Letteratura
Il re delle metafore
Non vedevo Giorgio da un bel po’. «Ma guarda chi si rivede!» gli dico avvicinandomi.
Dopo i convenevoli di rito — salute, figli e nipoti, ricordi vagamente imprecisi di tempi migliori — la conversazione scivola sulla politica.
Non vedevo Giorgio da un bel po’. Ci riconosciamo subito, nonostante qualche ruga in più e qualche capello in meno.
E’ fermo nella calle a due passi da casa mia con un grosso cane al guinzaglio.
«Ma guarda chi si rivede!» gli dico avvicinandomi.
Dopo i convenevoli di rito — salute, figli e nipoti, ricordi vagamente imprecisi di tempi migliori — la conversazione scivola sulla politica. In particolare sulle promesse e sui proclami fatti da chi ci governa e sui risultati che sono stati portati a casa in questi quattro anni.
«Quando sono stati fatti quei proclami e quelle promesse», dico, « non mi aspettavo granché, poi le cose sono andate persino peggio di come mi aspettassi».
Giorgio, che è sempre stato un moderato, ha reagito con una risata: “Beh, tu sei sempre stato di sinistra…“.
“Diciamo progressista“, replico, “ma tu, invece, sei contento di come si è mosso il governo in questi quattro anni?”
Giorgio scuote la testa, poi mi indica il suo cane
«Sai cosa mi ricorda tutto questo?» ha detto. «Una cosa che riguarda Ben.»
«Ben? Non dirmi che è il diminutivo di Benito…»
Giorgio ignora la provocazione alzando le spalle, poi mi dice «Vedi, Ben già di primo mattino, subito dopo aver mangiato, comincia a dare segni di nervosismo perché vuole uscire. Mugola, va avanti e indietro per l’appartamento, raspa sulla porta… un concerto.»
Ben, sentendosi citato, struscia il muso sui pantaloni del mio amico e ne ottiene una carezza.
«Per stare tranquillo», continua Giorgio, «ricorro ad un metodo molto semplice: gli metto il guinzaglio. Per lui equivale alla promessa di essere portato fuori. Siccome è l’azione che precede l’uscita, per lui equivale all’uscita. Pavlov, capisci?»
Ho annuito, divertito: «Ma questo cosa c’entra con chi ci governa? »
«Fammi finire: appena gli ho messo il guinzaglio, Ben si calma subito. Si mette a sonnecchiare da qualche parte, fiducios0. Niente più nervosismo. L’uscita, poi, puntualmente, si verifica. Ma quando fa comodo a me, non a lui: faccio colazione, mi lavo, mi vesto, poi lo porto fuori».
Giorgio fa una pausa, guardandomi con un mezzo sorriso, poi riprende il discorso: « Vedi, qualche volta mi sembra che anche con noi certi politici adottino un sistema analogo. Ci fanno promesse mirabolanti — come io metto il guinzaglio — e poi si fanno tranquillamente gli affari propri. E andrebbe anche bene, se poi, magari prendendosi tutto il tempo che gli serve, mantenessero anche le promesse. Come faccio io: una volta che ho messo il guinzaglio, cascasse il mondo, il cane, dopo che ho fatto le mie cose, lo porto fuori! Il dramma, con chi ci governa, è che quelli ci lasciano sempre dove siamo. E hai capito dove.»
Per un attimo rimaniamo in silenzio.
Poi gli dico: «Sei sempre stato il re delle metafore. Ma con questa hai dato il meglio! Andiamoci a prendere un caffè, offro io!».
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