Milano

Scenari probabili, possibili ed impossibili per la Milano 2027

Diversi scenari di competizione elettorale con il nostro modello “Popolazioni e Leader” (dicembre 2025). Un esercizio sociologico ed algoritmico. Comprendere le dinamiche permette di anticipare e “prevedere” diversi scenari.

4 Giugno 2026
Col passare del tempo si fanno sempre più vive e vivaci ipotesi di cosa possa succedere alle prossime elezioni milanesi, e così diventa interessante rileggere (ex post) queste simulazioni e scenari, alcuni impossibili, altri possibili, tutti molto interessanti per capire cosa sta nella mente dei milanesi.

 

La forza dei civici

Spesso nelle elezioni comunali, le candidature emergono da gruppi non politici, da esperienze di territorio, culturali, ecc. I risultati sono legati ai voti che ciascun candidato rappresenta. Non avendo un’abitudine né una capacità organizzativa politica (che richiede di dominare procedure e formalità e capacità, come per esempio quella di presentare le liste e le firme a sostegno), di solito entrano in uno dei poli maggiori per aumentare le probabilità di essere eletti. Mi riferisco alle vere liste civiche, non a quelle fittizie di origine partitica. In alcuni casi, quella dei candidati civici è una strategia esplicita della politica che adotta candidati esterni (dal calciatore al professore, al medico…) per la carica di sindaco o di assessore entro la coalizione o la lista del partito. I risultati sono variabili da contesto a contesto.

Abbiamo definito una lista di 15 candidati sindaci (la lista la scopri guardando l’ultimo grafico a matrice) alcuni attribuibili a partiti specifici , e  ben sette personalità che non hanno una diretta ed esplicita appartenenza politica. Ciascuno di loro era identificato con l’ente di cui era rappresentante o con il ruolo professionale, non con una area o partito di riferimento.

Emerge che senza la dicitura esplicita di un partito, i civici venivano considerati come “neutrali”, e poco associati ad una area politica.

Questo è un risultato interessantissimo, la popolazione media non è così attenta come gli addettia i alvori e gli appassionati, anche perchè…

Due esempi straordinari: Mario Calabresi e Geronimo La Russa. Nonostante il dibattito pubblico in essere da mesi per il primo e un cognome politico importante per il secondo, entrambi vengono debolmente associati a un blocco politico. Le preferenze verso di loro (in quanto giornalista o presidente di ACI) sono poco correlate alle aree politiche. Non entriamo nel merito delle idee né delle scelte di queste illustrissime personalità; prendiamo atto dei risultati della ricerca.

A partire da questi risultati, ipotizziamo che, se scendesse in campo un gruppo di autorevoli candidati con una vera e propria lista civica, e risucisse a trovare la quadra su un programma, squadra di governo, supporti nei municipi e – ancora più impegnativo- risucisse ad organizzarsi…..

Lo scenario sarebbe molto interessante: i civici farebbero aumentare la partecipazione rispetto alle ultime comunali di oltre il 10%, ed andrebbero al ballottaggio.

 

Profili di leader

Abbiamo testato i 5 profili principali e positivi di leader. Ovvero: Principe, Salvatore, Manager, Saggio, Allenatore.

 

Possiamo farci un’idea del valore aggiunto apportato da ciascun profilo, indipendentemente dall’area politica e dal nome specifico.

Ne consegue questo tipo di graduatoria a due livelli: la preferenza e l’impatto sulla mobilitazione elettorale, ipotizzando che lo schieramento preferito dall’elettore candidi un certo “tipo di leader”.

 

 

Tipi di leader diversi scaldano (o raffreddano) il cuore di segmenti sociali diversi, e quindi impattano sulla partecipazione complessiva.

Un Principe ( uomo o donna…una persona con stile e proposta da “principe”, non nel senso di un candidato “nome e cognome” che sia di sangue blu) è la figura più distante dalla milanesità. Questo tipo di candidatura avrebbe un impatto decrescente anche sulla partecipazione al voto, oltre a non essere una scelta particolarmente gradita all’elettorato votante.

Un’altra tipologia che in questa fase ha poca trazione mobilitante è quella del Saggio (se vogliamo dell’intellettuale – professore, scrittore, filosofo e simili), ma risulta la seconda preferita, perché esiste un segmento specifico di elettorato che apprezza proprio questo tipo di figura. Il punto , in una scelta strategica di questo tipo, è che non va oltre quell’elettorato, pur grande in città.

Quale area politica rischierebbe questa carta? Quella che è sicura di avere un bacino di voti di appartenenza enorme e che prevede che la partecipazione sia bassa, in quanto non ci saranno elementi di contesto (interni o esterni) ad alzarla. Nel 2027, sarà questo lo scenario? Del futuro nessuno ha certezza, ciascuno fa le sue valutazioni, ma crediamo sia poco verosimile.

Allenatore e Manager in questo momento non sono particolarmente “preferiti” come opzioni, sono stili abituali, quindi non spostano nemmeno la partecipazione; i valori sono statisticamente irrilevanti. Sono da decenni, la scelta abituale dei gruppi politici come proposte. Sarà forse anche per questo che la partecipazione sta calando?

Infine, ha grande successo nel mobilitare un elettorato aggiuntivo, è il profilo di leader più preferito, è quello del Salvatore.

Le conseguenze strategiche da valutare sono due.

  1. La prima, come ciascuna area politica, può mettersi nei panni del Salvatore per i milanesi? Salvatore, da cosa? Per cosa? Di chi, per chi? Hanno la stessa capacità/possibilità o una delle due può giocare meglio questa carta?
  2. La seconda valutazione. Se un’area politica scegliesse di proporre un Salvatore, come potrebbe l’altra contrastarlo?

