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Storia

CENTO ANNI DALLA NASCITA DEL PCI: UN’EREDITÀ PERDUTA

di Biagio Riccio
24 Gennaio 2021

Dopo cento anni dalla sua nascita si sente fortemente la perdita del Partito Comunista italiano.
L’attuale Partito democratico, guidato da Zingaretti, ne è un indegno erede.
Il Partito democratico con Renzi e dopo Renzi ha subito quella “mutazione genetica” che Berlinguer rimproverò a Bettino Craxi per il partito socialista.
Infatti il “Bullo di Rignano” lo ha portato a dimenticare- bisognava rottamare tutto: uomini, storia, idee,-l’essere di sinistra, lo stare vicino alle classi più deboli, bisognose della solidarietà sociale.
Il grave errore di Renzi è aver reso possibile il rafforzamento del Movimento Cinque Stelle, pletora di ignoranti e di incompetenti, con connotazioni demagogiche e populiste che non producono nulla e compiono solo disastri. La dimostrazione tangibile è la perdita verticale del loro consenso elettorale, oramai evanescente.
Infatti, abbandonare le tematiche della stabilità del lavoro, difendere le banche in luogo dei correntisti, favorire la legislazione per tutelare i creditori contro i debitori, ha reso possibile la scalata demagogica dei Cinque Stelle, della Lega di Salvini e la crescita esponenziale della destra di Giorgia Meloni.
Luciano Canfora, nel suo sintetico e splendido libro ”Metamorfosi”, rimpiange quell’organizzazione di partito, nel quale si rappresentava una cultura popolare.
Egli scrive: “sono subentrati degli agglomerati ondivaghi, che rifuggono spesso dal nome stesso di «partito» e preferiscono denominazioni fantasiose o puerili o metafisiche: «En Marche», «Forza Italia» con la variante dell’alleata-rivale «Fratelli d’Italia», «Alternative für Deutschland», «Lega Salvini», «Movimento 5 Stelle», «Verdi», «Italia Viva», «Azione» ecc. Essi vivono per lo più come alone intorno ad un leader, non hanno veri e propri programmi di un qualche respiro, per lo più fiutano l’aria, cioè le pulsioni dell’opinione pubblica. Opinione a sua volta conquistata totalmente da miti primordiali-consumistici. Hanno rinunciato a qualunque funzione educativa, vanno «al rimorchio»: perciò non di rado deperiscono con la rapidità del «fuoco di paglia», specie quando il leader si svuota”.
C’è la necessità di riorganizzare la sinistra in modo riformista, avendo come Stella polare la Carta Costituzionale ed in modo particolare l’attuazione dell’art.3, per perseguire un’eguaglianza sostanziale.
Non possono queste idee essere ad appannaggio degli incapaci dei 5 Stelle e neppure della Lega di Salvini, che sposa la reazione e segue solo la pulsione demagogica.
Si deve riscoprire il “genoma Gramsci” (si rileggano le Tesi del Congresso di Lione),quella sua idea di partito ove i giovani imparavano a studiare per debellare l’ignoranza, ove il principio di competenza era costitutivo e strutturale all’azione politica, come ha ricordato recentemente Luciana Castellina su “Il Manifesto”.
Il PCI con Berlinguer ebbe una svolta democratica, abbandonando le logiche dittatoriali dell’ Unione Sovietica che “aveva esaurito la sua spinta propulsiva”.
Questa eredità non può essere raccolta né dai beceri populisti dei Cinque Stelle, né dalla Lega di Salvini e dalle destra di Meloni.
Questa è la vera sfida della politica di domani.

 

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