Milano
Milano Fashion Week FW 2026-27: la moda maschile italiana tra memoria, identità e l’era post-Armani
Zegna apre con un racconto di memoria e materia, Prada riflette sulle fondamenta dell’abitare, Brioni immagina un Grand Tour contemporaneo, mentre Ralph Lauren torna a Milano dopo vent’anni. Sullo sfondo, le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026
Dopo la chiusura di Pitti Uomo 109 a Firenze, Milano raccoglie il testimone e lo trasforma in racconto: un racconto stratificato, colto, emotivo, che intreccia sartoria e sport, heritage e trasformazione, lusso e quotidianità. Sullo sfondo, l’imminenza delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 amplifica il senso di responsabilità culturale e simbolica della città.
Zegna
L’armadio di famiglia come manifesto contemporaneo. Ad aprire (e riscaldare) questa Milano Fashion Week è Zegna, che trasforma la passerella in una monumentale cabina armadio, fatta di tappeti, scomparti e carte da parati. Un gesto scenografico potente, ma soprattutto concettuale.
Alessandro Sartori costruisce la collezione Autunno/Inverno 2026-27 attorno all’idea di “armadio di famiglia”: non un archivio nostalgico, ma uno spazio vivo, in cui i capi attraversano le generazioni e si caricano di valore emotivo. In passerella compaiono pezzi reali della storia privata della famiglia Zegna, fino ad arrivare al primo abito su misura realizzato negli anni Trenta per il Conte Ermenegildo Zegna. È qui che la moda smette di essere stagionale e diventa trasmissione culturale. Le silhouette sono morbide, rilassate, profondamente contemporanee: cappotti e giacche si allungano, le spalle si ampliano, i pantaloni partono da una vita alta e scendono pieni. Il doppiopetto si fa modulare, trasformabile, fluido.
La lana Trofeo torna protagonista, affiancata da flanelle stampate, tweed fantasia, cashmere lavato, gabardine tecniche e mischie preziose di lana, seta e mohair. La palette è un paesaggio naturale: stella alpina, meliga, larice, terra, corteccia, torba, con accenti di zaffiro e giada. Un lusso silenzioso che parla di durata, non di consumo.

Dolce & Gabbana
Al Metropol di viale Piave, Dolce&Gabbana prosegue la sua personale galleria di ritratti maschili, tra sensualità mediterranea, sartoria impeccabile e teatralità controllata. Un linguaggio riconoscibile, che continua a raccontare l’uomo come icona, corpo, presenza scenica. Velluti, piume, smoking eleganti con panciotti e gilet arredati da orologi a catena, cappotti over e lunghissimi ed incursioni di pellicce portate su jeans sdruciti.

EA7 Emporio Armani
Questa Milano Fashion Week è già ribattezzata “olimpica”. EA7 Emporio Armani , Official Outfitter dell’Italia Team, presenta le divise ufficiali per Milano-Cortina 2026 con un evento immersivo nello store di via Manzoni. Bianco neve, profili tricolore, linee pulite e materiali performanti raccontano un’idea di sport elegante, essenziale, profondamente italiana. Fuori, un cubo di ghiaccio in via Croce Rossa custodisce la collezione, sciogliendosi lentamente. Dentro, DJ set, atleti, artisti e una campagna video dedicata agli Olimpici e Paralimpici del Team Italia.
Un omaggio diretto – e inevitabile – a Giorgio Armani, che dello sport aveva fatto uno dei suoi linguaggi più alti.

