Letteratura
La cosa giusta
Due amici si incontrano al caffè e commentano le dimissioni successive al referendum. “Qualcuno ha fatto la cosa giusta”, dice uno. “Sì, ma nel momento sbagliato”, risponde l’altro
«Hai visto?» dice Carlo, appoggiando la tazzina di caffè sul bancone del bar, «Alla fine Meloni li ha scaricati. Era ora. Ci vuole decisione, altroché.»
Giorgio solleva lo sguardo dal cellulare, dal quale sta leggendo un messaggio e, con un mezzo sorriso, risponde: «Decisione, dici? Io ci vedo più furbizia che altro.»
«Furbizia? Ma se finalmente fa pulizia!» ribatté Carlo. «Quando c’è un problema, si interviene. Punto.»
Giorgio scuote la testa: «Il punto è un altro. Fino a ieri, quando venivano fuori certe storie, il problema non erano i fatti, ma chi li raccontava. Si parlava di complotti, di “manine”, di giustizialismo… Improvvisamente, invece, diventano tutti paladini della disciplina e dell’onore.»
Carlo incrocia le braccia. «Meglio tardi che mai, no?»
«Certo» continua Giorgio, «ma è curioso come cambia la musica. Prima si difendeva tutto in nome del garantismo, anche l’indifendibile. Adesso, invece, si scopre che certe situazioni sono incompatibili con incarichi pubblici. E, guarda caso, quando conviene politicamente.»
Carlo sospira, prendendo un sorso d’acqua. «Ammettilo, a voi di sinistra non va mai bene niente! Per voi, quando si tiene certa gente, Meloni fa la cosa sbagliata per i motivi sbagliati. Quando li manda a casa, fa quella giusta, ma sempre per i motivi sbagliati.»
Giorgio annuisce lentamente, senza scomporsi.
Poi si accarezza la barba e dice:
«Sono d’accordo. Non è facile essere quelli che fanno sempre la cosa giusta per i motivi giusti, ma, se sei un presidente del Consiglio, un tentativo ogni tanto lo potresti fare…»
Per un attimo rimangono in silenzio.
Poi Carlo si rivolge al barista e, indicando l’amico dice. «Oggi paga lui, ha buoni motivi per festeggiare»
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