Rigenerare fa rima con creare

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18 luglio 2019

Rigenerare comunità locali per farle più coese e vive a partire da quartieri, paesi, cittadine, periferie e centri mettendo insieme pezzi di attività, persone e gruppi che se la sentono di collaborare per migliorare le condizioni di vita e riqualificare i luoghi nei quali si abita, lavora, studia e passa il tempo libero. Un insieme di piccole imprese di comunità che tanti cittadini e organizzazioni stanno gestendo “dal basso” con alterne fortune in diverse parti del Paese.
Alcuni parlano della costruzione di “distretti di economia civile”, altri del più ampio concetto di “rivitalizzazione urbana” o di “cambiamento dal basso”.
Definizioni piuttosto ampie ed ambigue che vanno sotto l’altrettanto onnicomprensiva vulgata dell’innovazione sociale spesso usata per descrive esperienze ricche di contenuto e in progress quanto tentativi di maquillage privi di sostanza.
L’impegno che occorre è quello su relazioni che si mettono in moto tra persone, gruppi e istituzioni per reggere nel tempo trasformando le novità in qualcosa che venga, sperimentandolo, “messo a sistema”.
Persone, gruppi e istituzioni che trovino nel loro agire insieme, nella cooperazione e nel conflitto perché “non è tutto rose e fiori”, una capacità corale di migliorare, passo dopo passo, le cose.
Proverò qui ad elencarne 10 ingredienti di questi processi e dinamiche sociali:
1) abituarsi a guardare la realtà da diverse prospettive. Quello che Brunori Sas canta con “Secondo me, secondo me. Io vedo il mondo solo secondo me. Secondo me, secondo me e scrivo al mondo solo secondo me. Chissà com’è invece il mondo visto da te”;
2) apprezzare le idee che non confermano i nostri pregiudizi, quelle che ci spiazzano, il pensiero divergente e laterale. I cambi di ritmo ed il genio che, per fare un esempio metaforico, nella musica contemporanea ci ha regalato Frank Zappa;
3) concedersi il gusto di una certa dose di ricerca aperta, quella che il filosofo Ugo Morelli definisce esercizio di “vagabondaggio pilotato”;
4) lavorare dentro ed intorno a luoghi che facciano mix tra persone (giovani, anziani, italiani, stranieri, stranieri delle diverse comunità, ricchi, poveri, agiati e disagiati…), funzioni (cultura, ristorazione, formazione, sostenibilità ambientale, intervento sociale…), gruppi (formali ed informali, profit e no profit) e che siano inclusivi mescolando bisogni e risorse di ogni tipo;
5) lanciarsi in nuovi progetti e sfide, essendo capaci di “insistere per non desistere” con la tenuta del maratoneta anche quando immediatamente non c’è disponibilità a “fare sponda” da altre parti;
6) essere portatori di due movimenti nell’interazione sociale; “portare dentro” (all’interno dei luoghi mix di riferimento) e “portare fuori” (all’esterno di questi ambiti della rigenerazione riempiendo di relazioni e bellezza luoghi circostanti come cortili, ballatoi, bocciofile, oratori, biblioteche, scuole, giardini, piazze, strade, marciapiedi…);
7) trovare, gestendo questi hub comunitari e progetti, un equilibrio costante, “un centro di gravità permanente” (F. Battiato) che dia concretezza ad un disegno sociale avanzato e aperto insieme alla capacità di renderlo ben amministrato, economicamente sano e duraturo;
8) impegnarsi a lavorare sui “legami deboli” per addensare e abilitare in maniera generativa (“da cosa nasce cosa”) capacità di aiutarsi, collaborare, inventarsi soluzioni e creare, a geometrie variabili, occasioni di prossimità positive tra i cittadini pensati come vicini-attivi;
9) creare connessioni, allargare il campo trasformando le “isole felici” di questi fermenti in arcipelaghi di possibilità.
10) impegnarsi in un’opera paziente di accompagnamento (facilitando, coordinando, supportando, allestendo…) delle persone e dei gruppi nei percorsi innovativi che si intraprendono.
Dieci ingredienti che potrebbero valere per agire intorno a contenuti di stringente necessità su tre diversi versanti; sostegno sociale, transizione ecologica e cultura diffusa.
Ingredienti buoni per ridare forma a nuove modalità più inclusive e comunitarie di sostegno sociale promuovendo davvero sussidiarietà a fronte del progressivo invecchiamento della popolazione e delle disuguaglianze che colpiscono anche minori e famiglie.
La transizione ecologica per città sostenibili si potrebbe sviluppare anche dal basso promuovendo opportunità locali di sviluppo di economia circolare.
In questa direzione va anche l’idea di diffondere cultura perché c’è ancora “gente per cui le arti stan nei musei” (P. Conte).

A illustrazione l’opera di Pablo Compagnucci realizzata a Milano alla Scuola Bacone nel progetto Comelokapi. Un’immagine che racconta le sfide positive che ci attendono e i necessari ingredienti che occorrono per fare bene.

TAG: community hub, community organizing, comunità, condivisione, creatività, cultura dal basso, Economia circolare, innovazione sociale, rigenerazione urbana, Sussidiarietà, sviluppo sostenibile
CAT: economia civile

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