Le adozioni internazionali sono in diminuzione. Colpa dei costi troppo alti?

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24 Ottobre 2021

Con la chiusura delle frontiere le adozioni rischiano di diminuire sempre di più anche a causa delle spese insostenibili

 

Dal 1 gennaio 2021 a metà settembre, secondo i dati forniti dalla CAI (Commissione per le Adozioni Internazionali), le adozioni andate a buon fine sono solo 347, a fronte di circa 2.600 coppie che ancora sono nel limbo logorante dell’attesa. Gli effetti della Pandemia generati ovunque, viaggi all’estero in primis, hanno impedito ad alcune famiglie di poter fare rientro in Italia con i bambini presi in affido o in adozione, riducendo al minimo tutte le attività per la conclusione dell’iter legale da parte dei Tribunali dei Minori. Vi è stato, inoltre, un dimezzamento del numero complessivo di incarichi assegnati agli enti autorizzati, da parte dei nuclei familiari, giudicati idonei. Solo 394 in questo anno, contro i 594 del 2020. Un segnale inequivocabile di sconforto delle coppie intenzionate a compiere un gesto assai nobile ed altruista. L’allentamento delle misure restrittive, le graduali riaperture delle frontiere e le riprese dei vari sistemi economici, stanno consentendo una flebile, ma positiva, ripartenza del trend delle adozioni internazionali. Tutto questo grazie, soprattutto, all’eccellenza della Diplomazia italiana che con estrema competenza e oculatezza, ha intensificato le attività di collaborazione e ricerca con i Paesi maggiormente interessati  dal fenomeno degli abbandoni di minori, come la Russia e l’India, rispettando i protocolli sanitari che il periodo, ovviamente, impone. Altri Paesi come la Cina, invece, hanno sospeso tutte le adozioni a partire dal diffondersi del Covid. Con molti altri Stati, l’Italia è in continuo contatto, per perseguire gli obiettivi prefissati nel minor tempo possibile. Proprio il nostro Paese è al secondo posto al mondo, dopo gli Stati Uniti, per numero totale di adozioni.

Un dato rapportato alla popolazione. E, secondo quanto riferiscono fonti interne ai coordinamenti degli enti autorizzati, da inizio 2010 alla fine del 2020, anche negli Usa si è registrato un calo pari all’85% dei bambini adottati, seguito dal nostro 84%. La portata di un calo tanto drastico di adozioni è mondiale. Aree geografiche come il Sud-America, il Brasile in special modo, che da sempre ha rappresentato una terra piena di molti  bambini con storie tragiche, ha ridotto considerevolmente le segnalazioni utili, o per sporadici miglioramenti della qualità di vita, o semplicemente perché si sono imposte pervicaci politiche di matrice nazionalista. Per procedere ad una adozione internazionale, vige il principio di sussidiarietà, il quale viene richiamato qualora nella terra natale, non vengano assicurate al bambino condizioni esistenziali accettabili, a maggior ragione, quando i minori in questione siano affetti da particolari patologie o necessitino di specifica assistenza. In ossequio ai valori cardine su cui si fonda la cooperazione internazionale e il rispetto dei diritti umani.

 

Il costo delle adozioni : dai 20 ai 30 mila euro, leggermente alleviato solo dai rimborsi

 

Le difficoltà nel circuito delle adozioni internazionali sono acuite anche dai costi divenuti, oramai, sempre più insostenibili e che oscillano tra i 20 ed i 30 mila euro, variabili di Paese in Paese. Quello che riesce ad alleviare, in parte, il sacrificio sostenuto dalle famiglie che intendono compiere una scelta del cuore, oltre alla possibilità di una deduzione fiscale pari al 50% dell’ammontare delle spese, è anche un incentivo commisurabile  al parametro della dichiarazione ISEE. A tal proposito, la Ministra per le Pari Opportunità, Elena Bonetti, alla guida della CAI, ha fortemente voluto un aumento del contributo, per tutte le adozioni andate in porto. I rimborsi si aggirano intorno ai 9 mila euro per le fasce reddituali più basse e ai 5 mila 500 euro, per i redditi più alti. Per inoltrare le richieste riferibili agli anni precedenti, il termine ultimo è quello del 21 novembre 2021. Il dato illustrato dalla CAI, certifica che su un totale di  479 istanze presentate nel 2019, ne siano state evase 470.

