Mondo

Blitzkrieg Venezuela per il caos globale. Serve più Europa e “dignità della politica”

Oltre cannoni e petrolio per (non) nuove spartizioni in “aree di influenza” con la domanda di più Europa e “l’immaginazione al potere”

8 Gennaio 2026

Cosa differenzia una (ex) grande democrazia da un regime (pur) totalitario se la prima viola  la sovranità del secondo “esfiltrandone” militarmente il capo? È questo nell’interesse della protezione della sicurezza degli USA e di quella dell’ umanità intera? È separabile la prima dalla seconda? Quale il confine di questo concetto friabile di sicurezza? La democrazia si differenzia da una autocrazia perché la sua sicurezza ha dei limiti nel diritto internazionale e in primo luogo di non violazione (o rispetto) della sovranità di un altro paese. In particolare, se esercitato con la sola forza delle armi. I conflitti vanno risolti con gli strumenti della negoziazione e della Diplomazia e in Venezuela c’era lo spazio per provare a farlo, ma si è scelta la strada più dura e conflittuale. Quanto nell’interesse del popolo venezuelano pur stremato dall’ autoritarismo dittatoriale di Maduro? Dove ora si evidenziano rischi di guerra civile tra le milizie pro-Maduro e altri gruppi in un “clima sospeso” con la ” reazione delle istituzioni controllate ancora dal chavismo e in una grande incertezza sui poteri attuali di controllo. Scoprendo poi il vero obiettivo di Trump: il petrolio da “consegnare” al controllo delle compagnie USA. Ma come assicurarne la governance “a distanza” senza un Governo negoziale per una “transizione ordinata” verso elezioni democratiche ? Trump dice esattamente questo: “siamo lì per il petrolio” e dunque il” narcotraffico è solo strumentale a questa “strategia neo-coloniale di impronta imperialista” senza capo né coda. Una posizione che non solo divide il movimento Maga ma la stessa destra europea spingendo per esempio la stessa Marine Le Pen a opporsi all’Operazione Venezuela paventando “rischi di nuove schiavitù”. Una traiettoria di uso della forza contro ogni sistema condiviso di regole e ogni assetto Istituzionale e in sfregio di ogni Costituzione conquistata con 60 milioni di morti della II Guerra Mondiale e anche con il sacrificio di migliaia di americani, che può fare solo male all’umanità e al suo progresso. Cioè riportandoci in una notte tristissima della democrazia globale all’epoca della Dottrina Monroe ( del 1823) che – ricordiamolo – anche allora era rivolta “contro” gli europei che fuggivano da guerre e persecuzioni verso le “Terre della Libertà”. Una accoglienza che venne poi premiata con il dono francese della Statua della, Libertà nonostante Monroe. E dove sono finite “Make America Grait Again” o “America First” in questo dominio asimmetrico di sola “politica della forza”  rompendo il tessuto di Alleanze globali e in primis in quell’Occidente Atlantico della Nato ? Tra i democratici possibile sentire solo le parole – peraltro chiarissime e condivisibili – di Bernie Sanders o Alexandria Casio Cortes di fronte a questi danni del tutto “sproporzionati, neo-imperiali e devastanti” alla “democrazia globale” producendo “caos a mezzo di caos” senza un dove che non sia delle merci e delle risorse energetiche ?

Incertezze, timidezze e divisioni europee trasversali tra destra e sinistra certo non aiutano. Con una Italia che si ” mimetizza” nel nulla contraddittorio tra una incomprensibile “legittimazione difensiva” e ” un nazional-sovranismo impotente e paralizzato” mentre servirebbe un super-sovranismo europeo sia nella difesa che con una forza di deterrenza armata integrata, ovviamente accompagnati da una forte Diplomazia del dialogo e negoziale. Cosa diremo della Russia che rischia di mangiarsi l’Ucraina e altro in Europa e un eventuale attacco della Cina a Taiwan? La democrazia come noto – ha molte colpe da un secolo e mezzo almeno – ma l’epoca degli sguardi traversi ai dittatori è finita e non possiamo più giustificare i suoi nemici se “amici dei nostri nemici”, compresi i Maduro o i Putin di turno dicendo “pane al pane e vino al vino“. Non possiamo commettere allora oggi gli stessi errori con lo stesso sguardo di allora dopo due sanguinose Guerre Mondiali e altre tragedie recenti in Europa (come in Kossovo ). Si erge un nuovo disordine mondiale centrato su una (non nuova) politica di potenza che abbiamo già combattuto e che sembra voglia portare ad una eclissi della democrazia che non possiamo accettare per l’ identità dell’Europa e per la sua storia recente e meno recente. Allora Gaza, Ucraina e Caracas non possono diventare “beni di scambio” sul solo “tavolo della forza” che i popoli non hanno voluto e non vogliono per lasciare decidere tutto a tre uomini soli al comando tra navi armate in balia dei venti della storia. L’Europa non può tacere ma riaffermare i propri valori facendo sentire la sua voce di libertà e democrazia, di responsabilità e rispetto dovuta alla forza del sangue di 60 milioni di poveri soldati mandati al massacro nella II Guerra Mondiale. Una Europa che torni guida dell’Occidente indicando e agendo per “la retta via” chiamando a raccolta tutte le democrazie e repubbliche della libertà contro i venti oligarchici che vorrebbero mimetizzare interessi patrimoniali e lobbisti  con nuove presunte aree di influenza. Spartizione delle aree di influenza che mascherano – ancora una volta – folli sogni imperiali e neo-coloniali di stampo nazional-sovranista oltre che familista e transazionale-patrimonialista da esercitare con un uso spregiudicato della politica della forza alla luce di interessi economici e di sicurezza non meglio specificati come ” l’opzione da privilegiare tra acquisto e invasione militare della Groenlandia se necessario”. Sogni senza idee e nessun valore fondante che non sia del portafoglio e/o del potere personale familiare e di lobby politico affaristiche coeve, calando il sipario sull’ “American Dream“.

