Perché il cambiamento climatico uccide (anche) le PMI

12 novembre 2019

Il clima sta cambiando, non ne abbiamo mai sentito parlare così tanto. Di cambiamenti climatici si parla ormai da decenni, ma il dibattito pubblico non è mai stato così vivo e la preoccupazione così sentita come nell’ultimo anno. Un cambiamento di sensibilità, anche grazie al contributo di nuovi movimenti, più giovani e giustamente più agguerriti.

Le misure di diminuzione delle emissioni, di ripensamento del sistema economico di produzione e consumi in ottica di sostenibilità e di revisione della progettazione di politiche nazionali e locali richieste a gran voce dagli attivisti delle nuove e vecchie generazioni sono valide, legittime e perfettamente riassunte da uno degli slogan ricorrenti: non c’è un pianeta B.

Alle misure di prevenzione per evitare che la situazione peggiori fino a superare i punti di non ritorno, però, vanno necessariamente affiancate misure di adattamento sull’esistente: piani, strategie ed azioni rivolte ad ammortizzare, prevenire e mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici, trasformando e ristrutturando l’esistente, con l’obiettivo di aumentarne la resilienza e la capacità performativa sul lungo termine.

Accettare la reale necessità di misure di adattamento non è sempre semplice: impone di riconoscere che i rischi e gli effetti derivanti dai cambiamenti climatici non sono una problematica eventuale e proiettabile in un futuro lontano, ma sono già qui, impattano già sulla nostra vita quotidiana e lo faranno in maniera sempre più consistente nei prossimi anni. A questo riguardo, i dati parlano chiaro: le analisi climatiche dimostrano cambiamenti rilevanti non solo su scala globale, ma anche su scala locale. Il dato con cui siamo più familiari, riportato dall’IPCC, ossia l’aumento della temperatura media globale di 1 C° dal periodo pre-industriale non rivela la cruda realtà delle trasformazioni locali: nel territorio milanese, la temperatura media annua è aumentata di ben due gradi centigradi dal 1901 al 2017. Lo evidenzia l’analisi riportata nel Profilo Climatico Locale per la Città di Milano, sviluppato in collaborazione tra il Comune di Milano, Arpa Lombardia ed Arpa Emilia Romagna.

Di resilienza si parla sempre più spesso nei piani delle pubbliche amministrazioni, ma la conversione all’approccio resiliente non riguarda solo il settore pubblico: gli impatti dell’emergenza climatica – come alcuni ritengono più corretto chiamarla – colpiscono i singoli individui, sicuramente, ma aumentano anche i rischi per aziende ed industrie. Tra queste, le piccole medie imprese, per la loro composizione e le risorse a loro disposizione, sono le più vulnerabili. L’emergenza climatica aumenta la frequenza e l’intensità di fenomeni meteorologici estremi, in grado di danneggiare la produzione delle imprese talvolta addirittura in modo irreversibile.

Per le PMI è una sfida reale, ed è innanzitutto una sfida che si gioca sul campo economico: il report di Legambiente Le città italiane alla sfida del clima, pubblicato da nel 2017, evidenzia come dal 2013 al 2016 i danni accertati da alluvioni o fenomeni franosi ammontino a circa 7,6 miliardi di euro, di cui solo il 10% coperto da finanziamenti statali. L’Associazione Italiana Brokers di Assicurazioni e Riassicurazioni riporta come il 90% delle PMI che, in conseguenza di un evento catastrofale, sono costrette ad interrompere la produzione per più di una settimana, falliscono entro un anno.

Anche la frequenza di eventi impattanti tende ad essere sottovalutata: la conformazione geografica del nostro Paese rende particolarmente rilevante l’attenzione al rischio idrogeologico, con l’88% dei Comuni, per quasi 7 milioni di persone, situato in aree considerate ad elevato rischio idrogeologico, e 1.642.165 imprese a rischio alluvione.

Dal 2010 ben 126 Comuni italiani hanno registrato impatti rilevanti con 242 fenomeni meteorologici, tra casi di allagamenti da piogge intense (52), danni alle infrastrutture (98), frane causate da piogge intense e trombe d’aria (44), ed eventi causati da esondazioni fluviali (40), oltre ad otto casi di danni al patrimonio storico.