Ralph Lauren
Dopo oltre due decenni, Ralph Lauren torna a Milano con uno show nel suo quartier generale nel Quadrilatero.
Purple Label e Polo sfilano insieme: dal velluto nero sartoriale al felpone con il logo dei New York Yankees, dal tartan ai piumini, dai pull a trecce agli stivali con calzettone. È l’America vista da Milano, ma soprattutto un’idea di uomo plurale, capace di riconoscersi in una tradizione che attraversa le generazioni.
Brioni
Brioni immagina l’Autunno/Inverno 2026-27 come un Grand Tour intimo attraverso l’Italia.
Presentata alla Fondazione Cariplo, la collezione è un racconto H24 che accompagna l’uomo dal business al red carpet, fino alla montagna. Cashmere, vicuña, seta, lana e cotone definiscono un guardaroba morbido, raffinato, non urlato. La palette si ispira ai tramonti e alla pietra romana: melanzana, rosa antico, verde pavone, bordeaux e grigi urbani. Formale e informale dialogano con naturalezza, dando vita a una nuova idea di power dressing basata su nonchalance e understatement. La Mountain Capsule, con Baby Lacaune e Cashmere Tecnico, eleva il guardaroba tecnico a lusso sartoriale.

Prada
La casa, gli affetti, le fondamenta. Alla Fondazione Prada, Miuccia Prada e Raf Simons riportano al centro il mondo domestico. La collezione “Before and Next” è una riflessione sul presente e sulle sue fondamenta: cosa possiamo creare partendo da ciò che già conosciamo?
Boiserie, camini, pareti “scavate” come case in ristrutturazione fanno da sfondo a giacche lunghe, cappotti a metà polpaccio, bomber di pelle vissuta, camicie a maxi righe con polsini da gemelli. Dettagli come le cappe sui trench – simili alle protezioni dei capi negli armadi – parlano di memoria, cura, affetto. «Andare avanti senza cancellare ciò che è venuto prima», dice Miuccia Prada. Tutto è riconoscibile, ma nulla è prevedibile. Ed è qui che Prada riafferma il suo ruolo di coscienza critica della moda.

Etro
Etro guarda al proprio archivio e lo proietta nel futuro con Animuomini: Rebooted, la collezione firmata da Marco De Vincenzo presentata a Milano Fashion Week.. L’ispirazione nasce dalla storica campagna Animuomini del 1997, scattata da Christopher Griffith, e riafferma l’idea dell’abito come livrea identitaria, simbolica, quasi totemica. L’allestimento accompagna e amplifica il racconto: venti manichini indossano maschere in cartapesta realizzate da un artigiano veneziano, sculture che riproducono teste di animali e trasformano la presentazione in una moderna Wunderkammer. Il tutto immerso nelle sonorità ipnotiche di Wendy Carlos, pioniera del sintetizzatore Moog. Protagonista assoluto è il Paisley, motivo iconico della maison, che invade velluti stampati, camicie fluide in seta, pantaloni, sciarpe e giacche-vestaglia. Gli Animuomini indossano pigiami dentro e fuori casa, maglie con volti animali che si confondono tra le gocce del disegno, capi sartoriali rifiniti da piume leggere. Il guardaroba suggerisce un’eleganza disinvolta, fatta di maglioni annodati in vita, borse morbide e berretti portati con nonchalance. Una collezione che riafferma le radici di Etro in un momento di transizione importante: dopo l’ingresso, lo scorso dicembre, di un pool di investitori guidato da Rams Global, la maison fondata nel 1968 saluta definitivamente la famiglia Etro. Animuomini: Rebooted diventa così un manifesto di continuità e rinnovamento, dove heritage e visione si fondono in un nuovo linguaggio contemporaneo.

Questa Milano Fashion Week Uomo Autunno/Inverno 2026-27 non è solo una settimana di sfilate. È un momento storico, un passaggio di testimone invisibile ma percepibile.
La moda maschile italiana risponde alla scomparsa di Giorgio Armani non con la rottura, ma con la profondità: archivi, armadi, case, viaggi, famiglie, durata. Forse la risposta alla domanda delle domande è già qui: la moda dopo Armani sarà più consapevole, più lenta, più emotiva.
Meno ossessionata dal nuovo, più concentrata sul senso. E Milano, ancora una volta, si conferma il luogo in cui il futuro nasce dal rispetto assoluto del passato.
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