Chi butti dalla torre: privacy o salute?

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21 maggio 2020

A volte vengono definiti “privacy ambassadors”, altre “evangelists”, “officers”: sono quelli che si occupano a vario titolo della materia della protezione dei dati personali ed ai quali abbiamo rivolto le domande dell’indagine sui rapporti tra emergenza COVID-19 e tutela dei dati personali.

L’esito non è stato scontato, così come avrebbe potuto far ritenere il loro essere a presidio di tutele e garanzie: la barra dell’indagine non è tutta in direzione del diritto alla privacy ma individua un giusto bilanciamento tra le esigenze in campo, tutte rilevanti. Nel tiro alla fune “privacy o vita: chi getti giù dalla torre” ci si poteva attendere anche risposte più “di parte”.

Certo non si nasconde una diffusa preoccupazione per il corretto uso dei dati(68%) specie in momenti di emergenza, essendo propensi a riconoscere che il processo di erosione della “privacy” ha avuto inizio da tempo e proseguirà in futuro (75%).

Forse proprio questo pragmatico realismo induce il panel di intervistati a richiedere che le deroghe ammesse in questa fase siano gestite da mano pubblica (80%) facendo leva su garanzie ulteriori (67%) rispetto a quelle previste nell’ordinario.

L’istituzione pubblica, in questo caso quella del sistema sanitario, sebbene sia preferita (80%) a quella privata in funzione di gestore delle informazioni emergenziali, suscita comunque preoccupazioni in termini di sicurezza e corretta gestione senza tuttavia concretizzarsi nella sindrome Orwelliana del grande fratello.

Nell’accesa dialettica sull’obbligatorietà dell’app anti-contagio la posizione laica dei privacy officers si manifesta nuovamente: la maggioranza si schiera per la non obbligatorietà (54%) ma una significativa percentuale (40%) la considera accettabile in presenza di tutte le garanzie del caso.

Nel periodo del COVID-19 connotato da una grave incertezza comunicativa, sembra che i privacy officers abbiano idee precise e laiche riguardo al confronto tra valori essenzialicome quelli della salute pubblica e individuale, da un lato, e quelli dei diritti e delle libertà individuali dall’altro.

TAG: privacy
CAT: costumi sociali

2 Commenti

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  1. unoqualsiasi 2 settimane fa
    Ma è possibile che si scopra solo oggi che si può essere controllati dopo che lo siamo da decenni, a crescere dei dispositivi, dalle telecamere dei negozi alle barriere del traffico dei centri, alle carte di pagamento che registrano se ho comprato una frusta sadomaso, a Facebook dove gli utenti fanno a gara per mostrarsi visibili in questo panopticon rovesciato? Ma non vi sembrano patetiche o la scoperta dell'acqua calda queste "pensate" in questo tempo? Ma Foucault e Deleuze (roba di trent'anni fa) non li avete mai letti? Ma studiate un pochino, via! Anche solo un pochino che sarebbe già tanto.
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  2. giovanni-gualtiero 2 settimane fa
    buttiamo a mare la privacy è tutta una balla. serve solo ai ricchi per uscire dai processi. Se tutti siamo tracciati c'è uguaglianza. l'importante è che il sistema democratico regga.se le leggi le fa il cittadino quale ricolo può correre se viene a cadere ogni segreto? Forse il problema sta nel fatto che la rappresentanza attaverso le elezione mantiene al potere una casta di politici.
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