L’Amazzonia ancora sotto attacco nel silenzio più totale

25 luglio 2019

di Rebecca Pagani e Caterina Rondoni

I fiumi Huallaga, Marañón, Ucayali y Amazonas, situati nella regione peruviana di Loreto, rappresentano un ammasso pulsante di natura, storia e leggenda, nonchè fonte di vita per le popolazioni indigene che ne abitano gli argini e che basano la loro sopravvivenza sulle dinamiche del Rio.

Dal 2010, questi fiumi sono anche i protagonisti del progetto “Hidrovia Amazónica”, una via fluviale che ha come obiettivo quello di unire la costa settentrionale del Perù con il Brasile attraverso una rete di fiumi navigabili tutto l’anno, che si collegheranno con il porto fluviale di Yurimaguas, l’autostrada interoceanica IIRSA Norte e il porto di Paita, Piura.

L’Hidrovia fa parte di un progetto più ampio chiamato IIRSA, Iniciativa para la Integración de la Infraestructura Regional Suramericana, un mega-progetto che cerca di adattare l’infrastruttura dell’America Latina alla sua geografia economica, caratterizzata dallo sviluppo di un modello  estrazione-esportazione. Il Perù, come molti altri stati, è infatti intrappolato nella spirale negativa di un’economia che si basa principalmente sullo sfruttamento delle risorse naturali. Lo Stato nel 2014 firma il nuovo Piano Energetico Nazionale 2014-2025, che ancora nuovamente il suo sviluppo all’attività estrattiva. In questo quadro di bussines as usual, responsabile del cambiamento climatico, si inseriscono numerosi progetti, come la Hidrovia Amazonica, che seguono la tendenza centenaria di sfruttamento delle risorse e degli ecosistemi.

Secondo lo Stato peruviano, il progetto Hidrovia promuoverà lo sviluppo dell’Amazzonia peruviana, facilitando condizioni migliori per il trasporto di merci e passeggeri e agevolando il commercio regionale, nazionale e estero; molto flebili sono gli accenni alle conseguenze ambientali.

Nel 2017 a vincere l’ambito appalto è stata l’impresa COHIDRO (Concesionaria Hidrovía Amazónica S.A.), consorzio composto dalla società peruviana CASA (Construction and Administration S.A) e la società cinese Sinohydro Corporation Ltd, che detiene la maggioranza delle azioni.

Ma quali saranno le conseguenze di questo monumentale progetto?

Il lavoro cardine dell’impresa COHIDRO sarà quello di dragaggio dei fiumi. Per rendere il rio navigabile tutto l’anno, infatti, è necessario scavare quei punti in cui si accumulano sedimenti che impediscono il passaggio scorrevole delle navi di grandi dimensioni. Di questi punti, denominati nel progetto “malos pasos”, ne vengono calcolati 13 nei 2687 km in cui si svilupperà la via fluviale. Durante la costruzione e il mantenimento dell’opera sono previste due azioni di dragaggio, un dragaggio di apertura, che interesserà i 13 punti critici, e uno di mantenimento, che avrà lo scopo di mantenere, durante il periodo di concessione, le condizioni necessarie raggiunte durante gli scavi iniziali. Il materiale dell’alveo dragato sarà ricollocato in zone del fiume adeguate, in cui non si influirà sulla stabilità del rio, assicura COHIDRO (Estudio de Impacto Ambiental dettallado, 2018). Nel corso del dragaggio e degli spostamenti del materiale estratto potrebbe svilupparsi una nube di sedimento, la cui estensione dipenderà dalla quantità e composizione del sedimento e dalle condizioni idrodinamiche del rio.

Questa semplice operazione porta con sé una serie di conseguenze devastanti per l’ecosistema fluviale.

L’eliminazione dei banchi di sabbia, che limitano la navigazione del rio, ad opera del dragaggio modificherà la morfologia del fiume, alterando così gli eventi di piena e di secca (DAR, 2018), di erosione, trasporto e deposito dei sedimenti (Wenger, 2017). Le operazioni di scavo e di deposito del materiale dragato, se effettuate con imprudenza, potranno generare nubi di materiale sospeso, che aumenteranno così il livello di torbidità dell’acqua. Un aumento della torbidità può condurre a una variazione della disponibilità di nutrienti nell’acqua e a una riduzione dell’attività fotosintetica e della biodiversità della fauna acquatica (Esguícero y Arcifa, 2017).

