come salvarsi la vita in azienda

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24 Novembre 2017

Se sei buono andrai all’inferno,
Dr. Dobermann, ti stanno già a aspettare.
C’è il tuo nome nell’elenco,
puoi scommetterci, prova a bussare.

F. De Gregori Dr. Dobermann

La vita è difficile, la vita in azienda, soprattutto nelle aziende che cambiano, si rinnovano, che vanno dall’estetista per farsi la ceretta o per farsi disegnare un sopracciglio aggressivo, è ancora più difficoltosa. L’azienda infatti è femmina, è seduttrice. Ci ammalia e, in alcuni casi, ci mangia e ci digerisce.
Per questo bisogna conoscere i suoi comportamenti, e sapere cosa non fare e cosa fare.
A spiegarcelo in modo caustico e meravigliosamente leggero è Gian Paolo Parenti, uno che lavora da molti anni nel marketing televisivo. E quindi ne ha viste di tutti i colori, per definizione.
Dissacra le quotidianità aziendali, smonta i meccanismi delle liturgie: la cena di natale, la promozione, il colloquio, gli incontri con i clienti. Parla di carriere brillanti e di quelle che muoiono all’alba per un pezzo di pane o un bacio non dato.
Spiega al lettore e al novellino (appena arrivato in azienda) i trucchi per sopravvivere.
Descrive la carriera, dal punto di vista antropologico, come si evolve, per le donne da Inarrivabile a Madre e infine a Reietta, o per gli uomini da Brillante a Padre di Famiglia a morto vivente.
Prima si è giovani, algidi, simpatici, risoluti, freschi immediati, dediti all’azienda.
Si seguono codici, regole, rituali, discipline.
Ad esempio su come vestirsi, e qui per le donne abbiamo il cult di Sigourney Weaver, non nelle vesti del tenente Ripley che affronta il male ma in quello di Una donna in carriera che gela la sua collaboratrice con questa frase:
“Vesti male noteranno il vestito, vesti impeccabilmente e noteranno la donna”(Chanel). Ma c’entra anche l’intelligenza inumana e gelida della Rachel di Blade Runner (con sentimenti e ricordi artificiali e innestati).
Poi, si passa alla famiglia, madri e padri in cerca di identità, per capire come si cresce e come si resta cazzoni (si, i maschi sono sempre dei cazzoni). Per finire con l’essere tollerati da quel sistema che ti aveva fatto sentire Minerva o Apollo.

E’ un ping pong continuo tra lettore e autore, si finisce così con l’identificarsi con uno dei tipi aziendali, a pensare di avere vissuto veramente quelle situazioni, il capo piacione, la segretaria scorbutica, l’ufficio acquisti pronto a tagliare. Luoghi comuni,in senso aristotelico però, quello originale, ovvero quei luoghi in cui descrivere situazioni per capirle tutti insieme.
A chi non è mai capitato di farsi dire dal capo “buona idea, ma magari è un po’ presto. Ne riparliamo a breve, continua a lavorarci”? Un modo elegante per comunicarti che è meglio lasciar perdere.
Si passa dalla nota spese del panino secco dello stagista che si muove a piedi, a quella del dirigente langostato che usa solo limou; per arrivare ai trasfertoni transoceanici con tutta la goffaggine degli italiani in gita, che fanno i pirla con le cameriere dei bar anziché lavorare.
La lettura ci fa muovere all’interno delle grandi aziende come in Call of duty con una go pro fissata alla teca cranica, si procede guardando dritto avanti a noi, perché non sai mai cosa può uscire da una conversazione in mensa, dalla macchinetta del caffé, dalla porta di un ufficio, da una mail, dal gruppo dei giovani intrippati e digitali.
Il libro ha due livelli di lettura, come Shrek, uno per tutti e per tanti con spunti di riflessione taglienti come la katana di Goemon.
E uno più per iniziati, per chi sa e si è abbeverato alla sacra fonte del dio marketing,come Voldemort con il sangue di unicorno.
Questo secondo livello, oscuro, è quello in cui troviamo “l’uomo di marketing e la variante al limone” di Walter Fontana, a cui l’autore tributa la gloria che merita anche ad anni di distanza dalla pubblicazione.
Le pagine sono infarcite di tante figure non note al grande pubblico ma che in certi ambienti sono molto conosciute e riconosciute, tradendo i riferimenti autobiografici dell’autore. Descritte magari con un particolare solo “il toscanello, il completo di velluto”, inconfondibile ma sfuggente a prima vista. Riferimenti che arrivano dopo e che quando arrivano è come pulirsi gli occhiali dopo una corsa nel fango. Li vedi lì, nudi, davanti a te, come quelli che fanno bagni fuori stagione.
Ci sono un sacco di citazioni cinematografiche da quelle felliniane (Gelsomina e Zampanò, il custode che però ha un altro nome), a quelle implicite al grande Lebowski o al conte Mascetti che permeano con il loro distacco, da nobile e da drop out, tutto il libro.
Naturalmente non si fanno i nomi e non li faremo qui. Parliamo di comunità, di club dedicati a Sante, ricercatori, sociologi, sondaggisti (sardi e continentali), fonti informative e tutta la sarabanda di quello che c’entra con il marketing: da quello ortodosso e kotleriano a quello digitale e open source.

Senza rendercene conto arriviamo alla fine convinti di essere pronti per l’ultimo capitolo, per l’ultima amara risata e invece, vi sorprenderà per come rimette la chiesa al centro del villaggio, senza sconti per nessuno.

Gian Paolo Parenti
Piccolo manuale di sopravvivenza aziendale
10 lezioni per cavarsela nella giungla del lavoro
pp. 353 € 13.90
Laurana editore

TAG:
CAT: costumi sociali

Un commento

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  1. evoque 3 anni fa

    Mah, non vorrei essere riduttivo, ma mi pare un po’ un film di Fantozzi.

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