Energia
Il modello Easy-Scarsèla : l’obiettivo NON è vendere energia
Alcuni fornitori di energia e gas adottano un business-model divergente : fanno margine con una quota fissa di vendita elevatissima, gestendo un “tasso di abbandono” molto alto e finanziando il ricambio del portfolio clienti con gli ampi margini di commercializzazione.
Questo è lo schema attuativo realizzato dal Gruppo industriale oggetto dell’osservazione.
1) Aprire una società di retail con iscrizione a EVE ed EVG : costo 100.000 €
2) Definire CTE (condizioni tecniche ed economiche ): il nome dell’offerta è CANONE-ZERO oppure ZERO-SPREAD. Le condizioni effettive prevedono una costo al cliente di 80 €/mese che si possono distribuire su voci diverse come “oneri amministrativi” . Il prezzo per consumo fa riferimento agli indici all’ingrosso ma in fatturazione si sommano voci diverse , “sbilanciamento” , “capacity”, “dispacciamento” che evocano elementi di costo del mercato regolato ma cui sono applicati importi discrezionali.
3) La partnership con un call-center è fondamentale: a loro spetta il massivo lavoro, ma ben retribuito, di portare il cliente alla firma, con ogni mezzo. Il modello gestionale di caporalato e l’opacità della fase precontrattuale al telefono garantiscono i risultati. Al potenziale cliente si evidenzia il nome dell’offerta CANONE_ZERO ed anche la lettera di benvenuto riporta a caratteri cubitale questo inganno. Le vittime di questa campagna sono indifferenziate ma sono maggiormente colpite le persone con limitate competenze digitali, limiti nell’uso della lingua italiana, disagio economico che accompagna limitata istruzione.
4) I contratti vengono registrati: si possono ottenere tra 3.000 e 6.000 contratti al mese, secondo quanto documentato dall’azienda e riportato nei provvedimenti di AGCM.
5) L’utente presto o tardi realizza che l’offerta è fuori mercato ma i tempi di reazione dell’utente e del sistema giocano a favore del fornitore. Mediamente sono necessari 3 o 4 mesi a mettere in attivazione un nuovo contratto (switch) : comprendere, chiedere chiarimenti, selezionare un nuovo fornitore, attendere i tempi tecnici.
6) La fidelizzazione del cliente NON è un target. Il churn rate (tasso di abbandono) elevato è parte del modello, perché la quota di commercializzazione del cliente paga il costo del ricambio del portfolio clienti. Tuttavia vengono messe in atto tecniche intimidatorie per frenare la fuga dei clienti: si inviano diffide e lettere di messa in mora per ritardi di un solo giorno sui pagamenti e si lascia intendere che per causa della morosità non è possibile recedere dal contratto. La lettera per morosità è un’ulteriore opportunità di margine: benchè le Condizioni Generali di Somministrazione non riferiscano nulla al riguardo, il fornitore applica un addebito addizionale per preavviso e sollecito di 30 + 5 euro.
7) In un mese quindi vengono sottoscritti in media 4.000 nuovi contratti che generano fatture sullo stesso utente per 3 mesi (mediamente) e quindi un margine a regime del ciclo “produttivo” pari a 80 x 3 x 4.000 = 960.000 €/mese per la sola quota fissa di commercializzazione. Non esiste una vera base clienti ma un portfolio in rotazione di 12.000 utenze.
8) In un anno il margine che deriva dalla sola quota fissa di commercializzazione è 11.520.000 € a cui si sommano i margini secondari sul consumo.
9) Con 7 dipendenti e 12.000 utenze in rotazione si realizza il margine operativo pari a quello di un impresa che vende seriamente energia e che conta:
- 64 dipendenti,
- 190 milioni di fatturato
- 100.000 utenti fidelizzati .
10) Con gli ampi ricavi di breve termine, l’imprenditore finanzia e lancia aziende consorelle che nell’apparenza hanno un comportamento più etico. L’imprenditore è consapevole della non sostenibilità nel tempo di questo modello.
Questo articolo non è uno stimolo a intraprendere questo percorso, è una denuncia di una modalità non etica di fare commercio, condotta con violazioni certe del codice di consumo e del codice di condotta (ARERA), violazione del codice civile (vizio del consenso – dolo determinante, art. 1439 c.c.) e possibili rilevanze penali.
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