Sfide a due: primarie e ballottaggi

Per introdurre questo scenario, che certamente per alcuni sembrerà più piccante dei precedenti…un riferimento agli archetipi degli elettori e alle loro preferenze per i 15 candidati proposti. Ricordiamolo ancora: in questa fase e in questo lavoro di base di ricerca è più importante il senso strategico dei dettagli sui nomi.

I confronti selezionati sono quelli con risultati più incerti, ovvero più prossimi, non quelli dove la differenza di risultato è massima. L’ipotesi di base, ricordiamolo, è che ci siano 15 candidati, schierati all’interno di tre aree (centro-destra, centro-sinistra e civici – gruppo civico/misto).

Presi i leader con più successo, simuliamo degli scontri diretti.

Non possiamo dire cosa succederebbe se questi civici fossero schierati per una o per l’altra area politica; molto muterebbe, come i più arguti avranno intuito dalla modellistica precedente.

Il primo, e più conteso, è un ballottaggio che sembra una “primaria” del centro-sinistra (Majorino-Calabresi), almeno da quanto si è letto sui giornali; il risultato della simulazione pare piuttosto incerto. Del resto, per molti, che non seguono l’attualità politica, l’attenzione è bassa: quanti dei potenziali partecipanti alle primarie di centro-sinistra sono già sul pezzo? Quanto più questo valore è alto, tanto più il risultato è valido.

Se, invece, Calabresi non sfidasse Majorino per le primarie del centrosinistra ma fosse il leader di un’incredibile coalizione civica e non si facesse mal volere né dal centrodestra né dal centrosinistra, prendendo preferenze ad entrambi e portando a votare non votanti abituali?

Come abbiamo visto nella prima simulazione, il ballottaggio alle comunali del 2027 sarebbe tra i civici e il centrodestra. Quindi Calabresi vs Salvini. E poi, è probabile che vincerebbe di poco il centrodestra. Qualora lo sfidante civico non fosse Calabresi ma una personalità meno nota/meno politicamente esposta, il risultato sarebbe ancora più a favore di un candidato leader politico di centrodestra.

Nell’ipotesi, più classica, di un CENTRODESTRA contro CENTROSINISTRA, senza mega alleanza dei civici al centro? Stante la situazione culturale e sociale a dicembre 2025 ed una campagna elettorale di stampo amministrativo.

Sarebbe un testa a testa.

Se il campo fosse conteso da Majorino VS Fidanza (quest’ultimo avrebbe una probabilità di vittoria millimetricamente superiore).

Se la sfida fosse Salvini Vs Majorino (il primo potrebbe vinvere con un poco più di scarto).

Ma se il contesto sociale e gli stili di leadership fossero giocati dai protagonisti in maniera strategica …?

 

Le alleanze strategiche: aree politiche e candidati

Iniziamo il ragionamento dallo scenario più “classico” visto poche righe sopra.

Il centro-sinistra dopo le primarie schiera Majorino candidato sindaco, e i competitor delle primarie (in primis Calabresi) vengono identificati nell’area di centro-sinistra (non è più solo un giornalista-imprenditore), e sostengono con convinzione il centro-sinistra. Il centrodestra sceglie uno dei suoi migliori candidati. Uno scontro tutto politico, dunque.

Non stiamo considerando degli stili di leadership – le issue critiche del dibattito – (ci sono solo dei nomi, in una lista, in una ricerca di opinione), nè il contesto narrativo entro cui si sviluppa la campagna…argomenti quinto scenario, quello completo.

Come abbiamo visto, la competizione a due è emozionante, un vero testa a testa, in cui la tendenza sembrava premiare di poco il centrodestra.

Eppure.

L’elettorato dell’area dei civici, così importante nella simulazione, che fa? Si spezza per prossimità politica, gradimento dei candidati, stili di leadership, proposte e va meno a votare. Considerando tutti i nomi e le aree di riferimento nei territori e nei diversi ambienti culturali, sociali e professionali, mentre il centrodestra si allarga di poco, il centrosinistra ha maggiore potenziale (partendo da un “nocciolo di base” più piccolo).

Abbiamo visto, nel grafico fondamentale delle correlazioni tra candidati, quanto i politici di centro-sinistra coprano un’area molto omogenea, mentre quelli di centro-destra una molto più frammentata, ovvero più larga.

 

Quindi, se il centro destra unito sembra tendenzialmente avere delle chance rilevanti di vittoria sul centro sinistra rispetto all’elettorato più attivo, la situazione cambia se quest’ultimo riesce (riuscirà?) a portare con sé aree sociali e culturali meno di appartenenza, più light, civiche che non si riconoscono in un centro destra schierato politicamente non con figure leggere ma con dei pesi massimi identitari.

Conclusione metodologica e prospettica

Il clima sociale e politico a dicembre 2025 non includeva l’escalation della guerra del Medio oriente, il prezzo del petrolio oltre i 110 dollari e tutto quanto è avvenuto e sta avvenendo, nè la lista dei candidati considerati includeva alcuno di “futuro nazionale”….ma tra le righe per chi sa ben guardare qualcosa si può intuire del suo potenziale., così come anche per altre proposte che ancora non hanno esplicitato la discesa in campo.

 

Per capire la metodologia ed una maggiore analisi dei dati si può approfondire sul mio canale substack.

 

La rilevazione statistica è stata condotta nel mese di novembre 2025 su un campione di 1.003 italiani rappresentativi della popolazione maggiorenne tramite un field cawi.

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