 

L’insidia delle possibili restituzioni dei minori

 

Ciò che potrebbe notevolmente scoraggiare i potenziali genitori, che nutrono un forte desiderio di adottare un bambino in difficoltà, è rappresentato dall’insidia di dover restituire, presto o tardi, il minore. Con l’aumento dell’ età media a 6 anni e mezzo, sovente, i bimbi vengono dati in affido o adozione, insieme ai fratelli, stando a quanto riportato dall’ Anfaa (Associazione Nazionale Famiglie Adottive e Affidatarie). E questo implica un impegno aggiuntivo, con l’obbligo di confrontarsi, il più delle volte, con una infanzia e adolescenza pesantemente segnate da eventi traumatici indicibili, con l’incognita di una doverosa, quanto salvifica ma complicata, integrazione scolastica. Ai papabili genitori viene richiesta una capillare capacità di comprensione e gestione dei conflitti emotivi, che rischiano di tradursi in vere e proprie zavorre esistenziali, che il minore si trascina dalla nascita. Frequentemente, queste coppie sono al debutto come genitori, o in età avanzata, e non dispongono delle energie necessarie per seguire l’altalena dei tornado psicologici che agitano le anime degli stessi bambini. Così, una volta fatto rientro in Italia, prevale spesso e volentieri lo scoramento che il senso di inadeguatezza di non riuscire a far fronte ad una simile esperienza totalizzante, genera. E la soluzione, doppiamente drammatica, per la profonda delusione e il nuovo abbandono che si abbatte sul bambino, è la restituzione del minore. Vi è una urgenza improcrastinabile di ammodernamento della legislazione italiana ad hoc, riformando la legge sulle adozioni, ormai estremamente datata (40 anni) e potenziando quella che rappresenta un’ancora di salvezza per una maggiore consapevolezza ed un domani migliore: la scuola. Attraverso interventi avveduti per una integrazione piena e senza barriere, ma anche,  promuovendo nuovi strumenti economici a sostegno delle coppie che decidono di mettersi in gioco, affinando i canali diplomatici con i Paesi esteri, i quali, dal canto loro, dovrebbero stabilire accordi trasparenti ed immodificabili sull’adottabilità di questi bambini, proteggendoli da ogni eventuale ed omicida speculazione. Ricordando l’inestimabile valore umano che passa tra le mani, quando un bambino attraversa la vita insieme a noi.

 

 

TAG: #adozioninternazionali, #dirittiumani, #giustiziasociale, #legislazione, #società, Famiglia, infanzia
CAT: diritti umani, Famiglia

Un commento

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  1. travis-bickle 1 mese fa

    Grazie Chiara, bell’articolo.
    Solo alcuni commenti sparsi. Innanzitutto, non è vero che l’adozione è “un gesto assai nobile ed altruista”. E’ in primis un gesto egoista, fatto da coppie che non possono o non vogliono generare ma che si sentono pronte a dare (e si spera ricevere) tanto amore. Senza questa premessa, l’adozione è già fallita in partenza. Tra tutte le persone che come me hanno adottato, mi viene in mente forse una sola coppia che potrebbe avere avuto l’altruismo come motivazione principale, e non ne sono comunque sicuro. Poi è chiaro, bisogna essere molto motivati, e coppie che arrivano all’adozione solo dopo ripetuti fallimenti della FIVET e magari in età avanzata, rischiano di finire in quello che ti definisci “restituzione del minore”, o fallimento adottivo. Che è devastante per il bambino.
    Sui costi hai ragione, volevo solo aggiungere che esistono prestiti a tasso agevolatissimo presso alcune banche, proprio ai fini adottivi, a cui anche noi abbiamo fatto ricorso, pur essendo, diciamo, moderatamente benestanti. E questa è una barriera altissima per le coppie, chi anche con la maggiore motivazione del mondo si ritrova con la prospettiva di affrontare spese enormi, spesso desiste, perchè non in grado di sostenerle. Tra le modifiche alla legge sarebbe da includere, come già accade in altri Paesi, la gratuità delle spese, che dovrebbero essere sostenute dallo Stato senza dover aspettare rimborsi e detrazioni.
    Un altro ostacolo che ho visto, dall’interno, è che molte coppie preferiscono un bambino europeo, per non gestire poi anche il pesante cdarico dovuto alla scarsa properzione all’integrazione propria del nostro Paese. E Russia, Ucraina e Paesi dell’Est hanno drammaticamente limitato le pratiche, un po’ per l’aumento delle adozioni interne, un po’ per decisioni politiche. Ad esempio, ultimamente, a quanto vedo, i bambini adottati in Russia hanno tutti importanti problemi di salute, in primis la sindrome fetoalcolica, che li rendono indesiderabili per i loro connazionali e disponibili per le coppie italiane, che però devono essere disposte a farsi carico di un problema ulteriore da gestire.
    Fuori dall’Europa, come dici, l’età media cresce, e ho visto più di una coppia sui 45 anni o più richiedere un neonato e rifiutare proposte di bambini di 6-7 anni che sarebbero più adatti a loro, se non vogliono diventare genitori-nonni. Mio figlio è arrivato in Italia a 6 anni e ne sono stracontento. Purtroppo, come dici, la scuola spesso non è preparata, mancano le conoscenze per l’approccio al minore adottato che è molto diverso da quello per gli altri bambini. E ne ho avuto esperienza diretta, con una maestra piena di sè e criptorazzista che ha rischiato di buttare al vento tutto quello che abbiamo fatto per far acquisire un minimo di autostima a nostro figlio…
    Comunque grazia ancora per l’articolo, è sempre bene parlare di questo argomento spesso trascurato.

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