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Clamoroso attacco statunitense contro il Venezuela: Trump annuncia la cattura di Maduro

3 Gennaio 2026

Un attacco militare statunitense di vasta portata ha colpito il Venezuela nelle prime ore della notte, aprendo una fase di drammatica escalation tra Washington e Caracas. A darne l’annuncio è stato direttamente il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha dichiarato che il presidente venezuelano Nicolás Maduro e la moglie Cilia Flores sarebbero stati catturati e portati fuori dal Paese. L’operazione, definita dallo stesso Trump «su larga scala», ha interessato numerosi obiettivi strategici, comprese basi militari e sedi istituzionali, in particolare nella capitale Caracas.

Le esplosioni sono iniziate intorno alle 2 del mattino, ora locale, e sono state avvertite in diverse zone della capitale e in altri Stati del Paese, tra cui Miranda, Aragua e La Guaira. Il governo venezuelano ha confermato che diverse basi militari sono state colpite, mentre sui social media si sono diffuse immagini di incendi, colonne di fumo e sorvoli aerei. L’attacco ha generato momenti di forte tensione tra la popolazione e interruzioni di corrente in alcune aree urbane.

Secondo quanto riferito dal presidente colombiano Gustavo Petro, tra gli obiettivi colpiti a Caracas figurano la sede del Parlamento e il Cuartel de la Montaña, dove si trova il mausoleo di Hugo Chávez, luogo di forte valore simbolico per il chavismo. Sarebbero stati colpiti anche il Fuerte Tiuna, principale complesso militare del Paese, e la base aerea di La Carlota, nel centro della capitale. Fuori Caracas, gli attacchi avrebbero interessato la base dei caccia F-16 a Barquisimeto, la base di elicotteri di Higuerote, l’aeroporto di El Hatillo e un aeroporto privato a Charallave, a sud della capitale.

Trump Maduro

Prima dell’annuncio dell’arresto di Maduro, il governo venezuelano ha parlato di una «gravissima aggressione» e ha lanciato un appello alla mobilitazione generale. «Ci difenderemo», ha dichiarato l’esecutivo di Caracas. «Gli Stati Uniti non riusciranno a mettere le loro mani sulle risorse del nostro Paese». In un comunicato ufficiale, il governo ha riferito che Maduro ha firmato e ordinato l’attuazione di un decreto che dichiara lo stato di agitazione esterna, di fatto l’emergenza nazionale, con l’obiettivo di «proteggere i diritti della popolazione, il pieno funzionamento delle istituzioni repubblicane e l’immediata transizione alla lotta armata».

Il decreto prevede l’immediato dispiegamento del Comando per la Difesa Integrale della Nazione (Codin) e dei suoi organi in tutti gli Stati e i comuni del Paese. Il Codin coordina difesa militare, forze di sicurezza e popolazione civile, ed è in grado di organizzare, se necessario, anche azioni di guerriglia. Nel comunicato, Caracas richiama inoltre l’articolo 51 della Carta dell’Onu, riservandosi il diritto alla legittima difesa e invitando i governi dell’America Latina, dei Caraibi e del mondo a mobilitarsi in solidarietà con il Venezuela.

Sul piano regionale, il presidente colombiano Gustavo Petro ha chiesto riunioni urgenti delle Nazioni Unite e dell’Organizzazione degli Stati Americani (Osa). «In questo momento stanno bombardando Caracas. Allertate il mondo intero», ha scritto su X, annunciando l’attivazione di un posto di comando unificato a Cúcuta e di un piano operativo lungo il confine. La Colombia è membro del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

In Europa, il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha dichiarato di seguire con attenzione l’evoluzione della crisi, richiamando alla massima prudenza e sottolineando la necessità di tutelare la comunità italiana presente in Venezuela, mentre cresce l’allarme internazionale per le conseguenze politiche e geopolitiche di un’operazione destinata a segnare un punto di svolta nella regione.

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