Milano
Don Alberto Ravagnani lascia il sacerdozio: “Il mio cuore ora è più libero, forse più vero”
Don Alberto Ravagnani lascia il sacerdozio. È uno dei molti preti che, a un certo punto, decidono di sospendere a vario titolo e in vario modo il loro ministero sacerdotale. Ma Don Alberto Ravagnani è un prete famoso, forse il prete cattolico italiano più famoso, sicuramente il più influente su internet. Quasi 300 mila followers su Instagram, interviste con Fedez, canali su Youtube e TikTok molto seguiti. Anche dal vivo Don Alberto smuove le folle e – come dice lui – ognitanto “fa arrabbiare qualcuno”. Polemiche sono scoppiate per una sua partnership sponsorizzata con un produttore di integratori, e il suo stile apertamente anti-conformista ha sicuramente dato nell’occhio a vari livelli, sicuramente anche ai piani alti delle gerarchie ecclesiastiche e della Diocesi di Milano. È proprio la diocesi, in una nota firmata ieri sera da Mons. Franco Agnesi, a spiegare anzitutto alla Comunità parrocchiale di San Gottardo, dove Don Ravagnani faceva il vicario parrocchiale, che “Don Alberto Ravagnani ha comunicato all’arcivescovo di Milano la decisione di sospendere il ministero presbiterale”. Meno di 24 ore dopo, oggi, Don Alberto conferma sul suo canale la sua scelta.
“La scelta”, peraltro, è proprio il titolo dell’ultimo libro di Ravagnani, che sta per uscire per SEM, e c’è chi ipotizza che la diocesi abbia voluto giocare in anticipo e in qualche modo depotenziare l’eventuale “sorpresa” contenuta nel libro. Al di là della discutibile efficacia di questa strategia, perchè c’è da credere invece che l’annuncio della decisione di Don Ravagnani di lasciare il sacerdozio funzionerà da volano promozionale per il libro, altri osservatori vicini al clero milanese sostengono che, nel libro – o in una prima versione del libro, chissà – questa scelta non ci fosse. Sicuramente, come si vede già adesso, la curiosità e l’attesa crescono per i tanti followers di Don Alberto, come ancora si definisce lui sul suo canale Instagram, spiegando con accento levigato e senza inflessioni regionali – lui, cresciuto a Brugherio, prima cintura nord milanese – che la sua vocazione non è esaurita, certo non dirà più la messa ma il suo cuore oggi è “più libero e più vero”.
Sullo sfondo, le questioni sono tante. Il ruolo e la voce della Chiesa, nell’epoca della rete, in un mondo sempre più secolarizzato, in una città come Milano, prototipo, seppur tascabile, della città globale. Qualcuno addita le rigidità di una struttura diocesana, quella guidata da Delpini, altri evidenziano la fatica di tenere insieme la scelta del ministero e quella della telecamera sempre accesa. Qualcuno fa notare che una strategia di comunicazione era già pronta, visto che è uscito a stretto giro un podcast con Giacomo Poretti. Chissà. Le domande restano. Don Alberto dice che risponderà. Qualcuno aspetta il prossimo video su Youtube. Qualcuno la prima presentazione del suo libro, che si terrà alla Feltrinelli di Piazza Piemonte a Milano il prossimo 9 febbraio, il giorno prima del lancio ufficiale.
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