Pasolini è un “antenato”: finiamola di dire che è attuale

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1 Novembre 2014

Il 2 novembre cade l’anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini.

Nessuno nega la presenza di Pasolini (certamente più presente di Italo Calvino, che invece, a mio giudizio, meriterebbe maggiore attenzione, soprattutto perché meno risolto e perciò “attuale” ). Si consideri, per esempio, la  “fine del mondo”, espressione mai così presente è che è uno degli assi di continuità tra il Novecento e noi. Gran parte dello sguardo di Pasolini è la storia di una lunga riflessione sulla “fine del mondo”, senza che prevalentemente ci sia un’immagine apocalittica. Un’attenzione che è visuale, filmica, ma anche verbale. Un attitudine simile a quella dell’entomologo e che si manifesta nel riversare attenzione, quasi ossessiva e spasmodica, a particolari per molti marginali.

Dal vestito al gesto, dalla musica, alle parole, dalle movenze dei corpi, ai luoghi, dai linguaggi complessi alla grammatica della comunicazione di massa, Pasolini ha toccato tutti i tasti della estesa tastiera delle sensibilità culturali del Novecento, mettendo al centro ogni volta il tema del passaggio stretto e drammatico della fine dei mondo a “dopo”, alla condizione di tristezza, solitudine, silenzio, rabbia che accompagna il “giorno dopo”. Dicendo di essere già nel “giorno dopo”, ma allo stesso tempo consapevole che quel passaggio non era ancora compiuto, e dunque dove si davano tracce di incontaminato.

Non è la nostra condizione.

Oggi l’incontaminato è tale solo a un costo irraggiungibile ai più. Fa parte del gadget d’offerta delle vacanze per pochi o della possibilità di gestire in totale autonomia il proprio tempo di vita. E’ il lusso di stare fuori da questo tempo esprimendone allo stesso tempo l’essenza. Per tutti gli altri, ovvero per la gran parte di noi, la condizione è nell’impossibilità di uscire da questo tempo. Anche per questo Pasolini esercita ancora un fascino come l’ultima incarnazione dell’antimoderatismo, della irriducibilità e di quella che sembra essere un’idea di libertà.

È ciò che ce lo fa apparire ancora attuale, anche se dubito che sia così. A differenza di un tempo, oggi Pasolini sta tra gli antenati, in quella galleria di ritratti dell’antimoderno in cui cambiare il mondo passa attraverso la dimensione della malinconia, talvolta della nostalgia, risucchiato o “risolto” nella retorica del disagio rappresentata da Bauman o da Latouche. Collocato in bella vista nella galleria dei “malmostosi felici”.

 

 

 

TAG: Fine del mondo, malinconia, Pier Paolo Pasolini, Serge Latouche, Zygmunt Bauman
CAT: Cinema, Letteratura

2 Commenti

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  1. Gioia Guerzoni 6 anni fa

    Applauso.

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