Cosa sta succedendo a Facebook?

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18 Ottobre 2017

Ieri ho segnalato, con un articolo sugli Stati Generali, l’assurda censura in cui è incorso su Facebook lo scrittore Marco Rovelli, noto per il suo impegno per i diritti civili, il cui profilo è stato bloccato con l’accusa di aver scritto la parola “negro”. Qualche ora dopo il mio articolo, è capitato anche a me di subire la rimozione di un contenuto giudicato non rispettoso degli standard di comunità. Si trattava, in questo caso, di un vecchio post contenente l’affermazione “Antonio Vigilante è terronista”, un post autoironico (terronista da terrone: sono un pugliese che vive a Siena) assolutamente innocuo. Per aver linkato l’articolo in cui parlavo di questa censura, oggi sono stato bloccato per un giorno.

E’ una affermazione semplicemente falsa. Il mio post – e l’articolo cui rimandava – non attaccava nessuno un base alla razza, all’etnia, alla nazionalità, alla religione, all’orientamento sessuale, al genere o alla disabilità. Non meno di Rovelli, anche se temo con efficacia minore, mi occupo dei diritti civili, come è possibile constatare anche scorrendo gli articoli pubblicati su Gli Stati Generali. L’articolo è stato censurato (e io sono stato bloccato) per un’altra ragione: perché conteneva una critica a Facebook. 

In sostanza, Facebook (o qualcuno per conto di Facebook, ma non è dato sapere chi) censura in modo assolutamente arbitrario e privo di logica; se qualcuno protesta, passa al provvedimento successivo del blocco temporaneo; ed avvisa, intanto, che più blocchi ripetuti possono portare alla disattivazione permanente dell’account.

Abbiamo dato a Facebook un potere immenso. Gli abbiamo consegnato la nostra storia, la nostra identità, la narrazione di noi stessi, la nostra passione, le foto delle persone che amiamo e dei nostri momenti felici e gli sfoghi dei momenti tristi. Lo abbiamo fatto credendo che fosse uno strumento, un mezzo neutro per mettere in comunicazione le persone, esattamente come una piazza virtuale. Le cose evidentemente non stanno così. Facebook è un potere arbitrario, che procede con modalità apertamente kafkiane – si è bloccati senza sapere perché, senza sapere da chi, senza avere la possibilità di far valere le proprie ragioni – e che non ammette la libertà di critica. Per fortuna, è un potere al quale ci si può sottrarre con un clic. Lo farò dopo aver recuperato e messo al sicuro sul mio computer le foto del mio cane, morto qualche giorno fa, che ingenuamente ho pensato di salvare sul mio profilo; ammesso che, dopo questo articolo, Facebook mi dia il tempo di farlo.

Aggiornamento

Rientrato nel mio profilo dopo un giorno di blocco, trovo questo avviso:

Siamo alla follia. Semplicemente.

Aggiornamento 2

TAG: censura, Facebook
CAT: diritti umani

7 Commenti

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  1. dionysos41 3 anni fa

    A me è successo qualcosa di simile. Facebook è un ottimo strumento di collegamento tra persone, ma anche un controllore idiota del più bieco e banali politically correct, salvo a ospitare poi innominabili nefandezze, sulle quale non si accanisce nessuna censura.

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  2. evoque 3 anni fa

    Domanda, ma è poi così indispensabile stare su Facebook?

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  3. marco-baudino 3 anni fa

    Appunto, IO, signor Nessuno, NON ci sono, e mai ci sarò.
    Ho ceduto a WhatsApp, solo qualche mese fa, e me ne sto pentendo.
    Per quanto vi possa interessare il mio parere, prendetelo come un parere senza pretese. Ma quanto scrive Antonio e’ emblematico.

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  4. brunoge 3 anni fa

    Ma ve lo devo dire io che chi rileva infrazioni e un pc che esamina determinate parole e di conseguenza parte in automatico un stringa di risposta oppure ammonimento? vi state incazzando con un pc ! sveglia!

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  5. naciketas 3 anni fa

    Non è così. Un algoritmo può confondere “terrorista” con “terronista”, ma non rilevare che ho scritto un articolo di critica a Facebook e bloccarmi per questo.

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  6. cantelmo19 3 anni fa

    facebook è sempre stato uno schifo: parte dalla posizione pretestuale di metter in comunicazione le persone per poi spiarle ed utilizzarne i dati. Inoltre ha rimbecillito gli utenti con il trucco di renderli dipendenti e schiavi del social più comune e ha tirato fuori il peggio delle persone.

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  7. lynxkhan 3 anni fa

    Invece sì: gli algoritmi “leggono” le immagini, ossia se c’è del testo scritto sopra, analizzano anche questo. La censura non era dovuta alla critica su Facebook, bensì all’immagine che riportava delle parole che l’algoritmo aveva già censurato in precedenza.

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