Una proposta per Amazon: la spedizione solidale

23 Novembre 2017

Le condizioni di lavoro dei dipendenti di Amazon sono un argomento caldo di questi giorni a causa dello sciopero annunciato dai lavoratori del centro smistamento Amazon di Castel San Giovanni (PC) uno dei più grossi d’Europa. Lo sciopero, deciso da tutte le maggiori sigle sindacali, si terrà durante il black friday il giorno che nella tradizione americana dà il via allo shopping natalizio. Amazon ha annunciato sconti e promozioni e quindi quello sarebbe un giorno di particolare carico, quindi probabilmente un ottimo momento per scioperare.

Che da Amazon però le condizioni di lavoro non siano idilliache non è però una notizia fresca lo avevamo infatti già letto sui giornali, sia in Italia che all’estero.

Amazon ha rivoluzionato il nostro modo di consumare e sicuramente come consumatori ne abbiamo tratto innumerevoli vantaggi, ma immagino che ci siano anche consumatori (come me) che pensano che non tutti questi vantaggi debbano esserci ad ogni costo.

Sono una forte lettrice e compro molti dei miei libri su Amazon, pur amando le librerie (e comprando spesso  anche dal vivo), perché li compro in inglese e non è facile trovarli e anche perché sono pigra e lo shopping dal divano è comodissimo (Bezos l’aveva capita giusta). Sono anche una cliente “Prime”, ovvero pago una somma ogni anno ad Amazon per non dover mai pagare la spedizione standard. L’ho fatto per poter comprare anche un libro alla volta, senza pensarci (impulse buy, Bezos lo sa). La spedizione standard ormai, almeno a Milano (ma suppongo in buona parte del paese), consegna gli acquisti in un giorno. Potrei pagare per averli prima, ma non ho l’opzione di rallentarli. Eppure l’urgenza caratterizza solo una piccola percentuale dei miei acquisti su Amazon.

Sapere che i libri mi arrivano velocemente (anche) perché dei lavoratori vengono fatti lavorare in condizioni non dignitose a me non piace, inizia a darmi un po’ fastidio. Per ora non abbastanza da rinunciare a fare acquisti su Amazon, ma non escludo di fare altre scelte in futuro.

Quindi ho pensato di fare ad Amazon un proposta, di inserire tra le opzioni di spedizione per i clienti Prime la “spedizione solidale” dove in cambio della mia rinuncia ad avere i prodotti acquistati in tempi velocissimi loro versano 1€ (o più) per articolo in un fondo per i dipendenti (a come distribuirli ci si penserà).

Recentemente sono stata correlatrice di una tesi di laurea che illustrava come Amazon avesse conquistato un vantaggio competitivo (anche) con uno dei customer service più attenti e solerti. Chissà che non vogliano ascoltare la mia proposta, che però ci tengo a sottolineare non risolverebbe assolutamente le eventuali violazioni dei diritti dei lavoratori che vanno tutelati sempre. Potrebbe però essere un modo per far capire ad Amazon che ad almeno una parte dei suoi clienti interessano anche altre cose oltre agli sconti e ai tempi di consegna.

TAG: amazon, black friday, sciopero
CAT: commercio, Grande distribuzione

2 Commenti

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  1. evoque 3 anni fa

    Questa mania dei tempi di consegna ultracorti! E’ chiaro che poi i dipendenti soffrano una pressione per poterli rispettare: io sono un cliente Amazon, ma penso che non sottoscriverò mai Amazon Prime perché, se il libro o altro articolo mi arriva dopo tre giorni anzi che uno, non mi importa. Questa fissa della velocità, della fretta ha sempre un senso? Io penso di no.

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  2. cantelmo19 3 anni fa

    ma io direi che non vi son problemi anche se la merce dovesse arrivar una settimana dopo. Cara michela, , tu sei una “viziata” , non solo pigra e molto probabilmente non hai idea di cosa significhi svolger un lavoro faticoso a livello fisico e mentale insieme, senza pause. Proprio quello che succede mentre tu te ne stai sballonzonata sul divano. Lo sai da ora che i lavoratori di amazon sono schiavi ? E pensi che aspettando un giorno in più , potrai alleviar le sofferenze di quei poveri operai ?

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