Se a questi si aggiungono i 55 giorni di blackout elettrici dovuti al maltempo, risulta evidente come la questione sia di estrema rilevanza, non solo per la pubblica amministrazione, ma per le singole imprese. [1]

L’emergenza climatica ha conseguenza che colpiscono famiglie ed imprese in maniera reale, concreta ed improvvisa. Ma almeno in parte prevedibile: lo sviluppo di analisi dei rischi climatici e di strategie di adattamento personalizzate per la singola impresa può fornire un grande vantaggio sia nella prevenzione che nella gestione di eventi climatici impattanti.

Se le piccole medie imprese sono le più vulnerabili al rischio climatico, è anche vero che insieme al rischio si presenta loro un’opportunità.

Le misure di adattamento non influenzano positivamente soltanto la produzione della singola azienda: i loro effetti vengono moltiplicati se si considera l’impatto che la produzione ha sull’economia locale nella sua interezza, e la loro adozione contribuisce alla messa in sicurezza dell’intero territorio.

Inoltre, non sempre le misure di adattamento prevedono grandi stravolgimenti ad alto costo: a volte si tratta di semplici accortezze, come un diverso posizionamento delle merci o un valido sistema di ancoraggio per prevenire e diminuire gli impatti negativi. Non si tratta soltanto di un investimento di risorse, quanto anche di un cambiamento nel modo di visualizzare i rischi e progettare la produzione, a basso costo ma alto impatto.

Le possibilità non si fermano qui: le PMI, dato il loro sostanziale interesse nella questione, hanno l’opportunità di diventare ambasciatrici della necessità di un ripensamento strutturale non solo del modo di fare business, ma della cornice quotidiana del nostro modo di pensare.

Per la loro conformazione infatti le PMI sono grandi punti di riferimento all’interno delle comunità locali, e un riconoscimento dell’emergenza climatica da parte loro non solo avrà effetti positivi sulla produzione e la capacità di prevenzione e gestione di eventi estremi e sul benessere dell’intera economia locale, ma il loro esempio le renderà motori di un processo di normalizzazione ed interiorizzazione del pensiero resiliente, aumentando la consapevolezza di cittadini e consumatori, sviluppando l’interesse per l’adattamento locale, aumentando così il benessere dell’intera comunità.

È una grande responsabilità, ma i rappresentanti delle piccole medie imprese non sono soli e sole in questo compito. L’adattamento all’emergenza climatica non riguarda né solo il settore privato né solo quello pubblico, ma necessita di una sinergia proattiva tra i due. È una sfida che riguarda ognuno di noi, e le sfide comuni sono sempre meglio affrontate in comune. Né il pubblico né i privati possono combattere i cambiamenti climatici da soli, ma entrambi sono necessari per farlo.

Il progetto Derris ne è un buon esempio. Sviluppato all’interno di un bando LIFE europeo, testato per la prima volta nella zona di Torino ed in sviluppo in questo momento a Milano tramite una partnership tra Comune di Milano, Unipol s.p.a. e diverse associazioni di categoria sul territorio della Città Metropolitana, il progetto Derris punta ad aumentare la capacità di resilienza delle piccole medie imprese coinvolte riguardo a sette fenomeni climatico-meteorologici, tramite una formazione specializzata per il personale delle imprese e l’utilizzo di un tool apposito per valutare il rischio specifico dell’azienda e sviluppare, aggiornare ed integrare il proprio piano di adattamento.

Iniziative di arricchimento collettivo sviluppate in sinergia pubblico-privato sono necessarie, permettono di colmare reciproche carenze e di svolgere un’azione che sia veramente capillare, e che arricchisca entrambi i partecipanti, e la comunità tutta.

Ed è di questo che le nostre comunità, e le generazioni future, hanno bisogno.

 

Con il contributo di Giulia Cirri (Comune di Milano – Direzione Transizione Ambientale, Città Resilienti)

Il primo incontro di formazione rivolto alle PMI all’interno del progetto Derris avrà luogo a Milano venerdì 8 novembre: se fai parte del personale di una piccola media impresa e sei interessato a partecipare, puoi registrarti online.

Per ulteriori informazioni, puoi contattare cittàresilienti@comune.milano.it.

TAG: Assicurazione, Avversione al rischio, cambiaento climatico, Camera di Commercio di Milano, Città metropolitana Milano, economia, innovazione, Lavoro, milano, Unione europea, unipol
CAT: clima, Milano

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