Più Europa e più Occidente verso una nuova prosperità negoziata e condivisa

Come arginare, come limitare ed invertire questa traiettoria di crescente uso della intimidazione, della paura, ed anche della forza contro istituzioni internazionali e sistemi di governance partecipati e basate su regole e diritti internazionali condivisi per garantire Popoli e Paesi. Dobbiamo ripetere e gridare che non si deve e non si può tornare indietro riesumando una Dottrina Donroe o della barbarie perché già sperimentata  con decine di milioni di morti e dalle distruzioni della Seconda Guerra Mondiale.  Si è vero gli Stati Uniti hanno bisogno di aiuto per contenere la crescente pressione antioccidentale che si rafforza in varie parti del mondo ( da Cina e Russia e non solo). Ma gli USA non hanno più bisogno di acquistare o sottrarre parti di ricambio del motore come si vorrebbe con Canada, Groenlandia o Venezuela per migliorare la macchina economico-militare. Gli Stati Uniti hanno bisogno di rinnovare, consolidare, rilanciare alleanze ideali, politiche ma anche militari a difesa di libertà  e diritti nella forma di democrazie con regole e tradizioni diverse ma sempre a supporto delle libertà individuali e collettive.

Ma l’Umanità ha anche bisogno, in primo luogo, di una Europa unita e coesa e non fragile o impaurita per arginare, limitare e – possibilmente – invertire questa traiettoria di crescente uso della intimidazione, ed anche della forza contro istituzioni internazionali e sistemi di governance partecipati e basate su regole condivise per garantire popoli e Paesi. Il segnale dai Volenterosi sulla Groenlandia a Parigi è positivo che segue quello del finanziamento in debito (dei sette paesi più popolosi con il 75% degli europei) di 140 mil.di alla resistenza di Kiev con una Forza Multinazionale di pace come segnale chiaro a Putin. Una avanguardia certo, che ha saputo dire parole chiare su Groenlandia e Danimarca, Europa e NATO. Da oggi dovrebbe essere meno complicato concordare un analogo, coerente, chiaro giudizio dei 27 Paesi che costituiscono l’Unione Europea. Perché l’Europa non è ancora una Nazione Federale ma una Unione (ancora Confederativa), appunto, e tuttavia costruita su trattati e regole che per essere utili vanno seguite, rispettate, condivise; e per raggiungere questo risultato occorre tempo ed impegno, come quando abbiamo creato l’Euro o superato insieme l’emergenza del Covid. Il Parlamento Europeo, e la Commissione Europea e poi il Consiglio Europeo devono spiegare a Trump e alla sua Amministrazione che l’opzione militare per la conquista della Groenlandia costituirebbe il “suicidio” degli Stati Uniti e della Nato e la sola ipotesi che il Segretario Rubio ha rilanciato ieri è un passo pericoloso verso un nuovo disordine ancora più divisivo e sanguinoso di quello che già ci accompagna da quasi un lustro. Ma allora è anche tempo di una assertiva diplomazia europea che si muova all’unisono a costo di spostare ogni settimana 27 Ministri a Bruxelles, Parigi, Roma o Berlino. Una Europa unita dunque che prova a rimettersi al centro delle controversie globali sia interne all’Occidente (con gli USA per la Groenlandia e coinvolgendolo nelle “garanzie per il post cease fire“) che all’esterno (Resistenza all’aggressione russa dell’Ucraina). Da sottolineare inoltre le “pressioni” europee verso Netanyahu sul disastro di Gaza. Con una Italia abbastanza “isolata” nonostante il voto favorevole sulla Groenlandia ( e si spera anche sul Mercosur visti anche gli incentivi per gli agricoltori) come primo no a Trump e che tuttavia contrasta con la definizione melliflua di “legittimità” dell’ Operazione Venezuela. Magari potrebbe essere il momento di avviare il confronto internazionale per innovare istituzioni e regole delle Nazioni Unite, lanciando così un nuovo forte richiamo al diritto internazionale, ad una convinta adesione alle regole condivise per uno sviluppo pacifico proprio nel momento nel quale più intensi si fanno gli sforzi per guardare in alto, verso il cielo, verso nuove conquiste possibili solo se sapremo garantire la pace e la convivenza sulla Terra, da dove inevitabilmente dobbiamo ripartire.

Il Mondo reclama più Europa e non meno che deve e può essere pronta con coraggio e inventiva, anche uscendo dagli schemi consolidati obbligando tutti gli interlocutori a confrontarsi su nuove esigenze di democrazia, libertà, prosperità e sviluppo purché negoziati e condivisi nel faro del Diritto Internazionale. Perché sia chiaro che l’immaginazione al potere anche senza cannoni fumanti o barili di petrolio sul tavolo non è  solo possibile ma anche utile oltre che necessaria per la “dignità della politica”!

 

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