Perché la proposta di Pillon va oltre il porno e riguarda i nostri diritti

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26 Giugno 2020

La storia dell’umanità è attraversata dall’ossessione per l’osceno, vero o presunto.
Pensiamo alle mutande sul Giudizio Universale di Michelangelo, oppure all’attenzione per il cinema, dal Production Code (o Hays Code) per vietare contenuti “immorali” nel cinema americano degli anni Trenta, o le censure dei baci raccontate con tanta delicatezza da Tornatore in “Nuovo Cinema Paradiso”.
Nel Medioevo la massima autorità censoria fu la Chiesa, che decideva quali idee e opinioni fossero dannose per la fede o per la morale, e che nel tredicesimo secolo fondò l’Inquisizione, destinata a individuare, giudicare e condannare gli eretici e distruggere ogni loro testo. Ancora prima, Platone considerava la censura come un elemento necessario della sovranità. Ma, se è vero che la storia si ripete sempre due volte, come tragedia e poi come farsa, quest’ultima viene magistralmente interpretata dal senatore della Lega Simone Pillon, neofondamentalista religioso e alfiere della teoria gender.
L’ultima idea con cui preservare la sua idea di moralità pubblica è un emendamento al decreto legge Giustizia che prevede di bloccare in automatico il porno online. Una sorta di “parental control” attivato di default, che potrà essere disattivato solo se il titolare del contratto telefonico lo comunica esplicitamente al proprio gestore. La norma si applicherà su ogni tipo di dispositivo e filtrerà tutti “i contenuti violenti, pornografici o inadeguati per i minori”, ha sottolineato il senatore.
La malizia è negli occhi di chi guarda, per cui immaginiamo che l’obiettivo di Pillon sia quello di difendere i nostri giovani dagli attacchi corruttori della società moderna. Ma la farsa può facilmente avere invece effetti gravi sulla libertà della Rete. “Una legge simile è stata bloccata dalla Corte Suprema degli Stati Uniti ed è stata sospesa indefinitamente nel Regno Unito per questo motivo”, ha ricordato l’avvocato Fulvio Sarzana a Repubblica, citando il caso dell’intervista che l’ex presidente Jimmy Carter rilasciò in esclusiva a Playboy. Un’intervista che molti giovani non avrebbero potuto leggere se fosse stato attivo un blocco dei contenuti.
Senza considerare che oggi qualsiasi minore con un minimo di dimestichezza informatica può facilmente aggirare questi blocchi. Secondo Etno, il network degli operatori europei delle telecomunicazioni, “la genericità del termine ‘contenuti inappropriati’ potrebbe portare a restringere l’accesso a informazioni di interesse pubblico […], a potenziali problematiche relative ai diritti fondamentali e non sostituirebbe la necessità di urgenti investimenti sulle competenze digitali”. In definitiva, Pillon immagina uno stato censore, che considera ininfluente il ruolo delle famiglie che lui per primo difende con fervore e che sono invece centrali nell’educazione dei giovani per un utilizzo consapevole degli strumenti digitali e dei contenuti disponibili.
Per fortuna, come ha scritto la parlamentare Giuditta Pini, che si sta occupando del tema (non senza ricevere molte critiche), “il Governo ha accolto un odg col quale si chiede che i filtri ai contenuti inappropriati e il filtro parentale possano essere attivati su richiesta del proprietario del contratto e non in automatico su scelta del gestore. Sarà, infatti, l’autorità garante delle comunicazioni a disporre il regolamento, non un emendamento passato in un decreto che tratta di tutt’altra materia”.
La lotta al porno online è una battaglia di retroguardia, come lo erano le battaglie ai giornaletti porno di molti anni fa o a Silvana Mangano che, nel film “Riso Amaro”, era una mondina che faceva vedere mezza coscia. La guerra che alcuni stanno combattendo è contro la libertà della rete e il diritto dell’utente a usare liberamente Internet. Se c’è, invece, un mostro da combattere – ma è tutta un’altra storia – è la pedopornografia online nel cosiddetto deep web, o la vendita, nello stesso spazio, di armi, di droga, documenti falsi. Se c’è una battaglia giusta da fare è quella ai mercati che offrono protezione e anonimato a potenziali trafficanti di armi e droghe, terroristi e organizzazioni criminali. Teniamo alta l’attenzione sulle cose davvero importanti. Fare la lista delle priorità nelle lotte da fare non mi appassiona, ma ogni tanto è utile.

TAG: innovazione, internet, Pillon, porno
CAT: costumi sociali, Partiti e politici

Un commento

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  1. dionysos41 3 mesi fa

    Il più cattolico degli scrittori italiani, ma proprio per questo nient’affatto bigotto, Alessandro Manzoni, al moralista di turno, un fraticello, che si scandalizza per la presenza di donne in un convento di frati, fa dire a un altro frate: omnia munda mundis, tutto è puro per i puri. E quando ci fu la condanna per Ultimo tango a Parigi, Moravia, in una conversazione televisiva – allora si conversava, non ci si strillava addosso – disse che l’oscenità non esiste, ma la volgarità sì, e si può essere volgari anche infagottati da un tabarro. Ecco: chi vuole censurare la pornografia è volgare. Non perché la pornografia sia cosa lodevole in sé – non è né lodevole né riprovevole -, ma perché c’è, e proibirla la renderebbe ancora più appetibile.

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