Cinema
“Tutto il male del mondo”, a dieci anni dall’omicidio il film su Giulio Regeni nelle sale
Il 25 gennaio, il film, per la regia di Simone Manetti, sarà proiettato in anteprima a Fiumicello Villa Vicentina, in provincia di Udine, casa di Giulio. Il 2, 3 e 4 febbraio sarà invece nelle sale di tutta Italia
Giulio Regeni – Tutto il male del mondo è il primo documentario che ricostruisce la verità giudiziaria sul sequestro, le torture e l’omicidio del ricercatore italiano ritrovato ucciso nei pressi del Cairo il 3 febbraio del 2016. A raccontare la storia di Giulio, per la prima volta, sono i suoi genitori, Claudio Regeni e Paola Deffendi. Un padre e una madre che per arrivare alla verità hanno sfidato la dittatura militare di Abdel Fatah al-Sisi. Accanto a loro, la testimonianza esclusiva di Alessandra Ballerini, l’avvocato che li ha assistiti nella lunga battaglia legale che nel 2023, a distanza di otto anni dalla scomparsa di Giulio, ha portato al processo contro quattro agenti della National Security egiziana. Iniziato nella primavera del 2024, il processo andrà a sentenza entro la fine del 2026.
Il regista Simone Manetti dall’inizio del processo filma e segue le udienze con i genitori di Giulio, che, con il supporto del “popolo giallo” e della “scorta mediatica” stanno cercando di ottenere una verità processuale. La drammatica vicenda del giovane ricercatore italiano rapito, torturato e ucciso in Egitto ha fatto il giro del mondo e ha iniziato a trovare finalmente spazio anche nelle aule di tribunale. Due anni di depistaggi, colpi di scena e segreti, dall’inizio del 2024 vengono analizzati nel processo in Corte d’Assise che si sta svolgendo presso il Tribunale di Roma.
Simone Manetti (Livorno, 1978) è un regista e documentarista italiano. Ha esordito alla regia nel 2016 con Goodbye Darling, I’m Off to Fight, selezionato ai Nastri d’Argento. Nel corso degli anni ha firmato documentari e docuserie presentati in importanti festival e realizzati per broadcaster italiani e internazionali, tra cui Sky, ARTE e Netflix, affrontando temi di attualità, memoria e politica con un approccio che unisce indagine giornalistica e racconto narrativo. Tra i suoi lavori più recenti figurano Il Giovane Berlusconi e Achille Lauro – The Terror Cruise.
Il film Giulio Regeni – Tutto il male del mondo è prodotto da Agnese Ricchi, Mario Mazzarotto, Domenico Procacci e Laura Paolucci, con Fandango. Il 25 gennaio, il film sarà proiettato in anteprima a Fiumicello Villa Vicentina, in provincia di Udine, casa di Giulio. Il 2, 3 e 4 febbraio sarà nelle sale di tutta Italia.
“Il docufilm non è un film d’inchiesta né un racconto true crime, ma un viaggio che attraversa questa storia dal punto di vista più intimo e vicino possibile a Giulio Regeni. Le voci che compongono la narrazione sono esclusivamente quelle di chi, in forme diverse, ha vissuto questa vicenda direttamente sulla propria pelle. Una storia privata che si intreccia progressivamente con una dimensione pubblica e geopolitica, senza mai perdere il proprio centro umano”, spiega Manetti. “Il repertorio è utilizzato come una vera e propria macchina del tempo: non come commento o ricostruzione ex post, ma come esperienza del presente, capace di restituire gli eventi mentre accadono. Accanto al repertorio mediatico e giuridico, il film fa uso di un repertorio generico – o found footage – di luoghi, azioni e immagini quotidiane, che costruiscono un affresco visivo e sonoro per immersione, non per spiegazione. La narrazione non procede per rotture o accelerazioni. Non arrivano mai delle ondate. Il film avanza come una marea lenta e costante: ogni sequenza aggiunge un livello, costruisce tensione per accumulo e persistenza”.
