I fratelli ringhiera

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21 Marzo 2020

Mentre lo sciame si avventa sulla carta moschicida degli untori e degli eroi (due facce della identica medaglia) l’epidemia viene canalizzata verso lo stato di eccezione e la legge marziale. La retorica del “mondo in guerra” è la foglia di fico che copre la vergogna di un sistema che ha devastato le strutture sanitarie inserendole in modo criminale tra le attività aziendali lucrative ed ha reso legale fare profitto sulla malattia e la morte dei meno garantiti. In questo melodramma di terza categoria (nel corso del quale però va a fuoco il teatro) la compagnia stabile “Bella Italia” tiene in cartellone il repertorio classico distribuito con equanimità tra ferocia e sentimentalismo. La mano sinistra sul cuore, la destra sopra il manganello inscena da una parte la sceneggiata neomelodica a base di Angeli in Camice e in Divisa, Inni Nazionali, Volare e Azzurro e dall’altra addita il capro espiatorio sul quale, come sempre, il branco si avventa con la bava alla bocca: flâneurs, runner, vecchi che vanno a comprare la mozzarella senza lasciapassare e chiunque non si mostri sufficientemente ligio agli slogan quotidiani del Grande Fratello. E mentre la canaglia, con o senza divisa, si avventa sputazzando addosso al poveraccio (“co la panza!”) che corre da solo sul lungomare deserto, gli operai, a migliaia, continuano ad ammassarsi nelle fabbriche e nei call center per garantire il profitto dei padroni. Misteriosamente lì la salute pubblica passa in seconda linea e ciò che conta è continuare a riempire le tasche di quegli eroi civili che, dopo averne incassati cento, daranno, tra gli ululati di gratitudine della plebaglia ammassata in adorazione, un milione in beneficenza per contrastare l’epidemia alla cui diffusione contribuiscono alacremente. Intanto sui balconi, a vigilare, tutti i fratelli ringhiera d’Italia con le loro bandiere e i loro lenzuoli che grondano senso civico e solidarietà umana: “Restate a casa teste di cazzo! O vi prendiamo a fiondate!”. A loro ogni politicante liscia il pelo sorridendo mentre, con uguale bon ton, minaccia di mandare “i carabinieri con il lanciafiamme” a fare piazza pulita degli inadempienti e spedisce per direttissima gli sbirri a multare i senzatetto perché, colpevoli di stare per strada senza un valido motivo, diffondono malvagiamente il contagio. Alla radio, in tv e sui giornali il milionario di turno non perde occasione per partecipare ad una nobilissima gara di civismo invitando tutti a stare a casa e ad imitarlo. Naturalmente lui ci ha un giardino di diecimila metri quadrati, con piscina e palestra nel quale se la spassa e fa quello che cazzo gli pare mentre i cattivi cittadini colti nel tentativo fraudolento di uscir fuori a respirare sono costretti a restare confinati in una catapecchia di tre passi per sei nella quale tutto ciò che si può fare è affacciarsi alla finestra e guardare un ragno che s’arrampica sul muro dirimpetto. Come sempre però “Siamo tutti sulla stessa barca”.

TAG: Cultura, Facebook, giornalismo, italia, politica
CAT: costumi sociali, società

Un commento

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  1. xxnews 6 mesi fa

    GIA’

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