Beni culturali
La nuova Casa Pasolini è una Melonata?
Il 26 novembre, il Ministero della Cultura ha inaugurato il museo Casa Pasolini, che, al momento, banalizza la figura dell’intellettuale, riducendo la sua complessità a un certo amore per le borgate.
Il 26 novembre, il Ministero della Cultura ha inaugurato un nuovo museo nel quartiere romano di Rebibbia, la Casa Pasolini. A fianco di piazza Lino Ferriani, dove si trova la panchina immortalata da Zerocalcare nella sua bellissima serie animata “Strappare lungo i bordi”, si nota la prima casa affittata dal poeta Pier Paolo Pasolini una volta arrivato a Roma. La curiosità ci ha portato a questo nuovo piccolissimo museo, in via Tagliere 3.
La Casa Pasolini a Rebibbia
Il giorno prima, prenotiamo la visita gratuita sull’App Musei Italiani messa a disposizione dal Ministero della Cultura. Parcheggiamo nelle vicinanze del grande carcere e suoniamo il campanello dell’appartamento. Ci accoglie una simpatica ragazza che ci assicura che la Casa Pasolini sarà un luogo culturale dove potremmo assistere alle letture delle opere del poeta e altre attività, mentre è già in lavorazione un podcast tematico.
Ci spiega brevemente che siamo nella casa dove Pasolini ha vissuto dopo essere partito dal Friuli con la mamma nel 1950. Appena arrivati, anno alloggiarono nell’appartamento di uno zio nel ghetto ebraico. Dal 1951 al 1953 affittarono questo appartamento, prima di trasferirsi a Monteverde, sulle pendici del Gianicolo. In seguito, l’appartamento è rimasto in teoria sfitto, ma i vicini raccontano di grandi partite a carte che si sono svolte al suo interno nel corso degli anni.
Recentemente, Pietro Valsecchi, il produttore dei film di Checco Zalone, ha donato l’appartamento allo Stato. E qui c’è la prima stranezza, perché, in genere, queste donazioni vengono effettuate al Comune, non allo Stato. In ogni modo, l’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma si è attivato per la riqualificazione dei luoghi.
La mostra
Oggi, la casa ospita una piccola mostra di 40 foto, curata dalla storica Matilde Amaturo. I pavimenti e una parte della carta da parati sono originali. Il bagno e la cucina sono d’epoca ma non appartenevano a Pasolini. C’è un piccolo spazio dove leggere i libri di e su Pasolini tra cui scorgo quello di Paolo Desogus “In difesa dell’umano. Pasolini tra passione e ideologia”.
Osservo i pannelli informativi. Il primo è una interessante mappa della capitale in cui si notano i luoghi pasoliniani. Il secondo è la biografia dell’autore sulla base della mappa. Nel soggiorno scorre un brevissimo filmato che ripercorre semplicemente quanto scritto nel pannello, associandolo alle foto esposte.
Dalla mostra emerge un Pasolini nazionalpopolare, che giocava a calcio, faceva la bella vita come un innocuo regista radical chic e il bagno nel fiume con il fisico scultoreo da novello patriota. Nei pannelli non si fa riferimento a che fosse gay o comunista, parole probabilmente pericolose per i nostri giovani. Ninetto Davoli è solo un amico. Della sua particolare e discussa dipartita all’idroscalo di Ostia non c’è neanche una parola.
Al tempo stesso, il pannello afferma che negli anni in cui ha vissuto all’EUR ha fatto delle “denunce sociali”. Non si sa bene quali, tanto che potrebbe anche passare come l’antenato di Cicalone, lo Youtuber che sgrida e denuncia chi ruba nella metro. In definitiva, dei tratti originali di Pasolini emerge solo il suo amore per i poveri e le borgate.
L’inaugurazione
Quando usciamo e torniamo a casa provo a informarmi meglio. Il giorno dell’inaugurazione non era presente alcun rappresentante del Comune, né della vita culturale romana. Solo politici e dirigenti, ad eccezione del produttore Pietro Valsecchi che ha donato l’appartamento allo Stato.
