Il giudice depenalizza il ‘vaffa’ al sindaco omofobo

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2 Dicembre 2014

Rispondere con un ‘vaffa’ al sindaco omofobo non è diffamazione.  Sono un pubblico ministero e un giudice  di Torino a consacrare la piena legittimazione dell’epiteto espresso da un giovane omosessuale che si era sentito offeso dalle dichiarazioni rese in un vecchio filmato da quello che sarebbe poi diventato il sindaco di Sulmona, Fabio Federico, centrodestra. 

“Se per normale intende un come lui allora viva l’anormalità. Che c… c’entrano gli ormoni, c…, l’Italia è ferma all’800. Comunque caro Federico, vai affan…. (per esteso nel testo, ndr) tu e tutti quelli ignoranti e idioti come te”, scriveva Enzo C. a corredo del video “Federico e i gay”.

Ragiona il pm di Torino Chiara Maina: “Deve ritenersi che non si ravvisano  gli estremi oggettivi e soggettivi della diffamazione, tenuto conto dell’intrinseco contenuto del video (…) a commento del quale l’odierno indagato avrebbe inserito una frase asseritamente diffamatoria (…). Orbene, la frase incriminata, certamente forte nei toni utilizzati, va comunque contestualizzata nel contenuto instrinseco al video, sicuramente poco rispettoso nei confronti degli omosessuali , definiti, tra l’altro, come “persone con problemi. Tanto premesso – prosegue –  il comportamento dell’indagato, persona omossesuale e, dunque, ritenutasi offesa dal contenuto del video, appare una reazione alla provocazione intrinsecamente contenuta nel video rispetto alla condizione di omosessualità e, pertanto, configurante, quantomeno nei termini putativi, l’esimente di cui di cui all’art 599 c.p. della cosiddetta provocazione”.

Enzo C. avrebbe agito “in uno stato d’ira determinato dall’altrui provocazione”.
Il pm chiede l’archiviazione, il gip la dispone con un provvedimento di quattro righe scarse: “La richiesta del pm appare condivisibile”.
Questo è l’ultimo capitolo di una vicenda giudiziaria ‘sparsa’ in tutta Italia. Furono in molti a indignarsi per le parole di Federico.  E altri  giudici hanno stabilito con le rispettive sentenze che è stato lecito usare espressioni come “Testa di c.”. “Sembra uno che va a trans“. “Ignorante” e “Idiota” riferendosi all’ex primo cittadino.

In caso di provocazione omofoba tale da farvi arrabbiare, è tutto lecito. Bisogna “contestualizzare”.

 

TAG: diffamazione, omofobia
CAT: discriminazioni

Un commento

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  1. Andrea Gilardoni 6 anni fa

    Intervento molto interessante. Quindi queste sentenze introducono il principio della contestualizzazione, sulla base del quale dirimere la questione se un insulto sia tale o meno (e sia quindi un atto performativo, non libertà di opinione). L’offesa agli omosessuali è del resto il primo atto di questa duplice violazione del Galateo della discussione. Uno scontro che esce dai binari.

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