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Trump insulta Papa Leone: «È un debole, pessimo sulla politica estera. Non sarebbe Papa senza di me»
Il presidente degli Stati Uniti ha insultato il Pontefice in partenza per uno storico viaggio in Africa dopo che Leone XIV ha convocato una veglia di preghiera per la pace a San Pietro e criticato i deliri di onnipotenza dei governanti
Donald Trump ha attaccato duramente Papa Leone XIV per il crescendo di critiche che il primo Papa americano della storia ha espresso contro la guerra in Iran e Libano, scatenata dalla Casa Bianca e da Israele. Proprio in occasione dell’ultimatum all’Iran di pochi giorni fa, Leone XIV ha ribadito che «la minaccia a tutto il popolo dell’Iran non è accettabile. Gli attacchi alle infrastrutture civili sono contro il diritto internazionale e il segno di una distruzione che l’essere umano è capace di mettere in atto». Tra sabato e domenica durante la Veglia per la pace a San Pietro ha lanciato un appello per fermare il delirio di onnipotenza, sostenendo che il nome di Dio è trascinato nei discorsi di morte. Ma non è la prima volta che il Papa si esprime in modo critico sulle scelte dei «governanti delle nazioni».
Il presidente degli Stati Uniti così ha attaccato frontalmente il Pontefice con un post sul suo social Truth e con dichiarazioni a favore di telecamere alla viglia dello storico viaggio di Prevost in Africa, il primo Papa a mettere piede in Algeria.
Le parole di Trump contro Papa Leone XIV
«Papa Leone è un debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera. Parla della ‘paura’ nei confronti dell’amministrazione Trump, ma non menziona la paura che la Chiesa cattolica, e tutte le altre organizzazioni cristiane, hanno provato durante il Covid, quando venivano arrestati sacerdoti, ministri di culto e chiunque altro per aver celebrato funzioni religiose, anche all’aperto e mantenendo distanze di tre o persino sei metri. Mi piace molto di più suo fratello Louis, perché Louis è totalmente MAGA. Lui capisce, mentre Leo no! Non voglio un Papa che pensi che vada bene per l’Iran avere un’arma nucleare. Non voglio un Papa che pensi che sia terribile che l’America abbia attaccato il Venezuela, un Paese che stava inviando enormi quantità di droga negli Stati Uniti e, cosa ancora peggiore, svuotando le proprie prigioni, inclusi assassini, spacciatori e killer, mandandoli nel nostro Paese. E non voglio un Papa che critichi il presidente degli Stati Uniti quando sto facendo esattamente ciò per cui sono stato eletto, con una vittoria schiacciante, ottenendo numeri record di criminalità ai minimi storici e creando il più grande mercato azionario della storia. Leo dovrebbe essere riconoscente perché, come tutti sanno, è stato una sorpresa scioccante. Non era in nessuna lista per diventare Papa ed è stato messo lì dalla Chiesa solo perché era americano, e si pensava che quello fosse il modo migliore per trattare con il Presidente Donald J. Trump. Se io non fossi alla Casa Bianca, Leo non sarebbe in Vaticano. Sfortunatamente, Leo è debole sul fronte della criminalità, debole sulle armi nucleari, e questo non mi piace affatto, né mi piace il fatto che incontri simpatizzanti di Obama come David Axelrod, un perdente della sinistra, uno di quelli che volevano far arrestare i fedeli e il clero. Leo dovrebbe rimettersi in carreggiata come Papa, usare il buon senso, smettere di compiacere la sinistra radicale e concentrarsi sull’essere un grande Papa, non un politico. Questo lo sta danneggiando molto e, cosa ancora più importante, sta danneggiando la Chiesa cattolica! Presidente DONALD J. TRUMP».
La reazione dei vescovi Usa: «Da Trump parole denigratorie, il Papa non è nemico»
I vescovi statunitensi hanno reagito immediatamente all’attacco di Trump a Papa Leone, definendo «denigratorie» le parole con cui il Presidente ha apostrofato il Pontefice. «Sono profondamente addolorato che il Presidente abbia scelto di scrivere parole così denigratorie nei confronti del Santo Padre» ha scritto l’arcivescovo Paul S. Coakley, presidente della Conferenza episcopale statunitense, in una nota. «Papa Leone non è un suo rivale, né il Papa è un politico. È il Vicario di Cristo che parla a partire dalla verità del Vangelo e per la cura delle anime».
Le parole dei gesuiti: «Leone è forte e libero»
Tra i primi a commentare le parole di Trump, come riporta La Repubblica, il gesuita statunitense James Martin che su X ha scritto: «Dubito che papa Leone XIV perderà il sonno per questo, prima di iniziare il suo pellegrinaggio in Africa. Ma il resto di noi dovrebbe. Perché è sconnesso, poco caritatevole e anticristiano. Non c’è fondo a questo squallore morale?». In Italia, un altro gesuita, padre Antonio Spadaro, sempre su X ha commentato: «Se Leone fosse irrilevante, non meriterebbe una parola. Invece viene chiamato in causa, nominato, combattuto: segno che la sua parola incide. È qui che emerge la forza morale della Chiesa. Non come contro-potere, ma come spazio in cui il potere viene giudicato da un criterio che non controlla. Leone non risponde sul terreno della polemica, e proprio per questo resta fuori dalla presa. È libero. E quella libertà, disarmata e disarmante , è forse ciò che più inquieta. E, nello stesso tempo, ciò che più conta».
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