Letteratura

Revello (Mimesis edizioni): ecco perché non pubblicheremo il libro-scandalo sulla Shoa

In queste ultime ore si è posto all’attenzione della cronaca un “caso letterario” che ha toccato da vicino l’Università dell’Insubria e una delle più prestigiose case editrici milanesi, la Mimesis Edizioni.

29 Gennaio 2026

In queste ultime ore si è posto all’attenzione della cronaca un “caso letterario” che ha toccato da vicino l’Università dell’Insubria e una delle più prestigiose case editrici milanesi, la Mimesis Edizioni. La stampa nazionale ha dato spazio alla vicenda che proviamo a ricostruire confrontandoci con Roberto Revello, amministratore unico e direttore editoriale di Mimesis.

Tutto parte da un articolo di Dagospia pubblicato in data 23 gennaio che segnalava l’esistenza di un corposo volume (circa 1400 pagine) contenete tesi negazioniste riguardo la ricostruzione storica dell’Olocausto.

“Che thriller si è creato intorno al libro Un genocidio chiamato Olocausto”, di Antonino Salerno! La genesi del volume, che dà spazio a tesi critiche sull’Olocausto, sembra avvolta da una coltre di mistero. Ricapitoliamo per chi si fosse perso la prima puntata. Ieri Dagospia ha pubblicato una mail di un lettore che segnalava, con una certa indignazione, l’esistenza del libro edito dalla “Mimesis”, dandone per già avvenuta la pubblicazione e la relativa diffusione.

Contattata da Dagospia, la casa editrice Mimesis ha però precisato che “lagile pamphlet”, un mattone di oltre 1400 pagine, “non è stato pubblicato”: “Abbiamo bloccato la pubblicazione”. – Fonte Dagoreport – 

La notizia viene ripresa immediatamente dal collega Mario Baudino che sulle pagine de “La Stampa” in data 27 gennaio fornisce ai propri lettori un’approfondita ricostruzione dell’accaduto, mettendo bene in luce le presunte responsabilità dell’autore, dell’editore e dell’istituzione universitaria.

“E’ un caso davvero curioso: il 30 gennaio, a poca distanza dalla giornata della memoria ma ad essa esplicitamente collegata, era prevista presso l’Università dell’Insubria la presentazione di un tomo piuttosto consistente di un certo Andrea Salerno, dal titolo “Un genocidio chiamato Olocausto. Eresie ed eterodossie a confronto”, edito da Mimesis, serissima casa editrice, e con prefazione di Franco Cardini, serissimo storico, da cui però si evince che è un libro revisionista o addirittura negazionista sullo sterminio degli ebrei.

Il volume tuttavia non vedrà la luce, almeno per i tipi di Mimesis: dopo che il sito Dagospia ha sollevato il caso, l’editore ha infatti annunciato d’averlo cancellato dalla programmazione, comunque prevista per i prossimi mesi, perché il testo definitivo, ancora in revisione, era risultato diverso dal progetto presentato e approvato” – Fonte: La Stampa -.

Diverse testate giornalistiche locali della zona di Como e Varese riprendono queste tesi e l’increscioso caso sembrerebbe chiuso, sia pure con un’amarezza profonda che rimane alle parti chiamate in causa.

Ma a rinfocolare la polemica giunge oggi stesso un articolo pubblicato dalla “Prealpina” a firma della collega Adriana Morlacchi.

 

All’interno del pezzo il prof. Fabio Minazzi, filosofo e direttore del Centro “Carlo Cattaneo e Giulio Preti dell’Università dell’Insubria”, getta la croce sulle spalle della casa editrice milanese Mimesis. 

«Ho prontamente segnalato alla casa editrice che il volume di Salerno non andava inserito nella nostra collana» riferisce Minazzi, che una volta saputo della pubblicazione annullata ha fatto «l’unica cosa possibile», ovvero «annullare anche la presentazione del volume: non si può presentare un libro che non esiste».

Roberto Revello direttore editoriale e amministratore di Mimesis Edizioni

Abbiamo ritenuto opportuno e doveroso sentire direttamente la parte chiamata in causa, ovvero l’editore nella persona di Roberto Revello, direttore editoriale e amministratore di Mimesis Edizioni.

Dott. Revello sareste diventati di colpo vettori di controinformazione e avreste deliberatamente pubblicato un testo negazionista sull’Olocausto, andando in direzione contraria rispetto a tutta la vostra storia editoriale? Colpo di sole?

A seguito del giusto scalpore e delle preoccupazioni intorno a una possibile pubblicazione del libro di Antonino Salerno, “Un genoicidio chiamato olocausto. Eresie e ortodossia a confronto”, come direttore di Mimesis Edizioni, sento il dovere di dare i giusti chiarimenti, riferendo i termini della vicenda per quanto riguarda il coinvolgimento assai spiacevole della casa editrice.

Partirei dalle ultime parole rilasciate dal prof. Minazzi alla Prealpina, che ho letto in un articolo apparso nel giornale oggi. Il prof. Minazzi dice di averci suggerito il libro, ma che non lo voleva inserito nella collana universitaria dell’Insubria che dirige, pertanto sarebbe un nostro errore e una nostra ingenuità.