Le attività di dragaggio non solo influiranno sulle dinamiche idrologiche del rio, ma saranno responsabili della risospensione dei contaminanti derivati dalle numerose fuoriuscite di petrolio (Estudio de Impacto Ambiental dettallado, 2018), che hanno interessato la zona negli ultimi 40 anni. I metalli pesanti rimessi in circolo potrebbero essere così accumulati nei tessuti degli organismi acquatici.

Il dragaggio avrà effetti sia diretti che indiretti sulla fauna acquatica. Durante gli scavi verrà asportato il benthos, ossia un insieme di organismi che vivono in diretto contatto con il fondo fluviale. Una riduzione di questa popolazione influirà negativamente su tutta la catena alimentare, in quanto rappresenta una fonte importante di alimento. Anche le uova e le larve dei pesci presenti nei banchi di arena saranno danneggiate per il dragaggio, le quali potranno essere trasportate via per la corrente o entrare più facilmente in contatto con i contaminanti. L’aumento della torbidità potrà causare la morte per asfissia dei pesci, ostruendo loro le branchie, o potrà generare la formazione di barriere nel corso d’acqua per le quali si potrebbero interrompere gli eventi di migrazione. Dragando il rio verranno rimossi banchi di arena che costituiscono un habitat fondamentale per la fauna ittica. Da un momento all’altro molte specie vedranno la scomparsa del loro nicchia ecologica: le zone di rifugio, riproduzione e caccia non saranno risparmiate dagli scavi. Non avendo più un’area adatta alla sopravvivenza, questi pesci migreranno verso zone libere dalle attività umane (Estudio de Impacto Ambiental dettallado, 2018).

Tutto questo andrà ad incidere gravemente sulla vita di 14 popoli indigeni (Achuar; Ashaninka;  Awajun; Bora; Capanahua; Kichwa; Kukama-Kukamiria; Murui Muinani; Shawi; Shipibo-Konib; Tikuna; Urarina; Yagua) per un totale di più di 400 comunità e circa 8300 famiglie, e in generale, influenzerà la vita di tutte le persone che vivono lungo i fiumi soggetti a dragaggio (Estudio de Impacto Ambiental dettallado, 2018).

Nello specifico tre saranno i principali impatti socio-economici del progetto.

Il primo riguarda l’attività della pesca, principale fonte di sostentamento delle comunità indigene. Come abbiamo già visto il dragaggio avrà conseguenze rilevanti sulla presenza di pesce nel fiume e sulla quantità di metalli pesanti con cui il pesce entrerà in contatto (Estudio de Impacto Ambiental dettallado, 2018). Questo porterà ad un danneggiamento notevole dall’accesso al cibo di tali popolazioni con conseguenze sulla sicurezza alimentare e sull’adempimento della tutela de del diritto all’alimentazione.

Il secondo concerne l’accesso a servizi di base come l’acqua. Infatti, sebbene l’acqua del fiume sia stata definita inadatta al consumo umano, è spesso l’unica fonte accessibile per le popolazioni indigene (Estudio de Impacto Ambiental dettallado, 2018). Questo significa che, poiché il fiume è un ambiente dinamico, per consentire la navigazione 365 giorni all’anno, sarà necessario dragare continuamente il letto del fiume e per questo l’acqua manterrà alte concentrazioni di sostanze inquinanti. Impedire l’accesso delle popolazioni indigene alla loro principale fonte d’acqua è un’azione che viola il diritto umano fondamentale all’acqua e, di conseguenza il diritto alla salute con conseguenze preoccupanti per la vita stessa.