Giulio Regeni, nato a Trieste il 15 gennaio 1988 e residente a Fiumicello Villa Vicentina, in provincia di Udine, cresce in una famiglia di “grandi viaggiatori”. Frequenta il Collegio del Mondo Unito negli Stati Uniti, dove ottiene il baccalaureato, poi laurea in Arabic e Politics a Leeds, Master in “Development studies” a Cambridge e dal 2014 dottorando a Cambridge. Nel 2015, all’età di 27 anni, si trasferisce al Cairo per il dottorato di ricerca sui sindacati egiziani, all’interno di uno studio storico economico più ampio. Quello che avrebbe dovuto essere un progetto di ricerca accademica si trasforma in una tragedia che rivela i meccanismi di controllo e repressione del regime egiziano. Il 25 gennaio 2016, Giulio sparisce. È proprio il giorno in cui si festeggia il quinto anniversario della Rivoluzione di Piazza Tahir che, sulla scia della cosiddetta “Primavera araba”, portò i cittadini egiziani a rovesciare il regime trentennale di Hosni Mubarak.
I genitori di Giulio vengono a sapere della sua scomparsa due giorni dopo e tre giorni dopo prendono il volo per il Cairo. La notizia invece viene data alla stampa addirittura dopo una settimana, si sostiene per motivi di “sicurezza e opportunità”. Il 3 febbraio Giulio Regeni viene ritrovato senza vita ai bordi di una strada statale, lontano dal centro della città. Il suo corpo porta i segni evidenti di orribili torture. L’autopsia parla di giorni e giorni di sevizie, di contusioni e abrasioni in tutto il corpo, lividi estesi compatibili con lesioni da calci, pugni e bastoni; più di due dozzine di fratture ossee, tra cui sette costole rotte, tutte le dita di mani e piedi, così come entrambe le gambe, le braccia e scapole, oltre a cinque denti rotti; bruciature e ferite da taglio su tutto il corpo. Quando la madre andrà a riconoscerlo dichiarerà: “ho visto sul suo volto tutto il male del mondo”.
Si scoprirà in seguito che Giulio era controllato da mesi dagli uomini della National Security, avevano perquisito il suo appartamento, lo avevano pedinato e fotografato, avevano costretto un sindacalista che collaborava al suo dottorato a registrarlo di nascosto durante alcune conversazioni.
La vicenda di Regeni ha assunto fin dall’inizio una forte rilevanza internazionale, legata anche al coinvolgimento diretto di più Paesi. L’Italia, stato di origine del ricercatore, l’Egitto, teatro del sequestro e dell’omicidio e attore centrale per gli equilibri del Mediterraneo, e il Regno Unito, dove Regeni stava svolgendo il dottorato di ricerca presso l’Università di Cambridge, che gli aveva affidato uno studio sui sindacati indipendenti al Cairo. Secondo quanto evidenziato anche dal Parlamento europeo, l’uccisione di Regeni non rappresenta un episodio isolato, ma si inserisce in un contesto più ampio di violazioni sistematiche dei diritti umani in Egitto, caratterizzato da torture, decessi in carcere e sparizioni forzate. Un fenomeno che, sempre secondo le istituzioni europee, avverrebbe con una frequenza stimata di circa tre vittime al giorno.
Nonostante questo quadro, le relazioni tra l’Egitto e le principali democrazie occidentali non hanno subito un’interruzione significativa. I rapporti commerciali con il Paese nordafricano continuano infatti a essere solidi e strategici. Emblematico, in questo senso, è il fatto che proprio nei giorni della scomparsa di Giulio Regeni una delegazione italiana guidata dal ministro dello Sviluppo economico fosse al Cairo per rafforzare la cooperazione economica bilaterale. Un ruolo centrale in queste relazioni è svolto da ENI, la multinazionale energetica italiana, storicamente presente in Egitto e per la quale il Paese rappresenta un nodo fondamentale degli approvvigionamenti. A partire dal 2023, il gruppo ha annunciato nuovi investimenti nel Paese per oltre 7 miliardi di euro, confermando il peso strategico dell’Egitto nelle politiche energetiche italiane e mediterranee.
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