«Lo Stato deve chiederci scusa. Deve chiedere scusa alla famiglia Cucchi»

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11 ottobre 2018

Il 22 ottobre del 2009 in un letto dell’ospedale Pertini di Roma moriva Stefano Cucchi, mentre si trovava in custodia cautelare. Il caso è purtroppo noto a tutti.

Su espressa richiesta dei familiari, nel settembre 2015 la Procura della Repubblica di Roma ha riaperto un fascicolo d’indagine su quanto accaduto a Stefano, affidandolo al sostituto procuratore Giovanni Musarò. Il 17 gennaio 2017 viene chiesto il rinvio a giudizio per omicidio preterintenzionale e abuso di autorità nei confronti dei militari dell’arma Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco, accusati di aver colpito Cucchi procurandogli lesioni divenute mortali per una successiva condotta omissiva da parte dei medici curanti, e per averlo comunque sottoposto a misure restrittive non consentite dalla legge.

Il 10 luglio 2017 sono stati rinviati a giudizio cinque carabinieri. Oltre ad Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco, accusati di omicidio preterintenzionale e abuso di autorità, il maresciallo Roberto Mandolini è stato accusato di calunnia e falso, e Vincenzo Nicolardi di calunnia.

Oggi, durante l’udienza, il carabiniere Francesco Tedesco ha ammesso il pestaggio e ha accusato i due colleghi Di Bernardo e D’Alessandro. Se Tedesco abbia partecipato o meno alle violenze ai danni di Cucchi non è ancora chiaro ma per la prima volta uno degli imputati conferma la versione della Procura e ammette che quel che ha dovuto subire Stefano è realmente accaduto.

«Fu un’azione combinata. – racconta il carabiniere -Cucchi prima iniziò a perdere l’equilibrio per il calcio di D’Alessandro poi ci fu la violenta spinta di Di Bernardo che gli fede perdere l’equilibrio provocandone una violenta caduta sul bacino. Anche la successiva botta alla testa fu violenta, ricordo di avere sentito il rumore». «Spinsi Di Bernardo – aggiunge Tedesco – ma D’Alessandro colpì con un calcio in faccia Cucchi mentre questi era sdraiato a terra».

Nel verbale di interrogatorio di Tedesco, risalente al 9 luglio 2018, si legge: «Gli dissi basta, che c…fate, non vi permettete» mentre uno «colpiva Cucchi con uno schiaffo violento in volto» e l’altro «gli dava un forte calcio con la punta del piede».

Il pm oggi, come scrive La Repubblica, ha reso noto che Tedesco il 20 giugno 2018  ha presentato una denuncia contro ignoti in cui dice che quando ha saputo della morte di Cucchi ha redatto una notazione di servizio, rendendo in questo ambito tre dichiarazioni. Musarò conferma che Tedesco ha ricostruito i fatti di quella notte e chiamato in causa gli altri imputati: Mandolini, da lui informato; D’Alessandro e Di Bernardo, quali autori del pestaggio; Nicolardi quando si è recato in Corte d’Assise, già sapeva tutto.

Le verifiche della Procura hanno attestato che è stata redatta una notazione di servizio poi sottratta e il comandante di stazione dell’epoca non ha saputo spiegarne la mancanza.

Francesco Tedesco, peraltro, con Vincenzo Nicolardi e il maresciallo Roberto Mandolini, deve rispondere anche dell’accusa di falso e calunnia, per l’omissione nel verbale d’arresto dei nomi di Di Bernardo e D’Alessandro, e per l’accusa di aver testimoniato il falso al processo di primo grado, avendo fatto dichiarazioni che portarono all’accusa di tre agenti della polizia penitenziaria per i reati di lesioni personali e abuso di autorità nei confronti di Cucchi, nella notte tra il 15 e il 16 ottobre 2009.

L’appuntato Riccardo Casamassima, oggi esprime soddisfazione per l'”ammissione” di Tedesco e perché i dubbi nei suoi di confronti sono stati così finalmente cancellati. L’uomo aveva raccontato quanto riferito da alcuni suoi colleghi a proposito delle botte subite da Cucchi, e per questo fece riaprire l’inchiesta sulla morte di Stefano, pagandone le conseguenze con minacce e un trasferimento immediato.

«Il muro è stato abbattuto», scrive Ilaria Cucchi su Facebook, che adesso, leggendo quanto avvenuto secondo le ultime ricostruzioni e ammissioni domanda le scuse a chi ha offeso la memoria del fratello, a chi ha affermato che Stefano era morto per una caduta. «Lo Stato deve chiederci scusa. Deve chiedere scusa alla famiglia Cucchi». A chi serve lo stesso Stato con dedizione. E a tutti noi. Perché quel che è successo a Stefano sarebbe potuto capitare a un nostro amico, fratello, figlio.

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TAG: stefano cucchi
CAT: diritti umani, discriminazioni

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