Parto da qui perché è proprio l’esatto contrario di quanto riferisce il prof. Minazzi ad aver causato questo enorme e dannoso incidente. Il prof. Minazzi infatti di sua iniziativa ha deciso di pubblicare questo volume all’interno di una collana finanziata dall’Università e da lui editorialmente diretta. 

Questo contrasta decisamente con quanto sostenuto dal prof. Minazzi. Immagino lei abbia dati certi per sostenere questa tesi.

Sono risalito infatti a una email in cui vedo che il prof. Minazzi manda direttamente questo volume a un redattore della nostra casa editrice, dando disposizione di inserirlo nella collana del “Centro Insubrico di Varese”, specificando anche il numero in cui sarebbe dovuto comparire. 

Questa sua diretta gestione operativa ha fatto sì che io e altri responsabili della casa editrice non venissimo a sapere per molto tempo neanche dell’esistenza di questo titolo, cosa di cui avrebbe dovuto parlarci vista la problematicità del tema, giusto per usare un eufemismo. 

Se ci avesse suggerito di pubblicare un libro che apre a tesi revisioniste sul genocidio ebraico, la prima cosa che avrei fatto, per dovere professionale e civile sarebbe stato quello di controllare tale testo, nel dettaglio. Dopo di che mai mi sarei sognato di pubblicare a nome dalla Mimesis Edizioni e di dare spazio a qualcosa di così odioso che minava la credibilità della casa editrice. 

Solo molto tempo dopo, sono venuto a sapere che si stava lavorando questo titolo, ma sapendo che veniva dal prof. Minazzi, che era per una collana finanziata dall’Università e che si prevedeva perfino di discutere per il Giorno della Memoria, mai mi sarei sognato di immaginare che si trattasse di un libro che metteva in discussione quanto sappiamo del genoicidio perpetuato dai nazisti sugli Ebrei.   

Una mancanza di comunicazione che ha generato amarezze e grandi imbarazzi.

Sono dunque profondamente addolorato perché siamo rimasti vittime della fiducia posta nei confronti di un direttore della nostra collana che non ha avuto nemmeno la sensibilità di porre alla nostra attenzione  una tale questione. 

Devo precisare comunque che il libro non è stato pubblicato, nemmeno stampato, ma era ancora in una fase di lavorazione che è stata subito bloccata appena ci sono arrivate le segnalazioni, per fortuna. 

Non poteva uscire di certo nel mese di gennaio (stiamo tra l’altro parlando di 1.400 pagine ancora in fase di bozze…), pertanto non è anche vero quanto dice il prof. Minazzi che il libro non è stato presentato al convegno dell’Università perché non pronto. Lui sapeva benissimo che ci sarebbe voluto molto tempo ancora e che non poteva uscire. Peraltro devo precisare che almeno nella fase del prestampa avrei avuto modo di leggere la copertina, la quarta e lì devo credere per un minimo di fiducia nei miei riguardi che sarebbe partita una analisi e avrei bloccato immediatamente il libro.

Mimesis è conosciuta per l’attenzione e la sensibilità che presta a determinati temi storici, questa eventuale uscita editoriale avrebbe comportato uno scivolone d’immagine devastante.

Negli oltre trent’anni della casa editrice abbiamo fatto un enorme lavoro in merito al tema della memoria del genoicidio, dei crimini nazisti, sulla lezione che dobbiamo acquisire e tramandare dalle tragedie del Novecento. Dovessi indicare tutte le pubblicazioni sulla Shoah sarebbe un elenco sterminato. Sulla scrivania in cui lavoro e nello scaffale di libri che ho davanti tengo quasi tutti i libri di Primo Levi che considero uno degli intellettuali e uomini più importanti del Novecento italiano e mondiale. Lavoriamo a Sesto San Giovanni, città che ha conosciuto in maniera devastante le deportazioni nazifasciste ed è medaglia d’oro per il suo impegno alla Resistenza. 

Sono profondamente addolorato per questo coinvolgimento non voluto e per lo scalpore che può avere causato con i tanti che hanno collaborato con noi proprio su questi temi. Ma proprio per questo sentivo l’esigenza di dire qualcosa, di vero.

State valutando l’ipotesi di chiedere l’ausilio della Magistratura per fissare in modo indelebile le vostre ragioni in questa amara vicenda?

Sicuramente stiamo valutando, non sono mai scelte gradite, ma dispiace che oltre a essere danneggiati si diventi anche oggetto di un imbarazzante scaricabarile. Ne vuole sentire un’altra?

Dica pure.

Ho sentito parlare di misteri, addirittura complotti… mi sono chiesto anche io come mai una bozza sia finita nelle mani del lettore misterioso che ha scritto a Dagospia (e che peraltro devo ringraziare). Ma il prof. Minazzi sa bene che è stato lui a passare la bozza a delle persone che erano state invitate al Convegno da lui organizzato, i quali ovviamente si sono allarmati. Non so chi sia il “lettore” ripeto, ma è facile ipotizzare possa essere stato qualcuno che a sua volta l’è venuto a sapere direttamente o indirettamente dal prof. Minazzi. E la costernazione aumenta.

Ovviamente le nostre pagine sono sempre aperte a eventuali rettifiche e precisazioni delle parti citate nel nostro articolo.

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