente reattiva.

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