Infine, l’opera invasiva del dragaggio andrà a incidere seriamente sulla cultura ancestrale di quelle popolazioni che vivono ancora la propria vita secondo i dettami della natura che le circonda. Per esempio, nel caso della popolazione Kukama-Kukamiria, le cui credenze ci dicono di un mondo sottomarino parallelo popolato da esseri spirituali e persone scomparse dalle comunità, l’azione distruttiva del dragaggio ha conseguenze irreparabili e irreversibili. Più in generale, prestando attenzione alla visione del mondo locale delle diverse popolazioni indigene, è abbastanza ovvio che questo lavoro influenzerà irreversibilmente sul diritto di queste persone alla loro identità etnica e culturale. Azione che viola il diritto fondamentale riconosciuto dalla Costituzione politica peruviana del 1993 nell’articolo 2, paragrafo 19, secondo cui lo Stato riconosce e protegge la pluralità etnica e culturale della Nazione.

Il 4 aprile del 2019 la impresa COHIDRO ha presentato la valutazione di impatto ambientale (VIA) del progetto all’organo statale competente (SENACE), ma già dopo una veloce lettura ci si rende conto che è un documento incompleto e inadeguato, che non considera la continuità e l’interconnessione delle varie componenti del rio. Lo studio di un sistema idrico per un lasso di tempo di un anno non è sufficiente per prevedere il suo comportamento, e delle formule matematiche non possono descrivere le dinamiche che si sviluppano realmente in un rio. Come può l’impresa, quindi, sostenere che durante i 20 anni di concessione dell’opera sarà necessario compiere il dragaggio di mantenimento una sola volta all’anno? Chi garantisce che, dopo la rimozione di un banco di sabbia, non si risedimenti immediatamente del materiale nello stesso punto? Nella valutazione di impatto ambientale si afferma che verranno rimossi durante le operazioni di dragaggio di apertura 13 “malos pasos”, ma come si può pensare che la loro ubicazione sia rimasta invariata dopo 4 anni dalle analisi in campo e come si può garantire che in questo lasso di tempo non sia aumentato il numero di zone critiche alla navigazione? Se già i nostri fiumi sono degli ambienti mutevoli, immaginiamo la dinamicità di un rio amazzonico. Come si può dichiarare che gli impatti sulla diversità e sulle migrazioni della fauna ittica saranno lievi o moderati se nel VIA non vengono descritte le specie che vivono nell’area del progetto e le loro dinamiche migratorie? Come si può affermare che il rumore prodotto dalle draghe non causerà impatti fisici e psicologici sulle comunità indigene situate nelle zone vicine ai “malos pasos” se non vengono riportati i decibel prodotti dai macchinari?

Ad oggi il progetto “Hidrovia Amazónica”, sta ancora aspettando l’approvazione dell’organo statale addetto (Senace), ultimo passaggio amministrativo necessario per dare il via ai lavori. Tuttavia, guardando al processo di consulta previa[1] previsto dalla legge peruviana n. 29785 e obbligatorio in caso di opere che colpiscono direttamente il territorio delle popolazioni indigene, sorgono numerose perplessità. Non solo la consulta è stata iniziata prima dell’uscita dello studio di impatto ambientale, impedendo alle comunità l’accesso ad informazioni fondamentali per una scelta consapevole, ma tale processo sembrava aver preso la forma di un banco di scambio. Lo stato infatti si prodigava per offrire alle comunità servizi basici come l’accesso ad acqua adatta per il consumo umano e scuole in cambio dell’approvazione all’opera di dragaggio.

In fine, la prospettiva di un investimento cinese nel progetto, preoccupa la realizzazione sostenibile dello stesso.

Per concludere, la costruzione dell’Hidrovia Amazónica potrebbe causare non solo un grave delitto ambientale che distruggerà la biodiversità della selva amazonica, ma anche un’inaccettabile violazione dei diritti umani all’alimentazione, all’acqua e alla salute delle popolazioni native del cuore verde del mondo.

Ancora una volta assistiamo alla lotta impari tra i difensori della naturaleza e i persecutori del guadagno personalistico. Ancora una volta i governi perdono l’occasione per invertire la tendenza dello sfruttamento delle risorse e della distruzione degli ecosistemi che ci ha condotto oggi alla crisi climatica a cui stiamo assistendo.

TAG: amazzonia, clima, deforestazione, grandi opere
CAT: clima, infrastrutture e grandi opere

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