In particolare, erano presenti due esponenti del Ministero della Cultura, Massimo Osanna (Direttore generale Musei) e Luca Mercuri (direttore ad interim della direzione musei nazionali della città di Roma). Inoltre, sono intervenuti il Monsignor Andrea Lonardo, Direttore dell’Ufficio per la Cultura della Diocesi di Roma, e il colonnello di Fratelli d’Italia Federico Mollicone, presidente della Commissione cultura della Camera dei deputati.
Spulciando sul profilo Instagram della curatrice Matilde Amaturo, si nota la foto del Monsignore che parla di Pasolini con una gigantesca croce sullo sfondo.
In proposito, Matilde Amaturo ha un valido curriculum da direttrice di luoghi culturali, come la bellissima villa Lante di Bagnaia, a Viterbo, e il museo Boncompagni Ludovisi. In particolare, il secondo è un museo delle Arti decorative, della Moda e del Costume, che sembra molto più adatto al suo CV, visto che è una storica dell’arte. Al contrario, non emergono competenze rilevanti nella storia o nella letteratura del Novecento, come ci si aspetterebbe da chi cura una mostra su un personaggio complesso come Pasolini.
Passo Civico
Iniziano quindi ad accumularsi piccole perplessità sulla gestione della Casa Pasolini, finché non mi imbatto nell’associazione che cura gli spazi, ovvero Passo civico. Nella home page c’è poco. Si presenta come un’associazione cattolica generica: “un comitato libero, indipendente, autofinanziato, composto da persone che vogliono mettersi in gioco per la città che amano”. Il presidente è Antonio de Napoli, che nel CV si definisce come “Manager con esperienza in relazioni istituzionali e comunicazione, amministrazione di PMI e direzione di associazioni ed enti del Terzo Settore”.
In realtà, è manager delle aziende di famiglia (Capaldo Ottica e Luceta) e concentra la sua attività nell’associazionismo cattolico. La realtà più importante con cui è stato in contatto è probabilmente la Fondazione Sinderesi, creata dall’arcivescovo Samuele Sangalli. Tutto ok, ma ancora, “cosa c’entra con Pasolini?” Forse, più che con Pasolini, Passo Civico e De Napoli hanno contatti con il governo, come ampliamente testimoniato da un articolo di Fanpage.it che ripercorre la sua vicenda politica.
Infatti, Antonio De Napoli parte dall’associazionismo cattolico per finire in Fratelli d’Italia, farsi tanti selfie alla festa di Atreju e aiutare i candidati Flavio Cera e Chiara Iannarelli a diventare consiglieri regionali. Fratelli d’Italia sa essere riconoscente, così a ottobre De Napoli diventa presidente dell’Azienda pubblica di Servizi alla Persona (ASP) Istituti Santa Maria in Aquiro (ISMA) e gli viene innalzato lo stipendio.
Una Melonata?
Nel frattempo, la Casa Pasolini ha iniziato le iniziative culturali, invitando il cantautore Andrea del Monte che ha dialogato sul suo libro “Puzzle Pasolini”. Per la gestione del “gruppo di lettura”, l’associazione Passo Civico si è rivolta a Talento di Roma APS di Chiara Mazza. Quest’ultima associazione sembra decisamente più preparata ad affrontare un qualsiasi discorso culturale. Sembra quasi che, pur cercando in tutti i modi di banalizzare il pensiero dell’intellettuale, la sua complessità esce dalla porta per rientrare dalla finestra. Perché, per far vivere il nuovo museo, c’è bisogno di chi si occupa di cultura e non di garantirsi il proprio futuro politico.
Trovo quindi importantissimo parlare di un intellettuale poliedrico e mai banale come Pasolini. Ma si potrebbe fare senza appunto banalizzarlo. Mi auguro quindi che le iniziative seguano un profilo più alto di quanto messo in mostra durante l’inaugurazione. Ma, al momento, il museo è una “Melonata”. Neologismo che può indicare: la banalizzazione di tematiche complesse e articolate, in modo da buttare tutto in caciara e non toccare i temi reali, condito con un amore per le borgate romane (meglio se la Garbatella).
Foto di Hua WANG





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