Letteratura
“Il prezzo della libertà”: non solo Sibilla Barbieri nel libro di Valentina Petrini
Valentina Petrini parla dei nostri diritti, e racconta l’ingiustizia di una società che non ci consente di essere liberi di decidere come vivere e come morire. Per tutto questo c’è un prezzo: il prezzo della libertà.
L’11 febbraio, al Teatro Franco Parenti di Milano, Valentina Petrini ha presentato “Il prezzo della libertà“, il suo ultimo libro edito da Solferino.
Insieme a lei c’erano Vittorio Parpaglioni Barbieri, Giulia Innocenzi, Marco Cappato e Pablo Trincia.
La Sala blu del Teatro Parenti era pienissima e anche nel pubblico non mancavano le presenze simbolo di un impegno civile che contraddistingue il libro e l’autrice. Penso in particolare all’attivista italo-iraniana Pegah Moshir Pour e ai numerosi volontari dell’Associazione Luca Coscioni.
Qui e Qui alcuni estratti della serata.
Le protagoniste de “Il prezzo della libertà”
Le storie delle due protagoniste di questo libro sono vere, così come la ricostruzione del contesto sociale, economico, antropologico, sanitario in cui si sviluppano. Ma mentre una, Sibilla, ha potuto autodeterminarsi scegliendo le parole da affidarmi, l’altra, Anna, no. Leggendo, si capirà che intendo. Per il suo personaggio, dunque, mi sono liberamente ispirata anche alle tante Anna che ho incontrato nei due anni di lavoro preparatorio, nei corridoi di ospedali che ho bazzicato, nelle ASL, negli studi medici, nei quartieri popolari in cui mi sono felicemente persa.
Con queste parole Valentina Petrini introduce Sibilla e Anna, le due protagoniste del libro.
Sibilla è Sibilla Barbieri, e la sua storia è diventata pubblica proprio grazie al lavoro di Valentina Petrini che l’ha fatta conoscere con uno spettacolo teatrale e con un podcast di grande successo (Disobbedisco – Sibilla Barbieri, l’ultimo viaggio per la libertà).
Sibilla è una donna colta, una professionista che ha potuto beneficiare di un benessere economico familiare che le ha garantito la possibilità di trovare la sua strada.
Questa è la prima differenza tra le due protagoniste, la prima e la più importante.
Anna non fa parte della buona borghesia intellettuale, è figlia del dopoguerra, ha svolto lavori umili per tutta la vita, la possibilità di studiare le è stata negata e non ha risorse economiche, né la consapevolezza piena dei suoi diritti.
Un’altra differenza è l’età, Sibilla è nata nel 1963 mentre Anna nel 1945. Anche questo ha influito sulle loro differenze.

Il libro
Il libro, che esplora il tema dell’ultimo tempo di vita, dell’autodeterminazione nelle cure e delle disuguaglianze economiche legate al fine vita, racchiude e unisce due anime, quella del romanzo e quella del reportage.
Grazie allo stile dell’autrice il lettore rimane incollate alle pagine, ma i dati e le storie riportate sono lo specchio di un Paese che non da importanza a questioni fondamentali, e che di fatto crea cittadini di serie A e cittadini di serie B.
Il dolore e l’ingiustizia vissuta dalle protagoniste e dalle loro famiglie le rende simili, ma che reale uguaglianza può esserci se una ha la possibilità di scegliere e l’altra no? Che civiltà siamo se anche la dignità dell’ultimo passo è condizionata dai soldi?
Valentina Petrini parla di tutti noi, dei nostri cari, del nostro futuro, dei nostri diritti. Illumina l’ipocrisia e l’ingiustizia di una società che non ci consente di essere liberi di decidere se e come curarci, come vivere e come morire.
Per tutto questo esiste drammaticamente ancora un prezzo: il prezzo della libertà.
Il libro di Valentina Petrini non è solo un opera letteraria, ma una lotta civile portata avanti con umanità, delicatezza e determinazione.
L’impegno letterario va di pari passo all’impegno umano di una giornalista che racconta le ingiustizie e si impegna per eliminarle.
In chiusura, oltre a ringraziare sentitamente Valentina e a ricordare la lodevole attività dell’Associazione Luca Coscioni, cito Vittorio (figlio di Sibilla e ragazzo dolce e determinato), Marco Perduca (e nel libro scoprirete perché) e la fotografa Stefania Casellato, che riesce a cogliere l’anima delle persone e l’essenza dei luoghi.
Questa foto di Sibilla Barbieri è la sua.

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